Claudio Rocchi: 'Torno a far musica, è la mia quarta vita'
L'invito esplicito (in un'altra canzone di "In alto") è di inseguire la bellezza e la poesia. "Ognuno di noi ha spazi infiniti di crescita", riflette Claudio. "Per diventare più capace, più coraggioso, più accogliente. In una parola, migliore. Il primo pezzo del disco si intitola 'Per gli stendardi': e gli stendardi da affidare al vento sono proprio i nostri slanci ideali".
Lo riconoscerete, se vi è rimasto in mente e nel cuore qualche capitolo della sua lunga e avventurosa storia, in questo mix di pop song, elettronica e psichedelia, in queste ballate stralunate per cui è difficile trovare paragoni vicini e lontani. Forse solo quel maverick di Roy Harper adorato dai Led Zeppelin e dai Pink Floyd. "L'ho scoprii quando avevo 13 o 14 anni", ricorda Rocchi. "E l'ho sempre considerato un maestro per quella sua libertà espressiva difficile da imbrigliare". Consonanze che ritornano, come quella con la Cramps: "Ne ho riconosciuto il dna, il giovane Tisocco jr. la sta gestendo con entusiasmo e intelligenza. Curioso, che questo mio ulteriore ripropormi sulla scena come singer-songwriter, artista e musicista corrisponda alla terza, forse quarta rinascita di un'etichetta che, per catalogo e forza del marchio, credo non abbia eguali nel panorama italiano". Intorno però tutto è cambiato... "Beh, certo. Ed è tornato cruciale il momento live, il suonare in giro che serve a crearsi una base di credibilità e di conoscenza. Io sono di nuovo pronto. Mi è tornata prepotente la voglia di suonare dal vivo, per me il 2012 sarà un anno di concerti". A Milano si è appena esibito, da solo, alla Santeria di via Paladini. "Alterno i concerti in solitaria a quelli con il gruppo, a seconda del budget a disposizione. Mi sono messo a suonare con un quartetto di giovani jazzisti di Cerveteri, i Vertical Project, due ragazze e due ragazzi che suonano tastiere, contrabbasso, batteria e chitarra e che hanno collaborato anche al disco. Quando sono solo, invece, uso i miei strumenti filtrandoli con l'elettronica. Finalmente mi pare di aver trovato un equilibrio tra la mia anima di songwriter e quella di ricercatore di suoni, che in me sono sempre convissute trovando pochi spazi d'integrazione. Quand'ero adolescente adoravo ascoltare Xenakis, Berio e la musica contemporanea. Qualche anno dopo, quando cominciai a lavorare a 'Per voi giovani', ebbi occasione di frequentarelo studio di Fonologia Rai di Milano, un laboratorio sonoro pieno zeppo di filtri, oscillatori, modulatori ad anello e tante altre apparecchiature proto-elettroniche. Mi ha sempre affascinato, l'elettronica, e la ricerca effettuata attraverso gli strumenti di controllo delle forme d'onda. Di tutta la produzione Beatles, le cose che mi piacciono di più sono i dischi sperimentali di George Harrison. Ho amato molto la scena tedesca. E poi Terry Riley, La Monte Young e Philip Glass, compositori di confine tra i moduli della musica colta e un certo modo magico, sciamanico, di indurre l'esperienza sonora. Il tutto filtrato dalle esperienze con le sostanze psicotrope che a quei tempi erano ineludibili...Se ricordi, il mio primo disco solista del 1969, 'Viaggio', si apriva con 'Oeuvres', un pezzo di sette minuti di musica elettronica".
Si dispiace, Rocchi, che gran parte del pubblico lo associ ancora a quei vecchi dischi Ariston, al primo album e a "Volo magico n.1"? "No, niente affatto, perché oggi mi sono riconciliato con tutte le mie fasi musicali e mi sento sereno. Nella mia visione del mondo tempo e spazio non esistono. E' l'essere che conta, e il divenire ha una sola direzione: in avanti. Così, nel mio nuovo set ci sono pezzi da quasi tutti i miei dischi: da 'Viaggio' e da 'Volo magico', da 'La norma del cielo' e da 'Essenza', da 'Il miele dei pianeti, le isole, le api'. Dai vecchi dischi Cramps, 'A fuoco' e 'Non ce n'è per nessuno', e dal nuovo album. Con diciannove album alle spalle ho un ampio repertorio a cui attingere".
Come ama dire lui: Claudio Rocchi è davvero tornato nel mondo. "Ognuno di noi ha andamenti fasali, e i miei cicli sono piuttosto lunghi: quindici anni alla volta! Sto vivendo, mi verrebbe da dire, la mia quarta vita. Nella prima, fino a quindici anni, sono stato uno studente. Poi, fino a 29, ho vissuto da aspirante pop star. Nei quindici anni successivi sono stato un aspirante santo.. E ora rieccomi qui. A fare musica e radio, a scrivere, a lanciare segnali. Non vedo l'ora che inizi la quinta, di vita". Come sarà? "Chissà, amo le sorprese ("Le sorprese non amano annunciarsi sono un gruppo rock di fanciulle suonano nude e sono bellissime" è il titolo di un suo libro edito nel 2003) e potrebbero esserci dei risvolti inattesi. Magari il successo mainstream, che ancora mi manca. O addirittura un contributo creativo e un po' visionario alla cosiddetta 'politica'. Con alcuni amici mi sto appassionando a un progetto di architettura statale che ancora non esiste: immaginiamo una trasformazione strutturale che inserisca accanto ai classici poteri istituzionali degli organi di rappresentanza della società civile. Un Senato che torni ad essere un'assemblea di saggi al servizio dei cittadini e un presidente della Repubblica espresso dal popolo. E' un progetto idealistico, mi rendo conto, e un tantino ingenuo. Ma l'intuizione mi sembra degna di essere sviluppata: una proposta alternativa per dare modo a ognuno di noi di tornare a essere determinante, in mezzo agli altri". Un Rocchi inedito, "costituzionalista" e appassionato di scienze politiche? "Il primo a esserne sorpreso, data la mia storia precedente, sono io".
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Nato a Milano nel 1951, entra negli Stormy Six giovanissimo e collabora, come compositore… leggi tutto >
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