«HYPERLOVE - Mika» la recensione di Rockol

Mescolare avanguardia e vintage: Mika ci è riuscito

L'architettura sonora di "Hyperlove" è stratificata, curiosa e coraggiosa

Recensione del 01 feb 2026 a cura di Lucia Mora

La recensione

A quasi vent'anni dal debutto con “Life in Cartoon Motion”, Mika torna con "Hyperlove": un disco dall’architettura sonora complessa, stratificata, che trova la sua quadratura tra il pop barocco e il cantautorato intimo dei lavori precedenti grazie al continuo rimbalzo tra l'analogico più tradizionale e una produzione elettronica d'avanguardia.

Un ritorno importante: Nick Littlemore

Dal punto di vista tecnico, la chiave è la reunion con Nick Littlemore (metà degli Empire of the Sun e mente dei PNAU). La loro sinergia – già testata in “The Origin of Love” – evolve qui in quella che Mika definisce "psichedelia pop". La produzione, curata insieme a Peter Mayes, abbandona le strutture rigide del pop radiofonico contemporaneo per abbracciare una dinamica più libera.

Il disco è stato concepito al pianoforte, ma trattato con sintetizzatori vintage e macchine analogiche. Questo conferisce un "calore” imperfetto che contrasta con la precisione chirurgica del mixing (curato da ingegneri che hanno collaborato con Billie Eilish, tra gli altri). Un dualismo che torna anche nella scelta degli strumenti: la delicatezza del pianoforte e degli archi contro la freddezza del sequencer. “Modern Times” è forse l’esempio più riuscito di questa doppia anima.

Il concept

“Hyperlove” è un concept album che affronta il tema dell’amore sotto vari punti di vista, dall’amore tra partner a quello per gli animali, e ha un’aggiunta curiosa e teatrale: tre interludi che spezzano il ritmo musicale con la partecipazione straordinaria di John Waters.

Molto (troppo) brevemente: John Samuel Waters Jr. è un regista, sceneggiatore, scrittore, comico, attore, personaggio televisivo e docente statunitense, uno dei nomi cardini del cinema indipendente a stelle e strisce degli anni Settanta, ed è conosciuto per il carattere dissacrante e provocatorio nei confronti del suo Paese. Sono intermezzi che restituiscono la fantasia creativa e sperimentale che Mika ha sempre avuto: è cambiato musicalmente, ma chissenefrega (ce lo ha detto lui stesso); l’anima, alla fine, è la stessa.

È cambiato, ma chissenefrega

Non usa più il falsetto come cavallo di battaglia come faceva nei primi dischi: qui esplora il registro medio. Musicalmente si ritrova un po' l’estetica synth pop anni Ottanta e l'elettronica anni Novanta (“Spinning Out”), ma è impreziosito anche da campionamenti ambientali e campane tubolari (“Bells”) o climax orchestrali (“Immortal Love”).

“Hyperlove” è il disco di un artista che (per fortuna) non ha più nulla da dimostrare all'industria, ma ha ancora (per fortuna) molto da dire a sé stesso e al mondo. È un album coraggioso perché accetta la vulnerabilità, rifiutando la perfezione digitale a favore di una bellezza disordinata. Disordinata per modo di dire: Mika è maniacale e preciso, e questa sua opera lirica pop moderna è così ben studiata da riuscire a essere contemporaneamente un diario privato e un manifesto dance.

Tracklist

01. Hyperlove (03:00)
02. Modern Times (04:27)
03. Spinning Out (03:22)
04. Excuses For Love (03:04)
05. Interlude Everything’s Beautiful (01:48)
06. All The Same (03:23)
07. Dreams (02:49)
08. Science Fiction Lover (03:43)
09. Take Your Problems With You (02:52)
10. Interlude Please Take Your Problems With You (01:17)
11. Nicotine (04:06)
12. Eleven (03:18)
13. Bells (02:56)
14. Interlude Immortal Dream (01:29)
15. Immortal Love (02:56)
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