«JUNIOR - Royksopp» la recensione di Rockol

Royksopp - JUNIOR - la recensione

Recensione del 19 mar 2009 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Più gioie che dolori, più delizia che croce, si può dire un po’ come si vuole. Sicuramente il bilancio musicale fatto registrare fino ad oggi dai Royksopp è indubbiamente in positivo, anche in questi tempi dove si parla ovunque di crisi.
Nel 2001 il duo elettronico norvegese realizzò un capolavoro come “Melody A.M.”, un perfetto incontro tra electro-pop orecchiabile e pubblicitario ed atmosfere algide, sognanti e rarefatte. Insomma, uno di quei colpi che forse nella vita ti riescono una volta sola. Nel 2005 arriva “The understanding”, un lavoro sul quale sono contenuti un paio di brani di altissimo livello (su tutti “What else is there” cantato da Karin Dreijer Andersson dei Knife), ma anche molti brani troppo (tavolta inutilmente) poppeggianti.
Passano di nuovo quattro anni ed il duo di stanza a Bergen ritorna con “Junior” – definito il lato positivo e ottimista della loro arte – al quale farà seguito, il prossimo autunno, “Senior”, il lato più riflessivo e strumentale della band scandinava.
Proprio le voci femminili scandinave sono le protagoniste di questo nuovo album dei Royksopp: la confermata connazionale Anneli Drecker dei Bel Canto (tre episodi) e le svedesi Robyn (“The girl and the robot”), Lykke Lì (“Miss it so much”) e la stessa Karin Dreijer Andersson (“This must be it” e “Tricky tricky”).
E, sarà un caso, ma tra gli episodi migliori ci sono proprio quelli dove troneggia la particolare voce di Knife e Fever Ray: la prima è una cavalcata dance non proprio insuperabile, ma resa ammaliante proprio dalla vocalità della misteriosa Karin; la seconda è invece irresistibile e cangiante, sei minuti in viaggio veloce con ritmiche quasi techno ed un sognante finale elettronico. Molti altri episodi si segnalano in modo positivo, in un’accattivante alternanza di atmosfere: “Vision one”, sulla scia delle sonorità di “Melody A.M.”, le strumentali “Royksopp forever” e “Silver cruiser”, in bilico tra down tempo e ambient, la giocosa e solare “Miss it so much”, la profonda ed oscura “You don’t have a clue” e la mutante “True to life”, inizialmente buia e martellante e dal finale euro-dance forse un po’ scontato, ma non malvagio. Infine le due facce del pop: “Happy up here” e “The girl and the robot”. Sul primo singolo si può dire quello che si vuole: molto Air e Daft Punk, già sentito ecc., ma creare in 2:44 una melodia così vivace, ballabile ed indelebile è questione seria e rilevante. Il secondo singolo, nonostante la voce di Robyn, è invece l’altro lato della medaglia, un brano pop che non diverte, non trascina, non affascina.
Insomma “Junior” è un bel disco e, nonostante il suo contenuto ad elevato tasso pop, necessita di parecchi ascolti per essere compreso sino in fondo. Si può dire che è una sorta di fusione tra i primi due album dei Royksopp, un incontro tra la leggerezza, i club ed i sogni. E, in attesa della parte adulta, possiamo dire che il ragazzo ci ha convinto.

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