“La Stampa” dedica più di mezza pagina al ritorno di Joe Strummer (facendolo intervistare dallo scrittore Giuseppe Culicchia) e al live dei Clash in uscita domani. A proposito di quest’ultimo, m.zat. la prende alla larga, arpeggiando sul titolo del disco (“From here to eternity”), poi entra nel vivo: «I Clash non erano un gruppo come gli altri. Hanno seminato il loro talento nella primavera della rabbia fine anni Settanta sfornando una mezza dozzina di dischi duri, di straordinaria efficacia, politicizzati, antirazzisti, nei quali mescolavano i quattro accordi base del rock bianco con reggae e altre contaminazioni che oggi si direbbero etniche. Hanno scavato un solco profondo nella memoria di chi vent’anni fa viveva di pane e vinile. Poi sono spariti senza trovare eredi» Seguono l’illustrazione della scaletta del disco, che i lettori di Rockol conoscono già da tempo nei dettagli (vedi Archivio), un accenno al film “Westway to the world” (anche qui, vedi Archivio) e chiude il pezzo un sospetto:
«Il fatto che dalla scaletta del Cd siano stati lasciati fuori alcuni brani chiave della storia del gruppo
suggerisce l’ipotesi di un “Eternity-2”, da pubblicare a seconda di come risponderanno i ragazzi di fine secolo. Una Clash mania è probabile e possibile. Ma la vera speranza è che questo sia di ispirazione per i gruppi
giovani, perché si rimettano a suonare e dimentichino i computer, padri di una musica che pensa poco e suda meno».
L’intervista di Culicchia a Joe Strummer, svoltasi «sul divano zebrato di un bar poco distante dalla stazione centrale di Milano», contiene domande che solo uno scrittore potrebbe escogitare («Ma che cosa ha fatto, durante tutto questo tempo?», «Perché vi scioglieste? E tornerete mai a suonare insieme?») e riporta almeno un paio di affermazioni interessanti da parte di Strummer: «Io ho i miei limiti, non sono un genio della musica», «Io la tolleranza zero ce l’ho: per Tony Blair. Prendiamo il Millennium Dome. Con tutti i problemi che abbiamo come si possono buttare tanti soldi a quel modo? Spero gli cada in testa il giorno dell’inaugurazione. Nel mio Paese non solo non ci sono più né destra né sinistra, ma neanche sopra e sotto. Tutto gira vorticosamente intorno agli interessi del mercato. Niente altro conta».
L’intervista di Culicchia a Joe Strummer, svoltasi «sul divano zebrato di un bar poco distante dalla stazione centrale di Milano», contiene domande che solo uno scrittore potrebbe escogitare («Ma che cosa ha fatto, durante tutto questo tempo?», «Perché vi scioglieste? E tornerete mai a suonare insieme?») e riporta almeno un paio di affermazioni interessanti da parte di Strummer: «Io ho i miei limiti, non sono un genio della musica», «Io la tolleranza zero ce l’ho: per Tony Blair. Prendiamo il Millennium Dome. Con tutti i problemi che abbiamo come si possono buttare tanti soldi a quel modo? Spero gli cada in testa il giorno dell’inaugurazione. Nel mio Paese non solo non ci sono più né destra né sinistra, ma neanche sopra e sotto. Tutto gira vorticosamente intorno agli interessi del mercato. Niente altro conta».
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