Credits: Emanuela Campara / Concessione in uso a Rockol
Un agente di polizia
di Los Angeles, che ha parlato solo dopo essergli stato concesso
l'anonimato, ha riferito vari
particolari che, se confermati,
sembrerebbero "definitivi" per quanto riguarda la scomparsa di
Michael, a quanto pare, da due anni si affidava totalmente al Propofol per i suoi giganteschi problemi con l'insonnia. L'artista riceveva il medicinale per via endovenosa quando voleva dormire, e un medico interrompeva l'erogazione del Propofol all'ora che Jacko gli aveva comunicato per la sveglia. L'utilizzo del Propofol all'infuori della stretta osservazione ospedaliera, ed in ogni caso per garantirsi del normale riposo, viene considerata una cosa aberrante e non professionale. Il Propofol può causare seri problemi di respirazione, abbassa il battito cardiaco e la pressione. Murray abitava nella villa di Jacko e si sarebbe accorto della gravità delle condizioni di Michael quasi per caso e comunque in ritardo. Il medico avrebbe attuato un massaggio cardiaco, che non sortì alcun effetto, perdendo così circa mezz'ora di tempo. All'arrivo dei paramedici, accorsi sul posto soli 3 minuti dopo la chiamata, ci fu un estremo tentativo, durato 42 minuti, di riprendere in mano la situazione. Poi Jacko fu trasportato in ospedale, dove venne dichiarato morto. All'arrivo delle autorità si constatò che la camera da letto di Michael era "un caos totale", con vestiti e oggetti gettati dappertutto e promemoria incollati al muro. La polizia trovò del Propofol ed altri medicinali nella villa, mentre nella stanza da letto del cantante vi erano un catetere intravenoso e tre maschere perl'ossigeno. Altre quindici maschere per l'ossigeno furono rinvenute presso la stanza di un suo bodyguard.
Michael Jackson
.
L'agente, che sta lavorando sul caso e viene citato
anche dal
Guardian, ha riferito che è stato il dottor Conrad Murray ad
amministrare al King of Pop il potente
anestetico che, in pratica,
l'ha spedito all'altro mondo. Da quanto si apprende dal racconto del
poliziotto, emergono
responsabilità da entrambe le parti: Jacko aveva
impartito al medico l'ordine di somministrargli il rischiosissimo
Propofol per farlo dormire, Murray non si sarebbe accorto in tempo che
il cantante aveva cessato di
respirare.
Michael, a quanto pare, da due anni si affidava totalmente al Propofol per i suoi giganteschi problemi con l'insonnia. L'artista riceveva il medicinale per via endovenosa quando voleva dormire, e un medico interrompeva l'erogazione del Propofol all'ora che Jacko gli aveva comunicato per la sveglia. L'utilizzo del Propofol all'infuori della stretta osservazione ospedaliera, ed in ogni caso per garantirsi del normale riposo, viene considerata una cosa aberrante e non professionale. Il Propofol può causare seri problemi di respirazione, abbassa il battito cardiaco e la pressione. Murray abitava nella villa di Jacko e si sarebbe accorto della gravità delle condizioni di Michael quasi per caso e comunque in ritardo. Il medico avrebbe attuato un massaggio cardiaco, che non sortì alcun effetto, perdendo così circa mezz'ora di tempo. All'arrivo dei paramedici, accorsi sul posto soli 3 minuti dopo la chiamata, ci fu un estremo tentativo, durato 42 minuti, di riprendere in mano la situazione. Poi Jacko fu trasportato in ospedale, dove venne dichiarato morto. All'arrivo delle autorità si constatò che la camera da letto di Michael era "un caos totale", con vestiti e oggetti gettati dappertutto e promemoria incollati al muro. La polizia trovò del Propofol ed altri medicinali nella villa, mentre nella stanza da letto del cantante vi erano un catetere intravenoso e tre maschere perl'ossigeno. Altre quindici maschere per l'ossigeno furono rinvenute presso la stanza di un suo bodyguard.
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