Credits: Alessandro Pallone / Concessione in uso a Rockol
Dal "Corriere della Sera": «Dopo "Viaggio del tempo immobile", raccolta di dieci racconti pubblicata nel '96, Roberto Vecchioni torna alla narrativa. Lo anticipa l'interessato al termine di una notte brava al Premio Tenco conclusosi all'Ariston di Sanremo, dove, nella cena, si è cimentato in coppia con Guccini in una esilarante pantomima nei panni di un cantautore ceceno. Il romanzo si chiamerà "Le parole non le portano le cicogne" e uscirà a marzo del 2000 da Einaudi. "È la storia - spiega Vecchioni - di una ragazzina che ha avuto una delusione d'amore". (...) Più romanzo o più saggio? "Entrambi. Ma le parti di saggio non sono tediose: volo fra etimologie e sensi di parole che abbiamo perduto. (...) Cosa pensa delle opere letterarie dei suoi colleghi (Guccini, Jovanotti, Ligabue)? "Le ho lette tutte. Alcune sono interessanti. I cantautori sanno scrivere bene. Nel mio romanzo il cantautore non c'entra. È una finestra sul mio immaginario privato: io sono sia il padre jazzista sia il vecchio che insegna l'amore per la vita. La musica non c'entra, anzi ci fa una figuraccia". In che senso? "Ci sono due modi di fare arte: uno con la rabbia di non spiegarti e pensando solo a te stesso; poi c'è un secondo modo: creare pensando che gli altri sono molto simili a te e allora sei come uno specchio che riproduce l'umanità. Chi è arrivato a questo ha capito il fine dell'arte"».
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