«I LOVE - Das Pop» la recensione di Rockol

Das Pop - I LOVE - la recensione

Recensione del 01 giu 2001

La recensione

Quando un’etichetta manda in giro la presentazione di un proprio gruppo tirando in ballo un elenco che comprende Beatles, David Bowie, Pink Floyd, Pulp, Blur, Smiths e Suede, probabilmente punta molto sulla band in questione. Oppure bluffa pesantemente. O infine il compilatore delle note si è bevuto il cervello. Il problema per chi scrive è che ascoltare l’album dopo aver letto cose del genere significa aspettarsi una pietra miliare nella storia della canzone. E se l’album non è così, è ovviamente un delusione. Puntualmente, l’album dei Das Pop non mantiene fede ad aspettative così alte, comunque c’è pure del vero nell’ambiziosa presentazione della band. La voce di Bent Van Looy infatti richiama molto spesso quella di Damon Albarn, in modo molto evidente ma, a differenza dei Blur, non c’è traccia di un amore particolare per Ray Davies e gli anni 60. Semmai, i Das Pop sembrano avere ascoltato molto glam inglese del decennio successivo, oltre a tonnellate di pop elettronico degli anni 80. Il problema maggiore della band sembra essere quello di concentrarsi fin troppo sulla cura dei dettagli e perdere di vista l’immediatezza, che dovrebbe essere d’obbligo nelle canzoni pop. I pezzi sono anche ben costruiti, ma si fa fatica a scorgere dei “ganci” convincenti, qualche melodia che si appiccichi subito alla memoria. Pure, non mancano momenti gradevoli, come “Such a day” o “Forever”, dove c’è un pizzico di aggressività in più rispetto al resto dell’album. Insomma, l’auspicabile miracolo non si è realizzato, per il momento, ma i Das Pop lasciano pure intravedere qualcosa e sembrano avere le doti giuste per riuscire a dare prove più convincenti in futuro. Possibilmente, la prossima volta sarebbe gradita un po’ più di modestia.

(Paolo Giovanazzi)
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