Credits: Stefano Brovetto
Scrive Roberto Nepoti oggi sulle pagine di “la Repubblica” a proposito del debutto cinematografico di Gianluca Grignani in “Branchie” (regia di Francesco Ranieri Martinotti): “… “Branchie” è il classico film al di là del bene e del male. La storia, liberamente adattata dal romanzo omonimo di Niccolò Ammaniti … parte come un "musicarello" poi diventa un remake nazionale del primo film di 007… con l'aggiunta di venature pulp. Prima parte. Il romantico Marco (Grignani) lavora all'Acquario di Genova, è gravemente malato di polmoni, ama i pesci e vorrebbe mettere le branchie come loro. La sua ragazza, Maria (Valentina Cervi) ignora la malattia e non ne sopporta più le apparenti stranezze. Invitato da una misteriosa signora a costruire il più grande acquario del mondo il giovane parte per l'India.
Seconda parte. In aereo Marco è sequestrato da una strana banda di "arancioni", ma si libera; più tardi incontra un gruppo di musicisti tra cui Livia… e si unisce a loro… Il giovanotto scopre che parecchia gente … è coinvolta in un traffico di organi umani espiantati ai giovani per rivitalizzare i vecchi. Con l'aiuto degli amici Marco libera gli indiani prigionieri, riconsegnandoli al villaggio alla maniera di Indiana Jones. Poi dinamita la base dei cattivi...
La fine è onirica, come… lo è tutta l'avventura in India. Raffazzonato e confuso… “Branchie” è un film destinato non si sa a chi. Alle fan di Grignani? Bello e impossibile (come attore, intendiamo), il cantante non canta ma mastica le parole, sfoggia un accento improponibile e si muove, sullo schermo, come un pesce fuor d' acqua”.
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