Biografia

Ambasciatori della musica di New Orleans nel mondo, i fratelli Neville suonano ufficialmente insieme dalla metà degli anni ’70. Tutti e quattro, tuttavia, hanno alle spalle esperienze musicali di rilievo. Art, il primogenito, esordisce giovanissimo nel 1954 scrivendo per le Hawkettes uno dei classici immortali della Crescent City, “Mardi Gras mambo”; nel 1962 va in classifica con un pezzo firmato da Allen Toussaint, “All these things”, e nei primi anni ’70 capeggia i Meters, formazione chiave nello sviluppo del funk afroamericano. Aaron, fisico imponente che contrasta con l’inconfondibile voce in falsetto, vive il suo primo momento di gloria nel 1966 con la ballata “Tell it like it is”. Charles, sassofonista, si fa le ossa suonando con B.B. King e Bobby “Blue” Bland prima di trasferirsi a New York e dedicarsi al jazz. Cyril, infine, milita con Aaron nei Soul Machine prima di unirsi ai Meters di Art.
Dopo varie collaborazioni incrociate, la prima riunione al gran completo avviene per iniziativa dello zio dei quattro, George Landry alias Chief Big Jolly, che li ingaggia nei suoi Wild Tchoupitoulas, pittoresca formazione che prende spunto dalle “marching bands” e dalle tradizioni carnevalesche della città. Da lì prende forma il progetto Neville Brothers, con un primo disco omonimo pubblicato nel 1971 dalla Capitol: per quanto immatura, la raccolta evidenzia già le eterogenee influenze stilistiche di una band che attinge indifferentemente dal soul, dal funk, dalla musica africana, dalla canzone pop e dai maestri del New Orleans Sound come Professor Longhair e Allen Toussaint. I primi riconoscimenti internazionali arrivano con il secondo album, FIYO ON THE BAYOU (1981), pubblicamente lodato da Keith Richards dei Rolling Stones che lo indica come suo disco preferito dell’anno: nell’occasione, oltre a tracciare nuove strade per il New Orleans sound, i fratelli Neville riprendono classici della tradizione locale (“Iko iko”) e celebri standard dell’easy listening americano (la “Mona Lisa” di Nat King Cole). Il quartetto, rinforzato da una efficace sezione ritmica, si impone anche come una delle massime attrazioni live della città: testimonianza della sua esuberante vitalità sul palco sono i due volumi NEVILLE-IZATION, registrati in uno dei più celebri night club di New Orleans, il Tipitina, e poi raccolti in un unico disco, LIVE AT TIPITINA’S, dalla Rhino. Nonostante la presenza in studio di Carlos Santana e di Jerry Garcia (Grateful Dead), il successivo UPTOWN è una mezza delusione e bisogna attendere il 1989 perché i Neville Brothers divengano un nome familiare anche presso il pubblico rock. Merito di Daniel Lanois, che li produce, e di uno straordinario album, YELLOW MOON, in cui affrontano per la prima volta un repertorio cantautorale doc, aprendosi a tematiche di consapevolezza sociale e politica con “A change is gonna come” di Sam Cooke, la dylaniana “With God on our side” e “Sister Rosa”, dedicata a una figura simbolica dell’emancipazione afroamericana come Rosa Parks. Sull’onda montante di quel successo sfornano il quasi altrettanto convincente BROTHER’S KEEPER.. I Neville, a quel punto, si conquistano un posto nell’establishment della musica pop rock internazionale: non riescono tuttavia a replicare i fasti del loro momento d’oro e non bastano le collaborazioni con musicisti di grido come Wyclef Jean e il rapper B.G. a donare freschezza alle loro produzioni successive. Maggiore successo riscuote, sia pure tra alti e bassi, la carriera solista di Aaron, orientata a un suono decisamente più pop e di ispirazione spesso religiosa. Grazie alle sue esibizioni dal vivo, la famiglia musicale conserva tuttavia la sua reputazione e si allarga con l’affermazione commerciale del figlio dello stesso Aaron, Ivan Neville. (08 apr 2008)