Credits: Nicolas Lorettucci
Su "La Stampa", Marinella Venegoni segnala come Amsterdam sia "impazzita per Laura Pausini", e fa il punto sui nostri artisti più noti all’estero. «Nel mondo, la classifica di gradimento degli italiani che cantano all'italiana pare assestata in questo modo: primo Bocelli, secondo Ramazzotti, terza Lauretta, che con i suoi 24 anni è la più giovane della sparuta pattuglia, nonché l'unica con un contratto in tasca per incidere, da maggio in poi, un disco in America e in inglese. Pausini sarà anche una delle ospiti modello export del prossimo Pavarotti International, ma intanto bisogna vedere con quale garbo intrattiene le platee transgenerazionali (fra i 7 e i 70 anni) del Carré: poche frasi in olandese, alcune parole in italiano, i discorsi più lunghi in inglese spigliato. Le ragazzine "wannabe" urlano "We love you" e il palco alla fine è pieno di mazzi di fiori e orsacchiotti: "Sono riuscita a farli alzare in piedi, 'sti olandesi. Me l'ero promesso", dice poi orgogliosa Pausini dietro le quinte; l'entusiasmo, da quelle parti, non si spende facilmente.
Dietro le confortanti manifestazioni di tifo, c'è un lavoro duro. Un team tutto italiano di 30 persone viaggia ogni giorno con Laura: camion, auto o aereo, e mesi lontani; c'è gente, come Mina e Celentano in Italia e Aretha Franklin negli Usa, che ha rinunciato a ogni ambizione internazionale pur di non esser costretta a tali corvèes. Invece Pausini vi si è dedicata, ed è una ragazza moderna: che sa cambiare, gradualmente, il proprio mondo musicale, avvicinandolo a criteri più internazionali. Rinfresca la melodia, senza grandi stranezze.
Alle spalle dei tre Campioni all'italiana, intanto, si sgomita parecchio. Molti ormai, da Patty Pravo fino ai Bluvertigo, vogliono provare il brivido della conquista del mercato estero, resa a volte necessaria dalla globalizzazione: Nek è stato l'inseguitore degli apripista, ma il secondo disco non ha avuto lo stesso successo del primo e pare che i concerti in Germania non gli vadano troppo bene. Anna Oxa sta per sbarcare in Sudamerica, dopo aver preparato un disco in sinergia con il portoricano Chayanne. Ma l'Europa unita resta una terra difficile da catturare: nelle chiacchiere di Amsterdam si scopre che tanta spinta degli italiani canterini oltre il confine minaccia di inflazionare il mercato; le radio qui al Nord sono sature di richieste di programmazione e arrivano a minacciare di chiudere le porte alla nostra lingua».
Dietro le confortanti manifestazioni di tifo, c'è un lavoro duro. Un team tutto italiano di 30 persone viaggia ogni giorno con Laura: camion, auto o aereo, e mesi lontani; c'è gente, come Mina e Celentano in Italia e Aretha Franklin negli Usa, che ha rinunciato a ogni ambizione internazionale pur di non esser costretta a tali corvèes. Invece Pausini vi si è dedicata, ed è una ragazza moderna: che sa cambiare, gradualmente, il proprio mondo musicale, avvicinandolo a criteri più internazionali. Rinfresca la melodia, senza grandi stranezze.
Alle spalle dei tre Campioni all'italiana, intanto, si sgomita parecchio. Molti ormai, da Patty Pravo fino ai Bluvertigo, vogliono provare il brivido della conquista del mercato estero, resa a volte necessaria dalla globalizzazione: Nek è stato l'inseguitore degli apripista, ma il secondo disco non ha avuto lo stesso successo del primo e pare che i concerti in Germania non gli vadano troppo bene. Anna Oxa sta per sbarcare in Sudamerica, dopo aver preparato un disco in sinergia con il portoricano Chayanne. Ma l'Europa unita resta una terra difficile da catturare: nelle chiacchiere di Amsterdam si scopre che tanta spinta degli italiani canterini oltre il confine minaccia di inflazionare il mercato; le radio qui al Nord sono sature di richieste di programmazione e arrivano a minacciare di chiudere le porte alla nostra lingua».
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