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XTC
20 mag 1999 - 07 gen 1999 -

XTC

E’ da poco uscito anche in Italia “Homegrown”: un disco che raccoglie i demo incisi per la lavorazione di quell’ “Apple Venus Vol. II –Wasp Star” pubblicato nel 2000. Per gli XTC è il quarto LP in poco più di due anni: ad “Apple Venus Vol. I” (1999) seguì poco dopo “Homespun”, la relativa raccolta di bozzetti sonori. Tutto questo dopo una pausa durata sette anni (dal 1992, quando raggiunse i negozi “Nonsuch”) , dovuta ai noti problemi legali con la Virgin.
“Homegrown” è l’occasione per ripercorrere insieme ad Andy Partridge tutte le tappe di questo tormentato decennio e del progetto “Apple Venus”. In questa lunga chiacchierata, la mente del gruppo, raggiunto telefonicamente nella natia Swindon, ci svela alcune interessanti chicche inedite: la nuova lite con una casa discografica (la Cooking Vinyl), la decisione di mettersi in proprio per distribuire la propria opera, l’uscita di un disco di rarità la prossima primavera per chiudere definitivamente il rapporto con la Virgin.


Tra il 1992 e il 1997 non avete pubblicato nessun disco. Nel 1999 è uscito “Apple Venus Vol. 1”. Ora questo “Homegrown” che è il quarto LP in tre anni… Cosa è successo?
Per chi non lo sapesse, siamo andati in sciopero con la Virgin, la nostra etichetta di allora, che non sembrava interessata a lanciare i nostri dischi. Ci siamo sentiti intrappolati in un contratto capestro: non ricavavamo nulla dalla vendita dei nostri album, fina dalle nostre origini, nel 1977. Così abbiamo sentito la necessità di andare da qualche parte dove ci sentissimo apprezzati. È stato come una sorta di matrimonio finito male… Ma la Virgin non voleva concederci il divorzio, così l’unica cosa potevamo fare era uno “strike”. Come si dice in italiano? Uno sciopero, esatto…

Così vi siete rifiutati di fare musica…
Ci siamo rifiutati di andare in studio o incidere dischi per loro. Abbiamo cercato di fargli capire che eravamo diventati inutili, ma ci hanno messo cinque anni a realizzarlo… Nel frattempo la vita andava avanti normalmente: io ho divorziato da mia moglie, ho continuato a scrivere un sacco di canzoni, mettendole da parte per un momento in cui potessi registrarle senza essere vincolato dalla Virgin. In seguito ci hanno lasciato liberi, forse perché li ho messi in imbarazzo di fronte alla stampa… Ci hanno posto come condizione di pubblicare un disco per terminare il contratto, che si intitolerà “Coat of many cupboards” e uscirà la prossima primavera. Ci hanno finalmente lasciati liberi nel 1997.

Dopo essere stati in sciopero siete diventati dei “workoholic” del maniaci del lavoro…
Prima del 1997 è stato tutto molto frustrante, perché volevamo lavorare, ma non potevamo farlo. Così avevamo pronto materiale per tre o quattro dischi e appena abbiamo potuto ci siamo buttati a capofitto nel registrare. Il progetto originale era un doppio CD, che contenesse su un disco il meglio del materiale acustico e orchestrale, sull’altro il meglio di quello elettrico. Non siamo riusciti a farcelo finanziare; nel frattempo Dave Gregory ha lasciato il gruppo e io e Colin Moulding abbiamo perso per strada il produttore originale. Così abbiamo deciso di registrare lo stesso i brani secondo lo schema originale, pubblicandoli però poi su due CD differenti. Il materiale acustico e orchestrale è diventato “Apple Venus Vol.I”, quello elettrico “Apple Venus Vol.II”

Dopo la Virgin, avete firmato con la Cooking Vinyl. Come sono andate queste seconde nozze?
Male. Avete in italiano l’espressione “Out of the frying pan, into the fire”? Ah, si ecco: dalla padella nella brace! Eravamo il nome di punta della Cooking Vynil ma… Devo stare attento a quello che dico perché abbiamo un po’ di problemi legali in corso. Per così dire, i loro avvocati sono come Shakespeare: raccontano grandi storie di finzione, ma del tutto inventate. Così abbiamo deciso che in futuro non firmeremo più per nessuna etichetta ma ci pubblicheremo da soli i dischi. “Homegrown” è il primo disco che esce per la nostra neonata etichetta Idea Records.

Uno dei motivi di frizione con la Cooking Vinyl è stata l’idea di pubblicare due dischi di demo a ridosso di altre due uscite più convenzionali?
No, in realtà la situazione si è complicata soprattutto per motivi finanziari. Per semplificare, non ci hanno mai pagato i soldi che ci sarebbero spettati per i dischi che effettivamente avevamo venduto.

I due dischi di demo facevano parte del progetto originale che ha dato vita ad “Apple Venus”?
No, sono nati per caso. O meglio, è un esempio di arte nata dal pubblico. Alcuni dei demo, dopo che li avevamo dati alla Virgin o ad altre case discografiche per cercare un contratto, erano circolati tra il pubblico dei nostri fan sotto forma di bootleg, prima che pubblicassimo le canzoni ufficialmente. La qualità sonora, in alcuni casi era di pessima qualità, così qualcuno ci ha chiesto di averli in una forma migliore. Mi sono detto: perché no? Se fossi interessato al lavoro di un pittore, uno scultore o anche di un mago, mi piacerebbe sapere come è riuscito ad arrivare all’opera finita o a fare il trucco.

I demo, però di solito vengono pubblicate per condire ristampe che vengono immesse sul mercato molto tempo dopo la pubblicazione del disco originale. “Homespun” e “Homegrown” sono usciti a neanche un anno di distanza dai rispettivi volumi di “Apple Venus”.
Si, solitamente è una sorta di celebrazione, ma è anche un modo per demistificare il trucco. Personalmente sono più interessato a capire come un trucco viene congegnato che il trucco in sé… E’ questa la vera magia: non tanto credere che qualcuno galleggi nell’aria, ma il modo in cui riescono a fartelo credere.

Questa, però, rischia di diventare un’operazione solo per fan…
Mi rendo conto che alcune persone possano preferire di pensare che esista solo la magia, e non gli interessa sapere cosa c’è dietro. Io, però sono più interessato al trucco… Rischia di essere anticommerciale? Non lo so, perché questi due dischi in realtà hanno venduto abbastanza bene.

“Homespun” riproduceva in tutto e per tutto la struttura di “Apple Venus Vol.I”. “Homegrown”, invece contiene anche più abbozzi della stessa canzoni poi finite su “Apple Venus Vol.II”…
Mentre lavoravamo a quest’ultimo disco avevamo capito che era meglio buttare giù più abbozzi della stessa canzone. Questi diversi tentativi sono finiti su “Homegrown”, ma abbiamo almeno mantenuto l’ordine della tracklist di “Apple Venus Vol.II”.

Per parlare degli XTC usi spesso come termine di paragone le arti figurative, che sono arti che non prevedono la performance, come la musica. Forse perché molto tempo fa avete preso una decisione di non esibirvi più dal vivo ma di diventare una band da studio. Avete mai rimpianto questa decisione?
No, non la rimpiango per nulla. Penso che se non avessi preso quella decisione, prima o poi avrei smesso di fare musica del tutto, perché mi sentivo imprigionato nella routine: devi fare un tour perché devi ha fatto un disco e devi fare un disco perché hai fatto un tour. E’ come essere su un binario morto: riuscire ad uscirne ha rinvigorito la mia mente e la mia musica. Non credo che avrei scritto quello che ho scritto se non avessi preso quella decisione.

Quindi per te la musica è una “recording art”, non una “performing art”…
Certo, personalmente non mi interessa la performance. Anzi credo che la musica dal vivo spesso non funzioni. Questo interesse per la musica dal vivo e per il performer è comunque un fenomeno relativamente recente. La musica dal vivo una volta non era qualcosa da guardare. Oggi è diventata l’adorazione di un eroe su un palco, una sorta di culto della personalità. Storicamente, la canzone era più importante del perfomer e l’esecuzione avveniva mentre mangiavi o ballavi… Gli XTC non sono degli eroi, ma un gruppo che fa delle canzoni.

Siete stati paragonati un sacco di volte ai Beatles che, come voi, ad un certo punto smisero di suonare dal vivo per dedicarsi alla registrazione in studio. Ti infastidiscono questi paragoni?
No, credo che sia solo giornalismo pigro… Certamente mi piacciono e sono stati un’influenza, ma tutto finisce li e non credo che ci sia altro da dire. Abbiamo flirtato con idee beatlesiane, come la copertina di “Oranges & lemons”, che ricordava la grafica di “Yellow Submarine”, o come alcuni riferimenti alla psichedelia di quel periodo. Ma, davvero, forzare troppo questo paragone credo che sia solo giornalismo pigro…

Proprio i Beatles hanno finito per generare quei fenomeni di adorazione totale del musicista che deprecavi poco fa. Basta pensare a cosa si è letto poco tempo fa in occasione della morte di George Harrison…
La morte di George non è stato uno shock come nel caso dell’assassinio di Lennon, che era stato improvviso e inaspettato. La maggior parte dei media lo sapeva e se lo aspettava, e tutto questo insistere sulla sua morte è un altro caso di giornalismo pigro: è una malattia di cui vediamo gli effetti ogni giorno. Ho fatto un paio di interviste poco dopo la sua scomparsa e non sapevo davvero cosa dire. Non è mai stato un vero modello per me. Sapevo che il nostro disco “Skylarking” era uno dei sui preferiti e questo mi onorava.

Prima parlavi di “Coat of many cupboards”, questo disco che uscirà per la Virgin la prossima primaverà. Cosa conterrà?
Per essere brutalmente onesti, raschierà il fondo del barile per estinguere il contratto con la Virgin. E’ stata l’unica condizione che ci hanno posto per rescindere il legame con loro. Il fatto è che non c’era più molta roba da pubblicare nei loro archivi. In alcuni casi provammo a registrare qualche brano per farne un singolo, salvo poi accantonarlo perché non funzionava; o alcuni brani dal vivo, o ancora alcune canzoni che al tempo non ritenemmo buone abbastanza per pubblicarle su un album. E’ un operazione di pulizia degli archivi, in realtà. Sarà interessante per i fan, ma è materiale che abbiamo già scartato una volta.

Quando possiamo invece aspettarci della nuova musica degli XTC?
Appena mi sarò levato dai piedi questi impegno mi dedicherò ad un lavoro già iniziato con Robert Schneider degli Apples in Stereo; abbiamo già scritto una trentina di canzoni, principalmente via telefono, e presto ci troveremo in studio per inciderne alcune per il suo album solista. Dopo di che mi ritroverò con Colin Moulding e inizieremo a lavorare al nuovo disco degli XTC.

L’ultima volta che Rockol ti ha intervistato, nel 1999, ti chiedemmo se vivevi ancora a Swindon. Tu ci rispondesti che finché non avresti racimolato i soldi per scappare saresti rimasto lì. Da tutte queste beghe legali con le case discografiche possiamo dedurre che non ce l’hai ancora fatta ad andartene…
Si, continuo a vivere qua e continuo a non avere i soldi per andarmene. Ma in fin dei conti tutti abbiamo un posto dal quale veniamo…

(Gianni Sibilla)

(10 gen 2002)

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