«AMPUTECHTURE - Mars Volta» la recensione di Rockol

Mars Volta - AMPUTECHTURE - la recensione

Recensione del 03 nov 2006

La recensione

Continuano a inventarsi neologismi e un rock avventuroso ai limiti della temerarietà, i texani di El Paso, giocando con il loro babelico esperanto musicale e con quelle fusion angloispaniche che ne tradiscono le origini etniche meticcie. Rifiutano cocciutamente l’etichetta “neoprog” e forse hanno anche ragione, seppure l’inclinazione al “concept”, alla magniloquenza e all’esplorazione musicale rimandino inequivocabilmente a certi anni Settanta. Anche stavolta corrono su un pentagramma impazzito, scivoloso come un asse insaponato, riscaldato dalle frizioni e dai clangori di note e strumenti, dai fortissimo e pianissimo che si susseguono freneticamente. Ognuno si terrà probabilmente la sua idea: è genialità, la loro, con i cieli grigi e la monotonia che ci passano sulla testa, o pura vanagloria? Certo “Vicarious atonement” è una apertura a sorpresa, con quel respiro lento e profondo da mistico jazz blues che introduce i temi, mica da ridere, dell’eresia, della redenzione e del rapporto tra uomo e Dio (ma c’è un ermetismo, nei testi, e una sovrabbondanza allegorica difficile da digerire). Sono sette minuti di attesa sospesa, poi parte l’attesa apocalisse in musica e il diluvio universale sonoro. Cedric Bixler-Zavala (testi & melodie) e Omar Rodriguez Lopez (musiche) si ricordano a tratti degli antichi furori e delle selvaggerie degli At The Drive In viaggiando col vento in poppa sulle montagne russe di “Tetragrammaton” (sedici minuti abbondanti), tra le vertigini di “Meccamputechture”, nelle turbolenze sonore di “Day of the baphomets”: chitarre che si inseguono come uccelli di fuoco stravinskiani (e nella pattuglia acrobatica c’è anche il Chili Pepper John Frusciante, ammiratore della prima ora), riff serrati di sax che non possono non ricordare l’Uomo Schizoide di Fripp e il “Killer” dei Van der Graaf, assalti di percussioni latine, rullanti marziali da Terza Guerra Mondiale, cambi di marcia e strappi di tempo, cattedrali gotiche e detriti postatomici cantati dalla voce in falsetto e sull’orlo di una crisi di nervi di Cedric. E’ un universo caotico, mortifero e carico di presagi, quello schizzato (letteralmente) dai Mars Volta, che a volte sembrano sfiorare il Big Bang o il punto di non ritorno: più prosaicamente, lo smarrimento del bandolo della intricatissima matassa che amano costruire in sfida a se stessi e al loro pubblico. La ballata elettrica “Vermicide” e “Viscera eyes”, fiammeggiante riff stoner rock, recuperano una (relativa, e benvenuta) linearità espressiva ma è solo un’altra faccia del suono mutante dei Mars Volta (un “grande mutante” campeggia anche in copertina): in “Asilos Magdalena” una intro floydbarrettiana si dissolve in una ballata acustica di autentica saudade latina, mentre “El ciervo vulnerado” è il loro personale e straniato mantra psichedelico. Non si sa mai cosa aspettarsi, e pochi ascolti non sono sufficienti per cominciare a orientarsi nel labirinto. Onore al coraggio sprezzante dei Mars Volta, al loro caos creativo non si sa quanto organizzato e ai chissenefrega che spediscono all’indirizzo dell’establishment musicale più standardizzato. Pochissimi, di questi tempi, osano volare così in alto. Col rischio di bruciarsi le ali, e di inebriarsi di aria troppo rarefatta. Succede spesso anche qui, ma i fan non se ne cureranno più di tanto.

(Alfredo Marziano)

TRACKLIST

01. Vicarious atonement
02. Tetragrammaton
03. Vermicide
04. Meccamputechture
05. Asilos Magdalena
06. Viscera eyes
07. Day of the baphomets
08. El ciervo vulnerado
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