«PINK MOON - Amanda Petrusich» la recensione di Rockol

Amanda Petrusich - PINK MOON - la recensione

Recensione del 10 mar 2011

(No Reply, 160 pagine, 12 euro)

La recensione

Non è una biografia di Nick Drake (per questo ci sono gli esaustivi volumi firmati da Trevor Dann e Patrick Humphries, quest’ultimo tradotto nel 2005 in italiano da Stampa Alternativa). E nemmeno – nonostante appartenga alla collana “33 1/3” – una vera guida all’ascolto, un’analisi in dettaglio delle sedute di registrazione e dei dietro le quinte dell’album più fragile, più intimo e più amato del cantautore inglese morto (suicida?) il 25 novembre del 1974 nell’indifferenza generale e riscoperto solo a posteriori (un classico. Vengono in mente le beffarde parole di una canzone che John “Drumbo” French, ex batterista di Captain Beefheart, affidò anni fa alla voce di Richard Thompson, quasi coetaneo e saltuario collaboratore di Drake: “Ora che sono morto, finalmente mi guadagno da vivere”). E’, invece, il racconto di una infatuazione personale, un collage di testimonianze (molte raccolte di prima mano), una divagazione interessante ma francamente prolissa (occupa quasi metà del volumetto) sui delicati rapporti tra musica e pubblicità: perché, quantomeno negli Stati Uniti, Drake deve la sua fama postuma a un ispirato spot per la Volkswagen Cabrio scandito dall’indimenticabile chitarra & voce di “Pink moon”, la canzone. In questo sta l’originalità ma anche il grosso limite del lavoro della Petrusich, firma di testate trendy come Pitchfork e Paste: siete avvertiti, per lunghi tratti il personaggio principale scompare dalla scena e resta dietro le quinte. Mischiando autobiografia (belle le prime pagine sul suo rapporto viscerale con “Pink moon”) ed esplorazione sul campo con piglio da ricercatrice universitaria, la giovane autrice americana prova a spiegare perché Drake sia diventato negli anni “il santo protettore della gioventù disillusa”, senza la pretesa di risolverne il mistero e lasciando molte risposte a mezz’aria (io, per esempio, continuo a chiedermi perché Sandy Denny non sia stata oggetto di un’analoga rivalutazione post mortem…forse urge un altro spot tv). Mentre la utile postfazione del traduttore Antonio Puglia ricorda che in Italia il culto del giovane Nick è sì periferico, ma particolarmente fervido soprattutto nell’ambiente dei cantautori e dei musicisti. “Anima troppo sensibile e raffinata per essere di tutti” come dice Roberto Angelini, autore anni fa di un bel disco tributo insieme a Rodrigo D’Erasmo e appassionato ammiratore che chiosa con la dichiarazione meno retorica e più disarmante: “Forse se non fosse mai esistito nessuno ne avrebbe sentito la mancanza”. Destino di quelli che, come lui, hanno attraversato il mondo in punta di piedi e a bassa voce. (am)

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