«HUNTED - Anna Calvi» la recensione di Rockol

Anna Calvi, da cacciatrice a preda in "Hunted"

Una diversa rilettura dei brani dell'album "Hunter", messi a nudo ma caricati di un nuovo istintivo pathos. Insieme a ospiti come Charlotte Gainsbourg, Courtney Barnett e Joe Talbot, la cantautrice si fa eterea e carnale

Recensione del 12 mar 2020 a cura di Marco Di Milia

Voto 7/10

La recensione

La cacciatrice si è trasformata in preda. Anna Calvi cambia le prospettive con “Hunted”, rielaborando quanto fatto nell'ultimo “Hunter” del 2018. Sette tracce che permettono una lettura diversa del fortunato album della cantautrice inglese, riscrivendone in parte il lavoro, mantenendo però quella stessa essenza emotiva.

Una nuova versione del disco, ma solo in parte, con i brani volutamente scarni, spolpati fino all’osso e pieni di un pathos profondo e viscerale. Delle tracce presenti - rispetto all’originale mancano “As a man”, “Alpha” e “Chain” - è stata recuperata la stessa intima fragilità con cui la musicista si era approcciata alla scrittura dei brani, al riparo del suo studio personale. Trasmettendo così alle proprie composizioni quella medesima inquietudine di fondo, la Calvi ha lasciato fluire in libertà tutto il suo impulsivo erotismo. Una sottrazione stilistica che ha permesso di portare allo scoperto proprio le stilettate elettriche e i sussulti vocali che ne avevano contraddistinto la strabordante attrattiva.

Con un approccio volutamente minimale, Anna permette in questo modo di entrare nel suo mondo, offrendo una seconda narrazione del proprio vissuto dopo un periodo di grande smarrimento sentimentale. Scura e passionale, ma anche leggera come le sue dita che toccano le corde scricchiolando al passaggio degli accordi in “Away”, o come in “Indies or Paradise” e la stessa “Hunter”, in cui preferisce mantenere una struttura asciutta e priva di orpelli, con la voce a scandire la sua vulnerabilità e la strumentazione ad accompagnarne lo sconcerto, facendosi eterea e insieme follemente carnale.

Altrove, Anna ha invece voluto condividere con alcuni ospiti la rilettura delle canzoni, fondendo con sicurezza suoni e suggestioni. Assieme a Joe Talbot degli IDLES, consegna una versione di “Wish” nera e marcatamente nervosa, dominata solamente dagli intrecci vocali e dal pulsare ritmico delle chitarre, mentre, all’opposto, con Charlotte Gainsbourg scivola dolcemente in "Eden", sovrapponendosi l'una all'altra mentre sussurrano le parole "eden night”.

Se “Hunter” si presentava come un album carico di piacere e sudore, quella stessa tensione sessuale si fa più languida in “Hunted”, perché qui Anna Calvi, mettendo da parte maschere e stratificazioni, porta allo scoperto una caratterizzazione di cacciatori e prede senza essere solo una delle due figure, ma entrambe le cose al momento opportuno. Sa farsi audace e insicura, spingendo con decisione su entrambi gli aspetti, restando comunque consapevolmente determinata. “Swimming pool” con Julia Holter moltiplica quella sua dimensione estatica, mentre “Don’t beat out of my boy” insieme a Courtney Barnett acquisisce ulteriore fascino notturno e confidenziale, in una versione che mette in evidenza una certa connessione di intenti tra le due artiste.

Mettendosi così volutamente a nudo, Anna Calvi porta l'estetica della sensualità a un nuovo livello - istintivo e a tratti primordiale - fondendo insieme gli opposti, non più solo di uomo e donna, ma anche di delicatezza e forza.

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