Credits: Gianni Sibilla
Un inserto speciale del "Corriere della Sera", dedicato al Maggio Fiorentino, ospita un intervento di Piero Pelù. «Eh povera Firenze! Ormai la sua vita culturale è ridotta all'osso. Il Comune dà ben poco alle manifestazioni serie, salvo poi spendere tre miliardi per la mostra degli occhiali di Elton John. Per fortuna c'è il "Maggio Fiorentino" che è rimasta l'unica manifestazione con una qualità e un livello internazionali.
Tuttavia mi resta la sensazione che il mondo della musica classica e lirica sia diventato un po' troppo d'élite, che con gli anni abbia perso il contatto con la gente comune».
Il cantante dei Litfiba rievoca poi «quell'esperienza, certo isolata, ma molto forte del 1989. Mi chiamò proprio il Teatro Comunale di Firenze per interpretare un'operetta, una rilettura di temi bachiani in chiave moderna. Il mio ruolo, tale Giovanni Sebastiano (un Bach italianizzato), inizialmente era stato pensato per Lucio Battisti. Beh, poi non ho mai dimenticato la serata con Pavarotti a Modena. Abbiamo duettato "Io te vurria vasà". E Lucianone mi ha dato delle belle dritte su come tenere la lingua per dare più risonanza alla voce, quando si canta».
Tuttavia mi resta la sensazione che il mondo della musica classica e lirica sia diventato un po' troppo d'élite, che con gli anni abbia perso il contatto con la gente comune».
Il cantante dei Litfiba rievoca poi «quell'esperienza, certo isolata, ma molto forte del 1989. Mi chiamò proprio il Teatro Comunale di Firenze per interpretare un'operetta, una rilettura di temi bachiani in chiave moderna. Il mio ruolo, tale Giovanni Sebastiano (un Bach italianizzato), inizialmente era stato pensato per Lucio Battisti. Beh, poi non ho mai dimenticato la serata con Pavarotti a Modena. Abbiamo duettato "Io te vurria vasà". E Lucianone mi ha dato delle belle dritte su come tenere la lingua per dare più risonanza alla voce, quando si canta».
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