Biografia

Keith Relf (voce e armonica), Anthony “Top” Topham (chitarra solista), Chris Dreja (chitarra ritmica), Paul Samwell-Smith (basso) e Jim McCarty (batteria) iniziano a farsi un nome come Yardbirds quando nel 1963 rimpiazzano i Rolling Stones nel ruolo di “house band” al club Crawdaddy di Richmond (Londra) esibendosi di spalla al leggendario bluesman Sonny Boy Williamson. Nell’ottobre di quello stesso anno a Topham subentra il virtuoso Eric Clapton, e il gruppo diventa una delle massime attrazioni della scena live londinese: nel luglio del 1964 il manager Giorgio Gomelsky mette a frutto questa crescente fama assicurando ai suoi protetti un contratto discografico con la Columbia, etichetta del gruppo EMI. Il repertorio iniziale della band, come ben esemplificano i primi singoli e l’album di debutto registrato dal vivo, riflette la passione del quintetto per la musica nera e consta principalmente di infiammate cover pescate dal repertorio di giganti come Williamson, Bo Diddley, John Lee Hooker, Howlin’ Wolf e Chuck Berry. Ma la svolta arriva quando la band, spinta da Gomelsky, va alla ricerca di materiale inedito e inizia a collaborare con un giovane autore di belle speranze, Graham Gouldman (poi nei 10 CC): la sua “For your love”, caratterizzata da un arrangiamento protopsichedelico a base di bongos e clavicembalo (lo suona Brian Auger), diventa nel febbraio del 1965 il primo hit mondiale del gruppo raggiungendo la posizione n. 2 nelle charts inglesi. A dispetto del successo commerciale Clapton, purista del blues, è visibilmente insoddisfatto del nuovo corso e abbandona il gruppo per unirsi di lì a poco ai più ortodossi Bluesbreakers di John Mayall; lo sostituisce un altro giovane asso della sei corde, Jeff Beck, proveniente dai Tridents e raccomandato dall’amico comune Jimmy Page. Beck, pioniere dell’uso di distorsori, pedali ed effetti, si mostra molto più incline di Clapton alla sperimentazione, e con lui nel ruolo di solista il gruppo si spinge verso sonorità più rock, psichedeliche e “progressive” ben rappresentate dai nuovi singoli firmati Gouldman (“Heart full of soul”, “Evil hearted you”) e dai primi brani autografi come “Still I’m sad” (dove è il manager Gomelsky a intonare un canto gregoriano) e “Shape of things”, registrata nei leggendari studi Chess di Chicago e n.3 nelle classifiche inglesi nel febbraio del ’66. E’ il momento di massima creatività del gruppo, che subito dopo subisce un’altra defezione: Samwell-Smith lascia per dedicarsi al lavoro di produzione e in sua vece entra Page, prima come bassista e poi come chitarrista (scambiandosi di ruolo con Dreja). La formazione a due chitarre soliste dura poco (otto mesi dopo anche Beck se ne va per dedicarsi alla carriera solista), ma è proprio quella line-up a partecipare al Festival di Sanremo del 1966: nell’occasione, come da regolamento, gli Yardbirds eseguono le loro versioni di canzoni in gara cimentandosi con “Paff…bum!” a fianco di Lucio Dalla e con “Questa volta” in coppia con Bobby Solo. Spaesati e fuori contesto, i “capelloni” inglesi vengono sonoramente fischiati dal pubblico; più gratificante, almeno in termini di prestigio, risulta la comparsata sul set di “Blow-up” di Michelangelo Antonioni, dove gli Yardbirds eseguono “The train kept a rollin’ ” ribattezzata per l’occasione “Stroll on”, in una famosa sequenza che si conclude con la distruzione della chitarra da parte di Jeff Beck. “Over under sideways down”, nel giugno del ’66, è l’ultimo singolo a raggiungere la Top 10 inglese; da quel momento, sotto la guida del nuovo manager Simon Napier Bell, gli Yardbirds si dedicano ad estenuanti tournées negli Stati Uniti (dove ottengono discreti riscontri con “Ha ha said the clown”, già portata al successo in Europa dai Manfred Mann) mentre vengono progressivamente dimenticati in patria e nel Vecchio Continente. I programmi sono ancora ambiziosi, ma nonostante il coinvolgimento di un produttore di grido come Mickie Most e l’impegno di Page l’album LITTLE GAMES si rivela un flop. Incapace di intercettare i nuovi suoni che scuotono la scena rock, la band si scioglie nel giugno del 1968: Page forma con Dreja i New Yardbirds (che evolvono poco dopo nei Led Zeppelin, ereditando dalla band precedente un cavallo di battaglia come “Dazed and confused”) mentre McCarty e Relf cambiano registro e formano il gruppo folk sinfonico dei Renaissance (il vocalist morirà trentaduenne nel maggio del 1976, folgorato da una scarica elettrica della sua chitarra). Nel 1982 McCarty, Dreja e Samwell-Smith lanciano insieme un nuovo progetto musicale intitolato Box Of Frogs, pubblicando due album, “Box Of Frogs” (1984) e “Strange land” (1986), in cui compaiono Beck, Page e ospiti di lusso come Rory Gallagher, Steve Hackett, Roger Chapman, Graham Parker e Ian Dury. Nel 2003 gli stessi Dreja e McCarty sono protagonisti di un’altra parziale reunion che sfocia in un disco di classici e inediti, BIRDLAND, pubblicato dall’etichetta di Steve Vai e arricchito dalla presenza di chitarristi illustri: oltre allo stesso Vai e a Beck sono della partita Slash, Brian May, Steve Lukather e Joe Satriani. Chris e Jim guidano anche l’ultima e tuttora attiva incarnazione della band, che include il cantante Andy Mitchell, il bassista David Smale e il chitarrista Ben King. (06 giu 2011)