Non voglio che Clara, 'Dei cani': 'Un nuovo approccio per un album più live'

Non voglio che Clara, 'Dei cani': 'Un nuovo approccio per un album più live'

A distanza di quattro anni dalla pubblicazione del loro ultimo album eponimo, i Non voglio che Clara ritornano sulla scena dopo anni di concerti in giro l'Italia dando alle stampe il loro nuovo album dal titolo "Dei cani": "Da quando il nuovo disco è stato concluso a quando è uscito", spiega a Rockol la mente della band, Fabio de Min, "avevo la paura che qualcuno si fosse dimenticato di noi. Mi sono chiesto a chi sarebbe potuto interessare un nostro album, visto che ci si rivolge a un pubblico molto  giovane. In realtà sto vedendo che questo interesse nei nostro confronti c'è, sto lavorando molto a livello promozionale e la paura è stata un po' superata. Dopo il  secondo disco abbiamo suonato parecchio", ha aggiunto il cantante, "Abbiamo pubblicato un sette pollici che è servito a fare live acustici che ci ha dato un imput per riuscire a trovare una proposta live diversa dal solito, e questa cosa è durata un po' del previsto. Non abbiamo avuto molto riscontro dal punto di vista mediatico 
perché il progetto è stato promosso poco, ma ci ha dato la possibilità di suonare in formazione ridotta, è stata una sorta di sperimentazione personale, per migliorare dal puto di vista strumentale e così ci siamo trovati a nudo, in due sul palco. Il tutto è durato un anno circa, ed è servito anche a costruire il disco nuovo partendo dall'idea di lavorare meno in studio e più sui pezzi, creandone alcuni che con un approccio molto live. Intanto io ho lavorato con i Valentina Dorme per il loro ultimo 
disco e ho prodotto l'album dei Public che uscirà tra un paio di settimane".
Fabio De Min, colonna portare dei Non voglio che Clara, è anche l'autore principale di tutti i testi: "L'autore dei brani sono io, anche se a seconda dei dischi c'è stato un  approccio diverso. Nel disco nuovo ogni brano aveva una propria direzione, un suono di massima, e abbiamo cercato di suonare le nuove canzoni in studio al meglio 
che potevamo. In questo c'è stato anche un maggiore apporto delle persone che ci hanno lavorato. Il tempo di lavorazione è stato abbastanza veloce, ci sono brani più  datati, ci siamo trovati con un numero copioso di canzoni sul quale lavorare, una trentina di pezzi dai quali pescare. Un paio sono nate appena dopo il secondo disco, come 'Gli anni dell'università' e 'Gli amore di gioventù', e le suonavamo già nei tour precedenti, mentre 'Il tuo carattere il mio'  sarebbe dovuta entrare in 'Non voglio che Clara', invece l'avevamo tagliata e l'abbiamo messa in questo".
I Non voglio che Clara vengono da sempre definiti come una band raffinata, con melodie e atmosfere d'altri tempi, con riferimenti alla canzone d'autore italiana degli  anni Sessanta, Settanta: "Ho sempre ascoltato musica diversa da quella cantautorale italiana. Ai cantautori mi sono avvicinato molto tardi ma non nego certo che ce ne sono alcuni come Sergio Endrigo e Luigi Tenco che mi piacciono molto, diciamo che sono andato un po' a ricercarmeli percapire cosa ci fosse dentro la loro musica. I nostri ascolti, e soprattutto i miei, sono più che altro orientati dalla musica americana e inglese".
De Min conclude poi con un'osservazione sulla discografica e la musica in generale: "Vedo che sul panorama musicale attuale si stanno affacciando realtà molto interessanti, penso a Dente, a Le luci della centrale elettrica. Personalmente seguo molto gli Zen Circus e mi sono piaciuti i due album de Il Teatro degli Orrori. Penso che un problema ancora fondamentale siano i dischi, i costi, sia di produzione sia di vendita, e la loro distribuzione. Ci si lamenta spesso che gli album costano molto, ma in realtà quarant'anni fa costavano molto di più e credo che scendere sotto una certa soglia tolga anche qualità al lavoro in sé. La questione distribuzione nei negozi andrebbe un po' rivista: su Internet c'è una reperibilità maggiore e a costi più convenienti. Fare un disco costa tanto uguale, non è che abbassando il prezzo di un album si possa anche abbassare il costo della sua produzione".

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