Credits: Stefano Brovetto
Su "La Stampa", lunga intervista di Alain Elkann a Gianluca Grignani. Ve ne proponiamo una sintesi.
«La politica?
Ci sono musicisti importanti per lei?
"Da Bob Dylan a Lucio Battisti; da John Lennon, i Beatles, ai Rolling Stones. Io mangio musica e la assorbo dalla mattina alla sera. Ci sono anche nuove leve come i Radiohead che hanno scritto un disco chiave straordinario, "The Bends".
Ma lei come ci vive in Italia?
"L'adoro. E' davvero uno dei Paesi più belli, senza esagerare. Noi viviamo bene anche se ci lamentiamo sempre. Purtroppo non c'è spazio abbastanza per la musica in Italia. Le manca lo sprint, ma che sono sicuro che qualcosa sta nascendo. Io vivo credendo non solo nel risultato economico del mio lavoro. Ci vuole prima un'idea di base, o una filosofia se no non vai avanti. Non voglio essere influenzato da una materializzazione. Io voglio fare dell'arte. Forse avrei fatto il pittore nell'altro secolo ma adesso l'arte è soprattutto la musica e per questo io la faccio. L'arte rispecchia la storia. Vorrei che la musica italiana passasse le Alpi. Ma non quella di Ramazzotti o della Pausini: non danno all'estero una buona impressione della musica italiana".
E Sanremo?
"Guardi, io sono andato perché avevo un'idea romantica. Del resto volevo fare uscire un singolo, ma poi la casa di produzione mi ha fatto fare un disco intero. Io credevo che Sanremo fosse un posto dove si facesse ancora della musica, ma non è così, mi sono sbagliato".
Senta, ma qualcosa di materiale la interessa?
"Certamente, le macchine, le donne e tante altre cose di cui non posso parlare. In altre parole sono una persona normale ma faccio musica e non saponette"».
«La politica?
"Sono anarchico, come nella musica. Lo sono diventato. Ho votato un paio di volte. A 18 anni per Pannella, ma alla fine non vuol dire niente votare. Quello che vedo in politica è poca sincerità, giochi di potere che non mi interessano. Però l'anarchia non vuol dire caos, ma rispetto per se stesso e gli altri".
Ci sono musicisti importanti per lei?
"Da Bob Dylan a Lucio Battisti; da John Lennon, i Beatles, ai Rolling Stones. Io mangio musica e la assorbo dalla mattina alla sera. Ci sono anche nuove leve come i Radiohead che hanno scritto un disco chiave straordinario, "The Bends".
Ma lei come ci vive in Italia?
"L'adoro. E' davvero uno dei Paesi più belli, senza esagerare. Noi viviamo bene anche se ci lamentiamo sempre. Purtroppo non c'è spazio abbastanza per la musica in Italia. Le manca lo sprint, ma che sono sicuro che qualcosa sta nascendo. Io vivo credendo non solo nel risultato economico del mio lavoro. Ci vuole prima un'idea di base, o una filosofia se no non vai avanti. Non voglio essere influenzato da una materializzazione. Io voglio fare dell'arte. Forse avrei fatto il pittore nell'altro secolo ma adesso l'arte è soprattutto la musica e per questo io la faccio. L'arte rispecchia la storia. Vorrei che la musica italiana passasse le Alpi. Ma non quella di Ramazzotti o della Pausini: non danno all'estero una buona impressione della musica italiana".
E Sanremo?
"Guardi, io sono andato perché avevo un'idea romantica. Del resto volevo fare uscire un singolo, ma poi la casa di produzione mi ha fatto fare un disco intero. Io credevo che Sanremo fosse un posto dove si facesse ancora della musica, ma non è così, mi sono sbagliato".
Senta, ma qualcosa di materiale la interessa?
"Certamente, le macchine, le donne e tante altre cose di cui non posso parlare. In altre parole sono una persona normale ma faccio musica e non saponette"».
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