“Io non sono mai stato Prince”, dice Prince, confermando che se qualcuno ha mai sofferto di “Quadrophenia”, per dirla con gli Who, questo è il signor Nelson, che potrebbe risolvere una volta per tutte la questione della propria identità artistica firmandosi col proprio vero nome invece che inventarsi simboli e pseudonimi.
In attesa che ciò accada, ecco la sua spiegazione: “Prince era una ditta posseduta da qualcun altro in cui io ho lavorato e sono stato programmato e sfruttato da una multinazionale che voleva essere certa che i miei dischi fossero in ogni negozio e in ogni radio che possedeva. Ho un rapporto molto conflittuale e imbarazzante con l’era di Prince. E non posseggo le mie canzoni”.
Comunque il genietto di Minneapolis canta vittoria per la svolta autarchica di “Crystal Ball”, il cofanetto venduto inizialmente solo su internet e poi da tre catene di negozi americane accordatesi direttamente con l’autore: “Ne abbiamo vendute 250.000 copie. Era esattamente quanto contavamo di vendere. E indovinate a chi va la fetta più grossa...”
In attesa che ciò accada, ecco la sua spiegazione: “Prince era una ditta posseduta da qualcun altro in cui io ho lavorato e sono stato programmato e sfruttato da una multinazionale che voleva essere certa che i miei dischi fossero in ogni negozio e in ogni radio che possedeva. Ho un rapporto molto conflittuale e imbarazzante con l’era di Prince. E non posseggo le mie canzoni”.
Comunque il genietto di Minneapolis canta vittoria per la svolta autarchica di “Crystal Ball”, il cofanetto venduto inizialmente solo su internet e poi da tre catene di negozi americane accordatesi direttamente con l’autore: “Ne abbiamo vendute 250.000 copie. Era esattamente quanto contavamo di vendere. E indovinate a chi va la fetta più grossa...”
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