Bettye LaVette
La biografia
Biografia
Nata a Muskegon, Michigan, il 29 gennaio del 1946, Bettye LaVette (vero nome Betty Haskins) cresce a Detroit, la “motor city” patria della Ford e del soul targato Motown. A soli sedici anni, nel 1962, registra il suo primo 45 giri, “My man-he’s a loving man”, che la Atlantic distribuisce sul territorio nazionale portandolo nella Top 10 delle classifiche specializzate in r&b (il brano verrà successivamente registrato anche da Tina Turner e da Ann Peebles). Alla primavera del 1965 risale la pubblicazione, da parte della indie Calla, della sua incisione più famosa, “Let me down easy”, ballata firmata da Dee Dee Ford che Bettye registrerà una seconda volta nel ’69 per un’altra piccola etichetta, la Karen.Le successive peregrinazioni tra numerose case discografiche (tra queste anche Atco, Epic e la stessa Motown) disperdono però il suo potenziale portando meno frutti di quanto sperato: tra le cose migliori e più in vista della frastagliata produzione si segnalano “He made a woman out of me” (un hit da Top 30, poi rifatto anche da Bobbie Gentry) e, in pieno disco-boom, “Doin’ the best that I can” , una cover dei Beatles (“With a little help from my friends”) e versioni di classici come “Games people play” (Joe South) e “Piece of my heart” (Erma Franklin, Janis Joplin), mentre Stevie Wonder scrive apposta per lei “Hey love” e “It’s your turn to cry” (di Joe Simon) la conferma impareggiabile sul versante della soul ballad più torturata e passionale.
Il primo album, di nuovo per la Atlantic, prende forma soltanto nel 1972 a seguito di sedute di registrazione tenute nei leggendari studi di Muscle Shoals in compagnia dei Memphis Horns e del produttore Brad Shapiro. Il disco, che avrebbe dovuto intitolarsi “Child of the Seventies”, viene tuttavia inspiegabilmente messo da parte: affiorerà nei negozi soltanto nel 2000, quando il collezionista soul francese Gilles Petard ne acquisisce i diritti e lo pubblica con il titolo di SOUVENIRS sulla sua etichetta Art & Soul. Il primo Lp della LaVette a vedere effettivamente la luce, dunque, è TELL ME A LIE, registrato nel 1982 a Nashville ancora in compagnia dei Memphis Horns e pubblicato dalla Motown. Sembra l’inizio di un nuovo capitolo, invece è un salto nel buio che inaugura un lunghissimo periodo di silenzio discografico che si protrae per quasi vent’anni.
Dopo che A WOMAN LIKE ME (2003) procura alla LaVette il W.C. Handy Award destinato agli interpreti blues è il presidente dell’etichetta alternative rock Anti, Andy Kaulkin, a offrirle la chance di un tardivo e meritatissimo riscatto. Firmato un contratto per tre album, Bettye – su suggerimento del discografico – incide un disco di canzoni al femminile (firmate da autrici come Rosanne Cash, Dolly Parton, Lucinda Williams, Fiona Apple, Sinead O’Connor, Joan Armatrading e Aimee Mann), I’VE GOT MY OWN HELL TO RAISE, prodotto con gusto e sensibilità al tempo stesso rétro e moderna da Joe Henry. E’ la mossa giusta per avvicinare all’arte e alla voce di Bettye la critica più attenta e una nuova fascia di pubblico, per lo più bianco e orientato al rock; tra i nuovi fan della soul singer figurano anche gli emergenti rocker sudisti Drive-by Truckers, che affianco la LaVette in occasione del disco successivo, THE SCENE OF THE CRIME (2007). Il 18 gennaio 2009 Bettye guadagna il palcoscenico più importante della sua carriera, esibendosi in duetto con Jon Bon Jovi in una toccante interpretazione di “A change is gonna come” di Sam Cooke al Lincoln Memorial di Washington durante la cerimonia di inaugurazione della presidenza di Barack Obama. Il mese prima, una performance dal vivo di “Love, reign o’er me” degli Who al Kennedy Centers Honor della stessa Washington dà il la al progetto successivo: un altro album di cover, INTERPRETATIONS: THE BRITISH ROCK SONGBOOK, in cui la straordinaria interprete si misura con la storia del rock inglese pescando dal repertorio di Beatles, Rolling Stones, Who, Pink Floyd, Led Zeppelin, Traffic, Moody Blues ed Elton John.
Nel 2012, per festeggiare i primi cinquant'anni di carriera, pubblica un'autobiografia (“A woman like me”) e un nuovo disco, THANKFUL N' THOUGHTFUL, dove reinterpreta i classici americani spaziando da Bob Dylan a Tom Waits. WORTHY del 2015 guadagna una nomination ai Grammy come album blues dell'anno. Nel 2017 Lavette compare nel film documentario "The American Epic sessions", l'anno successivo dedica per la prima volta un intero album a un solo autore: è Bob Dylan, di cui rifà 12 canzoni in THINGS HAVE CHANGED, prodotto da Steve Jordan. (28 mar 2018)