David Bowie a Milano: «Celentano? Un idiota».

David Bowie a Milano: «Celentano? Un idiota».
Milano, Hotel Four Seasons, 4 dicembre 1999. David Bowie arriva all'appuntamento per la conferenza stampa con un'ora di ritardo - ieri sera la nebbia ha costretto il suo aereo a una serie di contrattempi - e se ne scusa subito. Si dirige verso il suo posto con l'andatura saltellante, scarpe comode, pantalone con le tasche e felpa color ruggine, il capello tagliato in modo fedele alla copertina del suo disco e gli occhiali alla Lennon con lenti lievemente scure. L'impressione è quella di un Bowie inossidabile, atletico e nervoso, è un altro esempio - alla pari di Iggy Pop - di rockstar ormai fuori dal tempo. Dice: «E' una bella giornata, non è vero? Per me è così ogni mattina, se mi sveglio è già una bella giornata».
Cosa lo mantiene entusiasta e voglioso di salire su un palco dopo tutti questi anni?
«La curiosità, il non aver mai permesso a me stesso di ripetersi soprattutto per quello che riguarda le canzoni che suono dal vivo. Sono molto orgoglioso di quello che ho fatto nella musica e vado avanti continuando a fare solo ciò che mi piace. Sono riuscito a mantenere lo spirito di quando ero giovane. Oppure sono semplicemente un idiota», dice, alternando alla tranquillità delle sue parole una risata cavernosa. «Per quanto riguarda i miei ultimi lavori mi trovo molto bene nel mescolare chitarre elettriche e computer, mentre ci sono stati dei periodi in cui privilegiavo l'elettronica, come quando lavorai con Eno alla fine degli anni '70».
In quanto artista quotato in borsa, ha dato soddisfazioni ai suoi azionisti?
«Ogni giorno. Sono sempre in grado di dare soddisfazioni a qualcuno, giornalmente», sogghigna, mentre la sua espressione cambia in una risata quando gli chiedono del suo passaggio promozionale al programma tv di Celentano (v. News): si rendeva conto di quello che stava succedendo o non capiva le parole (in italiano) del Molleggiato?
«Capivo perfettamente cosa mi stava dicendo. Credo che lui sia un idiota. Però ero lì per suonare la mia canzone. In ogni caso, non credo che mi inviteranno ancora»
Il Bowie maledetto e trasgressivo degli esordi sembra molto diverso dal Bowie di oggi: si può essere dei grandi artisti in entrambe le situazioni?
«Sono stato trasgressivo? Sinceramente, non me ne sono accorto...(ride). Non sta a me dire se io sia un grande artista, io sono semplicemente contento di tutto quello che ho fatto. Ogni disco che ho pubblicato ha offerto il meglio di me in quel particolare periodo, e mi sembra comunque un ottimo risultato».
Tornerebbe all'età di teenager e che consigli darebbe ai giovanissimi?
«No, non ci tornerei per niente al mondo. E non ho neanche consigli da dare a chi è più giovane. Mi sembra sciocco dare consigli alla mia età, e per giunta a chi non avrebbe nessuna voglia di seguirli. L'unica cosa che posso fare è raccontare la mia esperienza e lasciare che ognuno si faccia una sua idea. Quando ero giovane sapevo quali esempi avrei voluto seguire»
E chi erano?
«William Burroughs, Jack Kerouac lo so, magari non sono proprio dei buoni esempi! (ride) Comunque è gente che stimavo per quello che faceva, e non per quello che diceva. Ho avuto una vita molto fortunata e intensa, piena di grandi felicità e di grandi tragedie, e tutto questo mi ha aiutato a crescere».
Ha mai pensato di entrare in politica?
«Assolutamente mai. Non è il mio lavoro e non è il mio mondo. Detto questo, credo che ognuna delle nostre azioni quotidiane sia comunque politica. E comunque per fare politica non è necessario entrare nell'arena?»
Quanto sono stati importanti i Tin Machine nella sua carriera musicale?
«I Tin Machine sono il motivo per cui faccio ancora musica, visto che è stato in quel periodo che sono riuscito a tornare a capire perché la musica era ancora il mio principale interesse. Come artista solista faccio ancora molti brani di quel repertorio».
E la pittura?
«Dipingo, scolpisco. E vendo opere. E' un po' presto per dire se ho un mercato, ma so che i miei quadri si vendono, e questo, naturalmente, mi fa piacere. Ho anche dei progetti in proposito, perché realizzerò qualcosa con altri artisti che unirà musica, suono e immagini. Non sarà comunque una performance in senso stretto. Lavorerò con Tony Ouslay, che aveva già creato la scenografia del tour di "arthling"».
Che aspettative ha per il futuro?
«Al di là di alcune cose che voglio realizzare, non ho grandi aspettative per il futuro. Sono molto concento di quello che ho avuto e di quello che sto facendo attualmente. Niente progetti cinematografici, salvo una sceneggiatura incentrata sul personaggio di Ziggy Stardust, ma è da dimostrare che riuscirò mai a finirla»
"Hours" riporta alle atmosfere del Bowie degli esordi: come si spiega il grande successo che l'album ha avuto in tutto il mondo?
«Credo che dipenda dal personaggio del disco, che è poi quello legato anche al gioco da cui l'album trae ispirazione, un uomo di una certa età che si interroga sul fatto che le cose nella sua vita potevano andare in maniera diversa».
Ma David Bowie ha più rimorsi o rimpianti?
«Credo di avere più storie divertenti da raccontare che rimpianti. Ho sempre cercato di prendere tutto quello che mi capita come una lezione, e d'altra parte la possibilità di non sbagliare non è contemplata nelle opzioni di un essere umano».
Come sarà il concerto?
«Sarà una sorpresa, ma conterrà molte canzoni vecchie, per la "gioia" del mio promoter normalmente mi viene voglia di suonare "Changes" o "Ashes to ashes" proprio di fronte ad un audience di 2000 persone, mentre negli stadi preferisco i pezzi dei Tin Machine. Peccato che secondo i miei promoter dovrei fare esattamente l'opposto! Chissà se imparerò mai questi elementari principi del music business. Forse prima di morire avrò imparato qualcosa»
La conferenza stampa finisce, e inizia la processione per gli autografi: Bowie accontenta tutti, poi saluta e va via.
Dall'archivio di Rockol - La storia di "The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars" di David Bowie
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