Pete Doherty ieri sera a Milano, ecco come è andata

Pete Doherty ieri sera a Milano, ecco come è andata
Credits: Luigi Orru / Concessione in uso a Rockol
Certo che non è più come ai vecchi tempi, quando Pete si presentava in scena con un ritardo di tre ore. Adesso, che pare aver smesso con le sostanze illegali, le ore di ritardo di sono ridotte a due. In occasione della Settimana della Moda milanese, MySpace ha organizzato il solo concerto italiano di Doherty. Sala gremita ieri sera, anche se c’è un tendone a lasciar fuori una porzione dell’Alcatraz, e tra il pubblico una discreta fauna di trilby hats, i cappelli del nonno riportati in auge proprio da lui. Tutto acustico lo show del frontman dei Babyshambles ed ex co-leader dei Libertines. Pete, il cui primo album solista arriverà tra un paio di settimane, si presenta sulle assi del locale di via Valtellina in perfetta tenuta d’ordinanza: giacca, cravatta e appunto il trilby che, per l’occasione, ha tese più larghe. L’ex fidanzato di Kate Moss propone un concerto dall’ossatura piuttosto simile a quella dello scorso lunedì a Londra. E subito si capisce che la presenza scenica c’è tutta: Pete, anche se è da solo, regge benissimo il palco. Potrebbero dargli da leggere anche l’elenco del telefono, e sarebbe capace di tirare fuori qualcosa d’interessante. Si capisce però anche un’altra cosa, e cioè che i brani nuovi, che costituiscono la maggior parte dello show, non li conosce nessuno. Un peccato, perché quelli del repertorio noto vengono accolti con entusiasmo mentre il materiale da “Grace/Wastelands”, tranne forse il primo estratto “Last of the English roses”, lasciano il pubblico piuttosto interdetto. La serata prende quota sulle note di “Music when the lights go out”, dal secondo e finale album dei Libertines, la magnifica creatura albionica che Doherty condivideva con Carl Barat. “Last of the English roses”, con urgenza in vago stile Jam, è tutta ben eseguita, anche troppo. Bellissima “What a waster”, da “Up the bracket” (2002) dei Libertines, poi urlata dalla sezione centrale del parterre “Can’t stand me now”, anch’essa dei Libertines. Pete, per non finire nel frullatore dell’amarcord, deve poi necessariamente ritornare al disco che ha da proporre e, inevitabilmente, l’esibizione cala di tono. Ci sono, tra le altre, la dolce ed aggraziata “Lady don’t fall backwards”, il cui testo sembra alludere alla bella Kate, e la secca ed ironica “New love grows on trees”, che ricorda stranamente certe cose del primo Bowie, quello di “Hunky dory”. Bis, aperto da una quasi clamorosa versione di “Fuck forever” da “Down in Albion” dei Babyshambles, ad una manciata di minuti prima di mezzanotte.
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