Plati…Notte, quinto appuntamento: mambo maschio

Plati…Notte, quinto appuntamento: mambo maschio
Platinette ha già in mente un seguito per il suo debutto canoro: “Da viva-vol.1” fa infatti non molto sottilmente intendere che ci sarà una seconda puntata, questa volta dedicata interamente alle canzoni cantante da uomini. Ma i maschietti sono riusciti a mettere lo zampino anche in questa raccolta, nelle intenzioni tutta ‘en rose’.

In “Una per tutti” hai riadattato una canzone di Tony Renis. Com’è nata l’idea?
Spiego immediatamente l’anomalia. Pensando a un disco di repertorio femminile, cercavo una canzone in cui ci fosse un elenco di nomi di uomini. Per quanto abbia scartabellato, non ne ho trovata nessuna, a parte una di Mina con dei nomi di calciatori che, francamente, non mi sembrava adatta. Poi quest’estate è esplosa la mania del mambo con Lou Beeega e le sue Jessica, Erika, Rea eccetera. “Ci vorrebbe proprio un bel mambo con dei nomi di uomo”, mi sono detta, e mi è venuta in mente la canzone di Tony Renis, con la sua Claaaudia. Così ho messo insieme un po’ il cotto e il crudo e ho infilato la canzone di un uomo in un disco di tutte donne.

Vuoi fare una dedica a Tony Renis, l’indimenticato scopritore di Nikka Costa?
Di cui io sembro al massimo la nonna. Comunque, più che una dedica una domanda. Vorrei proprio sapere perché quando gli ho mandato il testo rifatto con i nomi maschili mi ha fatto sostituire a un nome dato quello di Giulio. Tony, chi è questo Giulio?

Oltre a Tony Renis, ci sono altri uomini in questo disco: “Fatalità” è dei Bertas, un gruppo di sardi indubbiamente maschi, e poi “Gli occhi miei” di Dino, che però tu hai ripreso nella versione di Wilma Goich.
I Bertas non me li ricordavo, quanto a Wilma Goich, con cui duetto, si tratta di uno stranissimo caso di una cantante a mio avviso di una bravura strepitosa, legata però a un repertorio tra i più improbabili. Ho deciso di cantare “Gli occhi miei” perché quest’estate andava un sacco quella pubblicità del tipo che spara i gelati invece dei dardi, con la versione di Tom Jones della stessa canzone.

“Help yourself”…
Esatto. Per cui, la canzone mi è tornata in testa vedendo lo spot. Io però me la ricordavo nella versione della Goich. E mi sono detta: “Mamma la Goich, quanti anni potrebbe avere, 700! Ma cerchiamola, perché dev’essere carino incontrare una così, che non si vede da tanto tempo”. Lei è stata strepitosa, di una bravura… insomma, il famoso buona la prima. E lì, vedendo quanto brava fosse lei, ho capito la mia inadeguatezza al progetto.

Perché hai inserito “Tropicana” del Gruppo Italiano? Puro divertimento, suppongo.
“Tropicana” l’ho scelta per la parità ormonale del gruppo. Mi piaceva molto l’idea di due uomini e due donne, un po’ Abba della Bovisa. E poi questa è una canzone perfetta per le pulizie, perché ti fa marciare come se avessi un petardo al culo. Non stai lì tanto a pensare: “devo spolverare, lavare i vetri, che palle”. Per me la musica è anche questo, l’uso strumentale che ne puoi fare. C’è da dire poi che la canzone mi piaceva molto dal punto di vista letterario: l’isola, il vulcano, è carina nel suo genere.

Altri usi consigliati delle canzoni dell’album?
Be’ l’uso camporella di “Stasera con te”, ma solo se gliela vuoi dare. Se invece ti vuoi suicidare, cosa che può capitare, specie d’inverno quando il termosifone un po’ annebbia le finestre e tu scrivi il suo nome e lui non passa, non telefona, non sai dove cacchio è, in questo caso l’ideale è “E non finisce mica il cielo” di Mia Martini. E’ perfetta per questo, non c’è nessun’altra canzone al mondo che ti faccia sentire così disgraziatamente senza speranza. E’ puro distillato di sofferenza d’amore. Il che dimostra che l’unica caratteristica di questo disco è quella di viaggiare come un termometro impazzito nella volubilità femminile.

Ci sarà qualche video?
C’è già. E’ quello di “Una per tutti”, che è poi il primo singolo, scelto perché è la canzone più divertente e coraggiosa dell’album. Una donna che fa un elenco di uomini e che è pronta a darla a tutti, al primo che dica di sì, è una bella batosta. Tornando al video, è stato girato da due ragazzi che vengono dalla pubblicità, Bosi e Sironi. Hanno realizzato una campagna pubblicitaria a mio avviso tra le più belle, che mi ha fatto dire: “Sono loro”. E’ la campagna Infostrada. Fiorello nella vasca, la scansione dei suoi muscoli: da impazzire. Allora ho detto: “Va bene, che facciano di me la peggiore delle soubrette possibili”. In sintesi, io ballo e canto in un vecchio night di Milano, secondo me il più caro d’Italia, l’“Astoria”. C’è quest’atmosfera polverosa e meravigliosa insieme che contrasta con la mia necessità di cieli azzurri e infiniti.

Sarebbe bello rifare il video di “Parole parole parole”, con te e Linus.
Questa è un’ipotesi successiva. Ci sto pensando ma non vorrei che suonasse come uno schiaffo a Nostra Signora di Lugano. Io sono davvero senza freni sul fronte volgarità e arrabbiature varie. Ma con lei sono senza difese, non posso rimproverarle nulla. L’unico rimprovero che le posso muovere è che, al posto suo, certe cose non le avrei fatte. Ma è una questione esclusivamente artistica…

Finisce qui il nostro incontro con Platinette, che vi abbiamo raccontato quasi parola per parola (eliminando soltanto le perfidie da querela e le parole assolutamente irripetibili, dato che Rockol non ha il bollino “explicit language”). Speriamo che leggendo vi siate divertiti quanto ci siamo divertiti noi chiacchierando con la Divina Gracidante. Alla prossima…
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