Credits: Marta Coratella / Concessione in uso a Rockol
Su "La Stampa", Marinella Venegoni intervista Antonello Venditti, che il 1 aprile apre un tour nei teatri italiani, partendo dal Colosseo di Torino. Il cantautore sarà accompagnato dai «teatranti estremi Kitond, gli stessi che erano con me a Sanremo. L’allegoria è la stessa, ma a Sanremo non ha capito nessuno». Venditti spiega: «Dopo la bomba della comunicazione, non è successo più niente. (...) Sanremo fa fermare il mercato, prima e dopo; è una sbornia di musica e un blob, una bomba che implode. Io lo farei come Umbria Jazz, portando poche cose scelte a priori. Magari è stata un’occasione non colta da me e da altri superospiti, però tutti abbiamo tentato di far 15 minuti particolari, ebbene, dovrebbero per tutti essere così, e poi il senso vero sarebbe soprattutto nel dar voce ai giovani». L’intervistatrice gli chiede se non si è sentito un po’ fuori tono, dopo la scelta dell’impegno fatta da Jovanotti. «Ognuno ha un suo ruolo. Con Jubilee 2000 faccio come con Amnesty, io faccio manovalanza. Jubilee 2000 è più importante quando non si canta: nasce dove è fallito il Live Aid, i cui miliardi raccolti rappresentavano il deficit di un solo giorno».
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