«IRISH DRINKING SONGS - Clancy Brothers and The Dubliners» la recensione di Rockol

Clancy Brothers and The Dubliners - IRISH DRINKING SONGS - la recensione

Recensione del 20 gen 1998

La recensione

Quella che state iniziando a leggere non è propriamente una recensione, è più una dichiarazione d'amore per il folk tradizionale irlandese. E, ancor di più, per le sue canzoni che celebrano bevute, birre, gin e pubs. Per cui, se non interessati a quella che potremmo ben definire "mistica" di questo tipo di mood, siete gentilmente pregati di andare a cliccare altrove nel vasto spazio di Rockol. L'album che vi sottoponiamo risale al 1993 ma è stato recentemente riproposto in mid-price; quindi occasione ghiotta, approccio ideale al mondo delle "drinking songs" irlandesi. Il bere è stato, da sempre, uno dei maggiori soggetti del folk tradizionale irlandese. "Tim Finnegan's wake", ad esempio, risale alla metà dell'Ottocento. In tempi più recenti, impossibile non pensare ai deliri alcoolici d'un certo Shane MacGowan. I Dubliners ed i Clancy Brothers sono i due gruppi folk irlandesi più popolari che esistano, e già dagli anni Sessanta. In Italia, comunque, i Dubliners sono di gran lunga più conosciuti. Per chi fosse intenzionato a ritrovare lo spirito del pub, quello autentico, perso nelle campagne del Donegal o del Kerry più che nei locali ormai troppo trendy del Temple Bar di Dublino, crediamo che questo sia tra gli album più definitivi in cui ci si possa imbattere. Occorre chiarire che la registrazione non è propriamente eccellente: un po' alticcia, diremmo. Migliore nel caso dei pezzi dei Dubliners, appena accettabile quando arrivano i Clancy. Aprono i vetusti Dubliners con "Whiskey in the jar", 2:59 che ti fanno subito venir voglia di pestare i piedi sul pavimento in legno del pub e picchiare il bicchiere sul bancone. Segue "Beer beer beer" dei Clancy; un titolo, un programma. Gioiosa, giocosa, "caciarona", basta chiudere gli occhi e siamo in un pub casinoso del Clare, dove le pinte volano e i vecchi si fumano una paglia dopo l'altra. "Water is alright in tay" è una vera ode alla porter, che poi è la Guinness (vabbé, casomai anche la Murphy's), "monumento" nazionale. "Jug of this" ha una durata da canzone punk dei primissimi Ottanta: 1'49", in cui i Clancy, con Tommy Makem, erigono il primo triste pezzo-dolmen dell'altrimenti allegro CD. Poi riecco i Dubliners con l'ilare "The pub with no beer". "Nel mondo non c'é nulla di più triste che trovarsi in un pub senza birra", cantano. Ok, così non fa ridere, ma provate a trovarvi davvero in un pub irlandese, poco prima dell'ora di chiusura, con una voglia immane del bicchiere della staffa. E scoprire che la birra è finita. Poi ne riparliamo. Il resto dell'etilico CD scorre, più o meno indistintamente, nello stesso sonico bicchiere, da "Maloney wants a drink" a "Whisky, you're the divil" (divil e non devil). Salterina quanto basta "All for me grog", da sorrisi grossi come panettoni "The moonshiner". I cultori della lingua inglese potranno poi trovare due simpatiche chicche: il modo di pronunciare la "erre" e la parola "my". La "erre" è spesso "dura", alla scozzese, mentre il "my" (mio) è di sovente "me", come però del resto s'usa anche in parecchie zone della GB, tra le quali il Devon e l'area di Manchester. E' solo un disco folk, ma ci piace. Per chi poi volesse ricrearsi in casa 39 minuti di sana musica tradizionale Irish, all'insegna di whiskey e Guinness, praticamente indispensabile.
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