Biografia

La storia dei Dust Junkys è iniziata nella primavera del 1994. Nicky Lockett, un esperto rapper già conosciuto per il suo lavoro con gli 808 State e artista da top ten grazie al suo alter ego MC Tunes, si trovava a fare un giro sulla avenue di "quelli che ricominciano daccapo" quando incontrò il suo vecchio compagno di musica, nel frattempo divenuto produttore, Johnny Jay. Avendo già lavorato insieme anni prima ad un nucleo impegnato a destrutturare battiti e ritmo, i due rendono la loro riunione sin da subito estremamente fruttuosa e, grazie alle idee di Nicky e allo spirito di iniziativa di Johnny, la loro nuova visione musicale inizia progressivamente a realizzarsi. Nasceva così un un team di lavoro composto da Paul Billington (programmatore), Ganiyu Pierre Casper (DJ & vocalist), Nick e Johnny: il lavoro parte di getto. La base embrionale del loro suono risiedeva nelle radici country e loops West Coast su cui si appoggiavano sapienti liriche in metriche robuste: così l’unico risultato concreto di questa prima fase di studio fu quello di definire da subito il loro stile unico, trans-Atlantico. Tutto ciò di cui avevano bisogno a questo punto era un nome. Nascosto nel mezzo di "Nothin’ Personal", una delle prime canzoni di Nicky, il nome era già lì.

All’arrivo dell’estate i Dust Junkys erano già partiti con le loro serate di Sound System, che di volta in volta richiamavano sempre più pubblico, in un celebre locale di jazz e blues di Manchester, ma in quell’autunno la kermesse musicale "In the city" finì per rivelarsi il vero punto di svolta dell’intera vicenda. Nick si esibì per una performance improvvisata insieme al gruppo rock un tempo assai acclamato, Chief. E’ stato in quell’occasione che Nick ha preso in considerazione l’idea di creare la forze offensiva di una live band per dare contrasto ai suoi testi, e da lì iniziò anche la ‘missione’ di reclutare una forza potente dal vivo. A Novembre Steve O..J. (Collision X, K Klass, Chief) entrò nella formazione come bassista. Aveva sentito parlare di un prodigio del posto che si diceva somigliasse e suonasse come Jimi Hendrix e, senza averlo neanche mai visto, il gruppo radunato fino a quel momento decise di coinvolgerlo nel progetto. Sam Brox, figlio del leggendario bluesman Victor Brox, aveva progetti diversi...almeno per un periodo. Dopo ripetute telefonate, velate minacce e promesse di indicibili ricchezze, Sam finalmente capitolò. E, con l’aggiunta di Myckey Wilson, session man di grande prestigio e reputazione, la line up era completa. In una città che appariva barcollante su delle fondamenta musicali poco solide i Dust Junkys si sono trovati a ricostruire un nuovo quartiere alla moda su solide basi rock.

Con la forza d’attacco ‘live’ pronta a scatenare tutta la sua potenza, i Dust Junkys saggiarono le acque suonando a party in capannoni, in occasioni speciali e per qualche showcase. La voce era già passata dalla Machester underground alla Londra dell’industria musicale veloce come una fiammata, e nel marzo del 1996 il gruppo trovò una seconda casa ad Hammersmith, firmando con la Polydor. Il resto dell’anno fu trascorso suonando dal giro e scrivendo materiale per l’album di debutto - la loro reputazione gli procacciava già ingaggi come gruppo di supporto per Fun Lovin’ Criminals, Red Snapper e Alabama 3.

A fine gennaio i Dust Junkys si unirono al produttore Al Stone (Stereo MC’s, Jamiroquai) al Great Linford Manor di Milton Kaynes, per iniziare il lavoro sull’album di debutto. Essendo il gruppo tecnicamente operativo tanto in studio che dal vivo, il prodotto delle loro sessions di studio, con il trascorrere dei giorni, era sempre più il frutto armonioso dei semi piantati in origine. L’album, ormai finito con i soli missaggi da ultimare nel mese di maggio, è una miscela di potenti canzoni pop, che assemblano schegge ‘soniche’ in maniera perfetta. Con dei punti di riferimento troppo vasti per poter essere oggetto di spiegazioni, i Dust Junkys danno forma ad una miscela di ingredienti presi da ricette pop degli anni ’60, rap, chitarra dissonante, soul, punk, ragga, heavy rock, country classico e hip hop, nella quale può comunque rinvenirsi il loro miscuglio sonico originale.

L’assalto dei Dust Junkys al pubblico degli acquirenti di dischi arrivò con la pubblicazione di "Living In A Pocket Of A Drug Queen", uscito lo scorso giugno e seguito da "Non Stop Operation", che assicurò al gruppo le prime apparizioni nelle playlist e nelle classifiche top 50, oltre ad incrementare il seguito dei propri devoti conquistati dalle performances live. Il video di "Non Stop Operation" metteva in mostra la macchina ad adrenalina, resa più resistente dalla strada, adatta a party no-stop, che i Dust Junkys erano diventati. E’ tale la loro reputazione come band live che, negli ultimi mesi dello scorso anno, il gruppo ha partecipato al tour inglese dei Black Grape, loro concittadini mancuniani. Questa partnership formidabile e adeguata è diventata celebre non solo per il valore artistico da essa espresso, ma anche per la reputazione infame di totale inaffidabilità espressa a più riprese da entrambe le band.

E veniamo ad oggi. Il prossimo singolo, "What Time Is It", esce in questi giorni, seguito, il prossimo 2 marzo, dal loro album d’esordio intitolato "Done & Dusted". Entrambe le uscite saranno accompagnate da una lunga serie di concerti.

FORMAZIONE
Sam Brox - chitarre
Ganiyu Pierre Gasper - JF/ rapper
Nicky Lockett - rapper
Steve OJ - basso
Mykey Wilson - batteria

(05 mag 1998)