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Il cambiamento è un concetto che a noi fan del rock più duro e catafratto spesso fa venire la pelle d'oca. Siamo tanto libertari e spiriti liberi negli ideali, quanto conservatori nell'approccio alla musica che più ci piace (ed è inutile dire che non è vero, per cortesia... sappiamo tutti che è così). È tenendo ben presente la considerazione filosofica da bancone da bar di cui sopra che ci si può avvicinare all'ultima fatica dei Mastodon, questo "The Hunter" sfornato bello caldo una decina di giorni orsono.
I 13 pezzi dell'album segnano un'ulteriore evoluzione sonica per il combo di Atlanta che - se col precedente "Crack In The Skye" aveva dato una svolta intimista, progressiva ed eterea al proprio sound (abbandonando le suggestioni più sludge e metal) - ora muta nuovamente rotta.
Il vento che gonfia le vele della nave Mastodon adesso è quello di un rock sanguigno, psichedelico, malinconico ma robusto, immediato e ruvido al medesimo tempo. In pratica le composizioni si fanno più accessibili anche per palati meno da gourmet, abbracciando soluzioni vicine al meglio del rock alternativo degli ultimi 10 anni, Queens Of the Stone Age su tutti.
Il mantra questa volta è "più feeling, meno tecnica" e la tradizione rock incombe su ogni riff, fornendo la sostanza e la chiave di lettura dell'intero disco. Con "The Hunter" il discorso complesso articolato nell'album precedente si fa più diretto, ficcante, dritto al punto; la forma canzone, nella sua concezione più tradizionale, diviene l'impalcatura concettuale di un songwriting spogliato di ogni velleità troppo elaborata, che si esprime in composizioni più brevi, che superano i cinque minuti solo in due episodi isolati, assestandosi su lunghezze molto più ristrette.
È una delusione dunque? Decisamente no. Il cambiamento, si diceva, non piace a noi rocker - almeno al primo impatto. Ma è innegabile che lo spirito dei Mastodon (almeno degli ultimi Mastodon) è mutato senza uscirne irrimediabilmente stravolto; di sicuro ora hanno meno appeal per chi cerca principalmente cerebralità, pesantezza plumbea e sfide intellettuali, eppure gli elementi fondanti della loro essenza ci sono - e sono ben evidenti. Semplicemente ora sono declinati in maniera più accessibile, che permette alla band di raggiungere un pubblico altrimenti precluso. Di sicuro ciò non farà piacere agli amanti della nicchia, che già hanno accusato il gruppo di essere più interessato a fare da gregario dei grandi nomi da festival, piuttosto che proseguire per la propria strada intransigente; eppure è un giudizio piuttosto ingeneroso.
Se avvicinato con il doveroso spirito critico libero da pregiudizi, "The Hunter" è davvero un bel disco di hard rock sabbathiano con inserti psichedelici, parti southern e molte frazioni orecchiabili. E questo è ciò che più conta.
(Andrea Valentini)
TRACKLIST
"Black tongue"
"Curl of the burl"
"Blasteroid"
"Stargasm"
"Octopus has no friends"
"All the heavy lifting"
"The hunter"
"Dry bone valley"
"Thickening"
"Creature lives"
"Spectrelight"
"Bedazzled fingernails"
"The sparrow"
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