Biografia

I Jam prendono forma a Woking (nel Surrey, a pochi chilometri da Londra), dove nella prima metà degli anni Settanta Paul Weller (basso) e Steve Brookes (chitarra), compagni di scuola alla Sheerwater County Secondary School, formano una band con Neil “Bomber” Harris (batteria) e Dave Waller (chitarra). Attraverso successivi avvicendamenti, la formazione si evolve in un trio con Weller (passato alla chitarra e alla voce solista) affiancato da Rick Buckler (batteria) e da Bruce Foxton (basso), e si conquista una discreta fama calcando i palcoscenici di importanti club londinesi come il Marquee e il 100 Club: spesso apparentati all’emergente movimento punk, i Jam coltivano in realtà una sbandierata predilezione per la cultura mod, il soul della Tamla Motown e la musica anni Sessanta di Kinks, Who e Small Faces, evidente nelle scelte estetiche e musicali (Weller e Foxton usano solo chitarre Rickenbacker) che li distinguono dagli altri gruppi emergenti del periodo. E’ la Polydor Records, nei primi mesi del 1977, a mettere sotto contratto i tre ragazzi (che per manager hanno il papà di Paul, John Weller) e a pubblicare dapprima un singolo, “In the city”, e poi un omonimo album che esce nel mese di maggio di quello stesso anno. Il disco ottiene buone recensioni e confortanti riscontri commerciali, ma la critica non è altrettanto tenera con il di poco successivo THIS IS THE MODERN WORLD, pubblicato sul finire del ’77 e considerato da molti recensori un mezzo passo falso. Dopo mesi trascorsi in tour, la realizzazione del terzo album si rivela piuttosto tormentata a causa della disillusione e dell’inaridimento creativo di Weller, frontman, songwriter principale e leader incontrastato del gruppo. La crisi, però, è solo passeggera: brani come “ ‘A’ bomb in Wardour Street”, “Down in the tube station at midnight”, “In the crowd”, la ballata acustica “English rose” e la cover dei Kinks “David Watts” mettono a tacere ogni critica trascinando l’album ALL MOD CONS, oggi riconosciuto come un classico del rock inglese, al numero 6 delle classifiche inglesi. Preceduto dal singolo “Eton rifles” (n.3 nelle charts), il successivo SETTING SONS fa ancora meglio salendo fino al quarto posto e inaugurando il momento di massima popolarità del trio, capace con “Going underground” (inizialmente concepito come lato b di “Dreams of children”) di issarsi in vetta alla classifica inglese nel marzo del 1980: l’exploit si ripeterà in agosto con “Start!”, ricalcato sulla beatlesiana “Taxman” e pezzo trainante di un altro caposaldo della discografia, “Sound affects”, ispirato ai Beatles di “Revolver” come alla new wave di Wire, Gang Of Four e Joy Division (un altro brano del disco, “That’s entertainment”, diventa un singolo di successo grazie alla importazione dagli Usa, dal momento che in patria non viene pubblicato come 45 giri). Dopo “Funeral pyre” e “Absolute beginners”, altri singoli da Top 5, è il ritmo Motown di “Town called malice” (accoppiato al funk di “Precious”) a fruttare ai Jam nel gennaio del 1982 un terzo numero uno nelle classifiche britanniche dei 45 giri; lo stesso risultato otterrà l’album THE GIFT, raccolta di brani molto influenzati dalla musica afroamericana anni ’60 e ’70. L’irrequieto Weller, salutato suo malgrado come “portavoce di una generazione”, sta però già guardando oltre e, dopo due ultimi singoli (“The bitterest pill (I ever had to swallow)” e “Beat surrender”, brano guida di un Ep con cinque canzoni) annuncia nell’ottobre del 1982 la fine dell’avventura dei Jam – popolarissimi in patria, molto meno fuori dai confini britannici – regalando ai fan un ultimo tour di grande successo e intensità emotiva. Buckler e Foxton (autore di un album solista, poi per qualche tempo negli Stiff Little Fingers) scompaiono dai riflettori e a un certo punto cercano di capitalizzare i successi del passato con l’effimera esperienza dei From The Jam. Weller, da parte sua, si reinventa una nuova e fortunata carriera, prima con gli Style Council e poi come solista, guadagnandosi negli anni l’appellativo di “Modfather” e la stima dei musicisti delle generazioni successive (a partire dai fratelli Gallagher degli Oasis). Nel 2010 arriva anche la riconciliazione con Foxton, presente in studio in due brani sull’album “Wake up the nation”. (15 dic 2010)