Venditti sale sull’arca e punta su Sanremo

Venditti sale sull’arca e punta su Sanremo

Il concerto di Antonello Venditti ad Assago fa commentare a Mario Luzzatto Fegiz del "Corriere della Sera": «Sembra davvero inevitabile che, con esiti alterni, vari artisti decidano, con l'avvicinarsi della maturità, di costruire il loro mausoleo, il loro progetto "monstre".

Così Venditti ieri sera al Forum di Assago davanti a 7mila spettatori nel concerto che ha anticipato il tour del 2000 ha offerto tutto il suo percorso musicale fra sentimenti e politica, all'interno dell'Arca, immensa struttura già sperimentata all'Olimpico di Roma l'8 ottobre scorso. Ma stavolta le viscere della nave si sono riempite di varia umanità, con gli acrobati del gruppo Kitomb-Extreme Theatre Company e una moltitudine di spettatori invitati fin dall'inizio che davano alla scenografia un sapore biblico. A loro volta i circensi-camaleonti hanno offerto rare apparizioni sospesi a fragili trapezi o seminudi in pose plastiche accanto al bianco pianoforte a coda. Più che concerto, ansie di fine secolo racchiuse fra due letture diverse di "Goodbye Novecento". "Non mi sono mai montato la testa - ha spiegato Venditti -. Con questo disco ho cambiato linguaggio, sapevo che non era un lavoro popolarissimo. Io non sono la televisione, io non sono il potere. Ho un unico sponsor che si chiama Venditti. Questo progetto è rischio e sofferenza". Nella prima parte si naviga fra le canzoni del nuovo album. (.) Sembra a disagio sul piano vocale per colpa degli auricolari che non ha mai usato ("Mi sento ‘baglionato’", commenta). (.) Spettacolo sovraccarico, ancora da ripensare». .


Secondo Giacomo Pellicciotti de "La Repubblica", «Antonello Venditti parla e canta con tutta l'enfasi già familiare, ma con un retrogusto un po' malinconico, insolito per un combattente a ugola spiegata com'è lui.

Anche se non c'era il pienone di altre volte a Milano, Antonello ce l'ha messa tutta ieri sera, in quasi tre ore di spettacolo spesso rischioso. (.) La scommessa dell'arca molto dispendiosa, che Venditti imprenditore di se stesso rischia senza sponsor, torna spesso nei suoi discorsi, tra il caustico e l'ironico disilluso. Racconta: "L'idea d'imbarcarmi in questa spericolata avventura me l'hanno data gli amici che non ci sono più, come Rino Gaetano e Ivan Graziani. Ma chi me l'ha fatta scattare dentro è stato Fabrizio De André, che è morto poco prima di mio padre per la stessa terribile malattia. L'arca è la metafora globale di uno spazio temporale che è un po' la storia della mia vita. E' un'avventura anche perché oggi non si è più sicuri di niente"». Tuttavia il cantautore romano non è pessimista. «"Ho vissuto tempi peggiori. Sono nato al Folkstudio di Roma davanti a pochi intimi e sono perciò predisposto alla sofferenza. Le mie soddisfazioni popolari le ho già avute. (.) Il problema è che oggi la rappresentatività di ogni cosa, musica, cultura, politica o altro, è decisa dalla televisione. Tutto si misura sulla disponibilità o meno di un artista al mezzo televisivo. Morandi, Baglioni, Celentano o Pavarotti è lo stesso, sono tutti uguali, in tv lo specifico musicale non conta"». Progetti futuri: «A Capodanno sono a Reggio Calabria, ma senz'arca. Poi a marzo dovrei affrontare un tour nei palasport italiani e, spero, un tour all'estero tutto da inventare. Finora sono rimasto lontano dall'orgia radiofonica, ma da domani sperimenterò il mio nuovo singolo "Che tesoro che sei" in tutte le emittenti possibili. Sto anche aspettando la conferma scritta all'invito fattomi giorni fa da Fabio Fazio per Sanremo. Dovrei essere uno dei superospiti del festival, un'opportunità che mi solletica molto"». .

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