«L'ALBERO - Jovanotti» la recensione di Rockol

Jovanotti - L'ALBERO - la recensione

Recensione del 01 gen 1998

Polygram film, time: 60 min.

La recensione

Presentato già in televisione, il debutto cinematografico di Jovanotti è contenuto in questo film della durata di un'ora, che ha delle vaghe somiglianze, a livello di trama e pretesto, con un altro film musicale, "Give my regards to broad street" di Paul McCartney, uscito ormai dieci anni fa. Anche qui, infatti, lo spunto iniziale è quello della sparizione del nuovo disco dell'artista, solo che, mentre nel film di McCartney veniva trafugato, qui è un disco 'perfetto' che in quanto tale non può rimanere sulla Terra ma deve tornare là dove la perfezione è di casa. Jovanotti e i suoi musicisti ci rimangono male, all'inizio, e cercano disperatamente di recuperarlo, mentre i loro discografici, all'oscuro della sparizione, li assillano per poter ascoltare e pubblicare l'album che ormai da tempo viene dato per finito. Lorenzo è accompagnato nel film da una strana presenza, quella di Fortunato, dantesca 'anima in pena' che troverà alla fine il modo per condurlo nell'altra dimensione, in un enorme hangar nel quale vengono custodite tutte le cose perfette. Lì Lorenzo potrà ascoltare il suo album perfetto per un'ultima volta, prima di tornare sulla Terra e tentare di recuperare il tempo perduto incidendo di nuovo tutto il lavoro. Se questa è la vicenda base, diversi sono però i colpi di scena e se è vero che nel film non tutto gira a meraviglia in quanto a sceneggiatura e inquadrature, è anche vero che alcune trovate felici fanno sì che il tutto alla fine risulti guardabile. Dice Lorenzo nelle note del film: "Un giorno mia sorella, che studia al Centro Sperimentale di Cinematografia, mi ha fatto vedere "Il pranzo onirico", cortometraggio di un giovane regista romano, Eros Puglielli. Mi è piaciuto molto. Allora ho contattato Eros e gli ho chiesto se aveva voglia di pensare insieme a me un'idea per un film, senza alcuna restrizione artistica se non quella di un budget basso (circa duecento milioni) e l'imposizione di un protagonista: "il mio disco". Così è nata l'idea, poi la sceneggiatura e L'ALBERO è diventato, oltre che un disco, anche un film. E' un film strano, realizzato insieme agli studenti del Centro Sperimentale, girato in quindici giorni, con fatica, di corsa e divertendoci molto. Più che altro era divertente l'idea di fare un film così, a metà tra il giallo e il surreale, Pinocchio e Indiana Jones, Bud Spencer e Tarkowsky. Tutti gi attori sono nostri amici e quasi tutti interpretano la parte di se stessi. E' la prima esperienza della Soleluna in veste in produttore di film e potrebbe essere forse l'ultima, dipenderà da quelli che lo vedranno e dalle reazioni che susciterà negli spettatori e dalla qualità delle critiche. Abbiamo deciso di darlo alla tivù per una sorta di umiltà che nutriamo verso questa nostra prima opera ed anche perché la durata assomiglia a quella di un telefilm dellla serie 'Colombo'. Crediamo che sia un lavoro dignitoso e io vi assicuro che questo film ha qualcosa dentro che vale a pena di vedere e quella cosa non è la mia presenza". E' vero, alcune cose da vedere ci sono, ma sono soprattutto dei dettagli che fanno parte del lavoro di regia. Per il resto trapela molto entusiasmo e questo, come già detto, rende simpatico il film, anche se, insomma, il cinema vero è un'altra cosa...

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