«PAOLO SANTO SUPERSTAR - Paolo Santo» la recensione di Rockol

Il debutto di Paolo Antonacci è un invito gentile a entrare

Da autore per altri a cantautore: “Paolo Santo Superstar” è pop mistico, carnale e ironico.

Recensione del 12 giu 2026 a cura di Claudio Cabona

La recensione

"Un filo teso mi tiene appeso qui tra l'universo e il tuo sedere". Bastano questi versi per entrare nel mondo di “Paolo Santo Superstar”, il primo album di Paolo Santo, alias Paolo Antonacci. Un universo sospeso tra spiritualità e quotidianità, tra immagini mistiche e desideri terreni, tra ironia e carnalità. Un luogo in cui il sacro e il profano non si contrappongono, ma convivono naturalmente all'interno della stessa visione. Figlio d'arte, Antonacci è stato finora soprattutto una presenza dietro le quinte del pop italiano. La sua firma come autore compare infatti sotto alcuni dei maggiori successi degli ultimi anni, da “Sinceramente” di Annalisa a “I p' me, tu p' te” di Geolier, passando per “Incoscienti giovani” di Achille Lauro.

Questa volta, però, sceglie di mettersi al centro della scena e lo fa con un'opera compatta di sette tracce che funziona come un vero e proprio micromondo, attraversato da un filo rosso che unisce scrittura, immaginario e suono. Uno degli elementi più caratterizzanti del progetto è proprio la voce di Antonacci: delicata, fragile, femminea in alcuni passaggi, distante dagli standard del cantautorato contemporaneo e per questo immediatamente riconoscibile. Attorno a lei si sviluppano le produzioni di Salamone e Davide Simonetta, capaci di dare compattezza e fluidità a un disco che scorre con naturalezza dall'inizio alla fine. “Paolo Santo Superstar” si muove tra autobiografia, fantasia, desiderio e disillusione. È un lavoro che alterna leggerezza e profondità. Anche la copertina richiama apertamente l'immaginario di “Jesus Christ Superstar”. Non è però un esercizio di stile né una semplice citazione estetica. La componente mistica è presente, ma viene continuamente riportata a terra da una scrittura che non rinuncia mai all'ironia e all'osservazione della realtà.

L'apertura è affidata a "Bolognese Spaghetti", che trasforma Bologna in una città sentimentale e immaginata, quasi un luogo della memoria più che una geografia reale. Con "La crisi dopo i tre" emerge invece una delle caratteristiche più interessanti della scrittura di Antonacci: la capacità di accostare immagini lontanissime tra loro. Espressioni come "olocausto alla vaniglia" condensano tragedia e dolcezza. "La voglia" fotografa un amore adolescenziale, istintivo, a tratti crudele. "La torre di Babele" affronta il tema dell'incomunicabilità, mentre "Il grande incendio in Via Rialto" è un rogo delle vanità. Tra i momenti riusciti del disco spicca "Zombie", probabilmente una delle sue vette emotive, mentre "She Is Maniac" chiude il percorso.

Nel disco si avverte forte l’eco della grande tradizione cantautorale bolognese, da Lucio Dalla a Luca Carboni. Ma al di là dei gusti personali, oggi è sempre più raro imbattersi in artisti capaci di trasportare l'ascoltatore dentro un mondo diverso, fatto a immagine e somiglianza di chi lo ha creato. Paolo Antonacci, nel passaggio da autore a cantautore, a suo modo ci riesce. E in un panorama spesso dominato da singoli pensati per durare il tempo di uno scroll, "Paolo Santo Superstar" compie un piccolo grande miracolo: costruisce un universo e invita a entrarci, con gentilezza.

TRACKLIST
Bolognese Spaghetti
La crisi dopo i tre
La voglia
Torre di Babele
Il grande incendio in via Rialto
Zombie
She's a maniac

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