Sulla maggior parte dei quotidiani in edicola oggi si parla di Andrea Bocelli, che ha scritto un libro: "La musica del silenzio". Il tenore afferma, secondo quanto riportato dal "Corriere della Sera": «Ho cominciato a scriverlo un anno fa. Inizialmente per combattere la noia delle attese nei camerini. Ma mi piaceva raccontare la mia vita, con sincerità, senza il rigore storico di un'autobiografia, cambiando ogni nome, anche il mio, per non offendere nessuno. Se non fosse per il mio manager, sarebbe rimasto in un cassetto». (...) Viene citata una frase dal libro, datata ottobre ‘98: «Ho l'impressione sgradevolissima di essere diventato una macchina da soldi e di essere trattato come tale. Ho paura, e mi vergogno di averne». Lo pensa ancora? «Il successo mi crea inimicizie. Ho monopolizzato il mercato, sono in vetta alle classifiche Usa con tre dischi, e molti mi accusano di danneggiare gli altri cantanti. Invece è il contrario, perché ridesto l'interesse sopito verso la classica». Su "La Repubblica", altri particolari: «Non è una vita morigeratissima quella di Amos Bardi-Andrea Bocelli ventenne: "sfrenatezza, dissolutezza ed eccessi di ogni genere" è detto testualmente nel libro. Non decolla però la professione, ai discografici non interessano le sue composizioni e non trovano interessante il suo modo di cantare. Una delusione dopo l'altra fino alla telefonata di Michele Torpedine, manager di Zucchero (uno dei pochi nomi non di fantasia). L'avventura comincia: "Probabilmente in cielo una stella si è accesa e ha iniziato a brillare". Un lungo capitolo è dedicato al Festival di Sanremo: le delusioni, i detrattori, il quarto posto in classifica, la nascita del suo primo figlio e poi, improvviso la celebrità: "In Germania le aziende produttrici di cd rimasero aperte tutto il fine settimana per andare incontro all'impennata di richieste, più o meno la stessa cosa accadde in Francia solo pochi mesi dopo, poi perfino in America". Tutta l'autobiografia è attraversata da una sensazione di casualità e che il destino riempia le pagine del libro lo conferma anche Bocelli: "Non dovevo pubblicarlo, volevo scrivere una storia che servisse ai miei figli invece di tante inutili rampogne e paternali. Poi è capitato in mano al mio produttore che si è lasciato sfuggire la notizia che stavo scrivendo e allora sono stato costretto a scriverlo davvero».
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