«SO HELP ME GOD - Kelsey Lu» la recensione di Rockol

"So Help Me God” l’elegante oscurità di Kelsey Lu

La cantante e violoncellista al suo secondo album ambizioso e pop, co-prodotto da Jack Antonoff.

Recensione del 28 lug 2026 a cura di Michele Boroni

La recensione

Il nome di Kelsey Lu forse non dirà molto alla maggioranza dei lettori, tuttavia qualcuno non si ricorderà ancora la sua meravigliosa versione sognante di “I’m not in love” dei 10CC di qualche anno fa dentro la colonna sonora (e una delle scene più intense) di “Euphoria”. 
Lei è una cantante e violoncellista della North Carolina che esordì nel 2019 con “Blood”, disco di sobria eleganza. Dopo un lungo intervallo trascorso a comporre colonne sonore per film e serie Netflix, il “fatidico secondo disco” pubblicato sette anni dopo suggerisce che Lu stia aspirando a qualcosa di più grande.

Un disco ambizioso

Il disco è co-prodotto da Jack Antonoff specializzato in grandi successi per voci femminili (Lana Del Rey, Taylor Swift, St Vincent, Clairo, Lorde, Sabrina Carpenter) e Kamasi Washington, Sampha e Kim Gordon hanno contribuito con delle apparizioni come ospiti.
Nonostante questi nomi roboanti, l’artista non binaria che ora vive in California continua a dare priorità all'intimità raccontata con crudezza, coltivando ancora il suo art-pop nell'ombra: il fatto che la copertina combini un abito nero su uno sfondo nero non è una coincidenza. Rimangono anche i tratti distintivi di Lu: la sua voce incredibilmente versatile e il violoncello, che aggiunge elementi di interesse all'interno degli arrangiamenti dettagliati.
"So Help Me God" non pretende attenzione, a tratti sembra quasi nascondere la sua genialità, senza successo, ovviamente. Quella di Kelsey Lu è una musica unica, che combina magistralmente l'etereità alla Björk ma con ritornelli molto diretti. Questa apparente ambiguità non è una debolezza, ma piuttosto l'essenza di un'arte che non impone risposte chiare dove non ce ne sono. "Come faccio a sapere cosa stai pensando? / Come faccio a sapere che è abbastanza? È abbastanza?", chiede nella sublime "Portrait of a Lady on Fire". Sotto il ronzio dei violoncelli, la canzone si pietrifica in un silenzioso desiderio, non diversamente dal capolavoro cinematografico omonimo.

Le canzoni 

Il brano d'apertura "Reaper", della durata di otto minuti e mezzo, si sviluppa con ricche percussioni e veli di archi in un pezzo soul eccezionalmente morbido e vellutato, Ma Lu non si arrende mai completamente alla bellezza di questa quiete, ponendo anche grande enfasi sulle dinamiche e sulla varietà. Il brano "What Can I Do", guidato dalla chitarra acustica, si pone in netto contrasto con la traccia successiva, "Running to Pain", che si lancia in un'ondata electropop senza fiato con notevole slancio: solo il trip-hop in stile James Bond di "Only the Lonely" è più orecchiabile. Tuttto è comunque caratterizzato da un'intensa qualità, sottolineata dalla voce di Lu, che pervade sia i brani più pacati che quelli più vibranti
Al centro dell'album pulsa la magnifica "Comfort", un brano folk psichedelico e spettrale che non sarebbe stato fuori luogo in "Grae" di Moses Sumney, che culmina in un potente bridge rock con diversi cambi di tempo. "American Sonnet" mantiene poi un ritmo costante per sette minuti. Il violoncello apre con una melodia struggente prima che Lu si esibisca in meravigliose acrobazie vocali su note di pianoforte e campionamenti striduli. "Better Than That" introduce l'atto finale dell'album, trasformandosi, in presenza di Sampha, da un brano per pianoforte essenziale in un inno artistico, giocoso e coinvolgente. È un peccato che il contributo di Kim Gordon non sia chiaramente udibile, ma Lu ha sviluppato un'identità artistica così distintiva che tutti i nomi di spicco possono lasciare il segno altrove. Insomma, "So help me God" si merita più di un ascolto. 

Tracklist

01. Reaper (08:32)
02. Portrait Of A Lady On Fire (04:26)
03. What Can I Do (02:54)
04. Running To Pain (04:06)
05. Comfort (05:35)
06. American Sonnet (07:01)
07. 852 (03:30)
08. Only The Lonely (04:19)
09. Better Than That (05:32)
10. Cutting Off The Head Of A Ghost (03:51)
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