Il 25 febbraio arriva nei negozi “Stato di necessità”, il nuovo album di Carmen Consoli: ecco come lo presenta

Il 25 febbraio arriva nei negozi “Stato di necessità”, il nuovo album di Carmen Consoli: ecco come lo presenta
Carmen Consoli incontra la stampa a pochi giorni dall’uscita del suo nuovo album, “Stato di necessità”, in tutti i negozi dal prossimo 25 febbraio, e in prossimità del cinquantesimo Festival di Sanremo, che la vedrà gareggiare tra i ‘big’ con il brano “In bianco e nero”. Stivali ricamati con tacco a spillo color rosa shocking, pantaloni bianchi, maglia a maniche lunghe bianca con una farfalla ricamata in rosso e sotto una camicia vermiglia di raso, capelli corti e spruzzati di striature rossicce: il nuovo look è questo, ma Carmen è sempre lei, confusa e felice come sempre quando deve parlare del suo nuovo album e di un periodo relativamente breve trascorso dalla pubblicazione del precedente:
«E’ passato un anno, ma mi sembra che ne siano passati 10. Dopo la conclusione del tour di “Mediamente isterica”, con più di 80 concerti alle spalle, è arrivato il crollo: ho avuto un momento di vuoto, di ‘nulla’, in cui mi trascinavo senza molta voglia di fare niente, spossata anche se molto soddisfatta di quanto appena vissuto. Finché, una mattina, mi sono svegliata “con i piedi dritti”: era tornata l’irruenza, la voglia di fare, di suonare, di vivere. Ho preso un aereo e sono venuta a Milano, alla mia casa discografica, e ho incontrato le persone con cui lavoro: “scusate”, gli ho detto, “ma io voglio tornare a Sanremo quest’anno”. Momento di panico: “Ma come”, mi hanno detto, “hai già le canzoni?”. “No”, ho risposto, “ne ho pronta una, ma ce la farò a preparare un album in tempo. Era luglio del 1999, e il disco tre mesi dopo era pronto. L’album si chiama “Stato di necessità” proprio per questo, perché ho sentito salire l’urgenza di scrivere queste cose, e Sanremo mi è servita come scadenza ideale per finire il lavoro. Se avessi aspettato fino a ottobre 2000, data in cui era originariamente prevista l’uscita di un mio nuovo lavoro, avrei scritto altre canzoni e forse queste non sarebbero mai uscite, mentre per me si tratta di canzoni molto significative».
Registrato a Catania, composto di 12 canzoni, “Stato di necessità” offre un ritratto della ‘cantantessa’ colorato di sfumature diverse, accettando nell’organico degli strumenti tessiture orchestrali, fiati, pianoforti, a stemperare la grinta chitarristica che caratterizzava soprattutto il precedente album “Mediamente isterica”: «Mi sono resa conto che non aveva senso fare un altro album di chitarre sparate, perché tanto ormai la gente se lo sarebbe aspettato, e poi sinceramente ho sentito il bisogno di avvicinarmi e affrontare altri mondi musicali, più eterogenei, cercando di conciliarne i suoni all’interno di queste canzoni. Di fatto, è un disco diverso dagli altri soprattutto nella scelta degli arrangiamenti, piuttosto che per la scrittura delle canzoni. Volevo mettere per un attimo da parte la grinta da rocker per abbracciare un’immagine che mi permetta di girare un po’ anche in gonna, per così dire, senza sempre dover rispettare i canoni della Carmen che tutti si aspettano, impegnata, scontenta. Questo disco è il lato solare di “Mediamente isterica”, che era un album decisamente cupo e oscuro».
Solare e anche carnale e ironico, visto che in tre canzoni - che Carmen definisce ‘il trittico dell’erotismo’ - il desiderio e la passione affiorano con prepotenza: è il caso di “Bambina impertinente” (“Mi piace giocare sembrarti indecente/parlarti all’orecchio dicendoti niente/in fondo hai intuito che sono bigotta/una suora mancata una piccola donna/trattami come se fossi una dea/una bambina impertinente/lasciamo il fiato per dirtelo ancora/lasciamo il fiato per fartelo ora...”), del gioco al dottore di “Stato di necessità” (“Saltami addosso dottore coraggio/divorami straziami studiami a fondo/pronto soccorso nessun imbarazzo/ tu saltami addosso non aspetto altro/Sto assecondando un’istintiva inclinazione/degna di mille Selen...”) e il simbolo erotico del macellaio ne “Il sultano della Kianca” (“Sono infuocata se penso ai cinque grammi di virilità/ sono turbata al pensiero di una lama in profondità/non so resistere è un pensiero martellante tu/con un camice di seta e uno charme inconfondibile...”).
A proposito di questa canzone, Carmen dice: «La Kianca è una zona di Catania dove ci sono le macellerie - kianca significa per l’appunto ‘macelleria’ - ed è una zona in cui tutti mi conoscono e mi vogliono bene, ogni volta che ci vado è una festa. Tra le macellerie c’è questa, gestita da un uomo detto il Sultano, che guarda con concupiscenza le donne che passano davanti al suo negozio».
Ma il nuovo album si compone anche di quei momenti di poesia tipici della produzione di Carmen, a partire proprio dal brano che porta a Sanremo, “In bianco e nero”, «una canzone nata dall’osservazione di una fotografia di mia madre, e dal sentire mai forte come in questo periodo l’attaccamento alla mia famiglia, l’importanza del farne parte. Mia madre all’inizio non era molto contenta che facessi una canzone su di lei, ma poi, naturalmente, mi sono accorta che era solo un modo per nascondere l’orgoglio e l’emozione».
Carmen parla a ruota libera, racconta con grande divertimento l’incontro con Paolo Buonvino (“vive a Scardia, nell’entroterra catanese, in una casa piena di macchinari che gli servono per scrivere colonne sonore. E’ stato talmente entusiasta di lavorare alle canzoni che per ognuna mi aveva realizzato cinque arrangiamenti. Abbiamo dovuto tenerlo a freno, a un certo punto... ma è un genio.”), il suo passatempo preferito della scorsa estate (“io e Massimo Roccaforte inviavamo messaggini spinti con il telefonino utilizzando una scheda anonima. I destinatari, naturalmente, erano persone famose, e le risposte di alcuni di loro hanno svelato il loro modo di intendere il sesso, di giocare con la seduzione. E’ stato molto divertente, e forse da lì è nato lo spunto per una canzone come “Bambina impertinente”), racconta delle proposte cinematografiche piovutele addosso in questi mesi (“non posso accettare, perché non sono un’attrice. Mi sembra soltanto adesso di aver iniziato a progredire davvero con la musica, figuriamoci iniziare a recitare. Potrò farlo soltanto quando inizierò a studiare davvero”) e della sua ultima passione, la tromba (“l’ho acquistata in un negozio del centro, a Catania e il commesso, prima di vendermela ha fatto mille storie, dicendo che non era uno strumento per me e facendo mille allusioni sessuali alla tromba e al bocchino, in tutto ciò facendo perfino finta di non riconoscermi. Non vi dico poi il libro che mi ha consigliato per imparare a suonare, un metodo intitolato “Tromba subito”...!”).
Per finire, giusto due battute su Sanremo: «Ci vado per divertirmi. Io davvero mi diverto quando sono lì, mi piace questa idea della continua corsa, dello stress, delle mille interviste da fare, le canzoni da cantare, il tutto mentre sei al centro dell’attenzione...il fatto che si parli già di vincitori annunciati come nel caso di Gianni Morandi non mi demotiva, anche perché mi sentirei addirittura in imbarazzo a vincere il Festival. Per quello c’è gente che lo merita più di me: quello che mi interessa, invece, è fare la mia figura e presentare una mia canzone davanti a tanta gente».
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