«NOTHING - N.E.R.D.» la recensione di Rockol

N.E.R.D. - NOTHING - la recensione

Recensione del 30 ott 2010 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

Quando si pensa ai N.E.R.D. li si classifica mentalmente tra quegli artisti americani che fanno parte da anni della scena rap americana, ma se si va a sbirciare la loro discografia si scopre che la loro esistenza non risale nemmeno a dieci anni fa.
Era infatti il 2002 l'anno in cui Pharrell Williamse Chad Hugo si sono fatti conoscere con le loro produzioni siglate con lo pseudonimo di Neptunes e un disco “In search of...” che mostrava degli artisti stanchi delle produzioni troppo spinte sul lato elettronico e volevano riportare un sound più suonato e più fisico, grazie anche all'apporto di una grande band rock come gli Spymob. L'attenzione al lato ritmico di Pharrell e la grande vena compositiva del duo composto con Chad aveva fatto la fortuna loro e di tutti gli artisti per cui avevano lavorato, vedi Snoop Dogg, Gwen Stefani e Madonna.
A otto anni dal loro esordio i N.E.R.D. (No-one Ever Really Dies) presentano il loro quarto album, il secondo pubblicato dopo l'addio alla Virgin, e lo fanno con una novità: la prima canzone non prodotta da loro, ma dai Daft Punk. “Nothing” è un disco che, ad un ascolto distratto, può risultare molto variopinto, ma che in realtà cela una forte ricerca sulle tradizioni della musica black unita alla sempre florida vena pop del trio della Virginia. Infatti, se al disco togliamo i due brani che trascineranno questo disco nelle radio, come “Party people” e “Hot-n-fun”, e alcune sperimentazioni, ci ritroviamo una manciata di canzoni che rivedono le radici musicali di Pharrell e Chad.
Ma prima di iniziare questo viaggio i due dimostrano di valere i galloni di autori di successo con un brano come “Party people” che, con molta semplicità, con un giro di basso e un ritornello incessante riescono a comporre un singolo di sicuro appiglio. La seguente “Hypnotize-U” è il risultato dell'ottimo lavoro a otto mani portato a termine dal duo di produttori e musicisti americani con quello francese: una canzone dolce e malinconica distesa sui beat e le tastiere dei Daft Punk.
Finalmente si arriva a “Help me”, una commistione riuscita tra blues e soul, composta con una semplice batteria e una sessione di fiati esplosiva che ritroviamo anche nel pop arioso di “Victory” e in “Perfect defect”, ma è nella strepitosa “God bless us all” che ritroviamo Pharrell alle prese con il suo primo amore, la “Marching band” (in cui aveva iniziato ad esibirsi come percussionista), che aveva già proposto nel successo di Gwen Stefani “Hollaback Girl”.
Dopo“Nothing of you”, una pallida riproposizione di uno dei loro più grandi successi, “She wants to move”, e “Hot-n-fun”, di cui abbiamo già parlato, “Nothing” volge a termine con tre brani molto significativi: il soul di “It's in the air”, la variopinta “Sacred temple” e la potente “I wanna jam”: un sunto dell'enorme bagaglio culturale che i N.E.R.D. hanno messo a disposizione per la produzione di un album che rappresenta non solo una viaggio nel passato e nel futuro della storia della musica black, ma anche nella vita di questi artisti.

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