Morandi, al via su RaiUno ‘C’era un ragazzo’

Morandi, al via su RaiUno ‘C’era un ragazzo’

L’uomo del giorno, sui quotidiani italiani, è Gianni Morandi.

Come scrive Emilia Costantini sul "Corriere della Sera", «Raiuno gli dedica cinque puntate in diretta, in prima serata, a partire da domani. "C'era un ragazzo" si intitola il programma, firmato da Michele Serra (che debutta come autore televisivo), Lucio Dalla, Claudio Fasulo, Giampiero Solari. Un lungo racconto a più voci. Morandi, protagonista ma anche padrone di casa, ospiterà personaggi dello spettacolo e della cultura, amici, colleghi, tra cui Ornella Muti, Monica Vitti, Mirelle Mathieu, Whitney Houston, Isabella Rossellini. Un'autocelebrazione? Risponde: "Non amo gli ‘amarcord’ e i bilanci. Smitizzerò il ‘mito’ con autoironia". Per la prima volta anche conduttore, Morandi confessa di essersi studiato un po' tutti i grandi presentatori, da Baudo alla Carrà, da Fazio a Bongiorno. Ma dice: "Mi sento più vicino ai Walter Chiari e ai Luttazzi di un tempo"». Sulla sua attuale collocazione politica e sulla contrapposizione con un Celentano musicalmente "rivoluzionario", ma politicamente conservatore, Morandi risponde: «Mi sento più vicino a D'Alema, anche se mio padre, se fosse vivo, sarebbe più vicino a Bertinotti. Sono contento della sinistra al potere, anche se i metodi usati per arrivarci non li ho condivisi. (.) Sono i partiti che tentano di appropriarsi di certe musiche per scopi ideologici, ma la distinzione per me non esiste. E poi non è vero che Celentano è rivoluzionario: quando cantò "Chi non lavora non fa l'amore", fu attaccato duramente dalla sinistra. Io invece sono nato alle Feste dell'Unità». Sui nuovi talenti, approvazione per Ramazzotti, Antonacci e Jovanotti; sull’imminente Sanremo, possibilismo: «Se mi invitano, perché no? Anzi, faccio un appello ai colleghi: se si può dare un mano a una manifestazione importante per la canzone italiana, bisogna farlo. Inoltre, Fazio è una garanzia di rinnovamento e la presenza di Dulbecco è un'idea provocatoria, ma intelligente». .


Su "La Repubblica" Morandi descrive più dettagliatamente il suo ruolo di conduttore.

«Per scoprire "come si fa" ho studiato Baudo, Fazio, Bonolis, Costanzo, il loro modo di coinvolgere gli ospiti». Gli si fa notare che il direttore Saccà, che ha prospettato altre future collaborazioni (fiction, concerti in diretta) dice che Morandi è nel Dna di RaiUno: «Posso dire che anche nel mio Dna c'è RaiUno, la rete di ‘Studio Uno’ e di ‘Teatro 10’, quella della grande Canzonissima, che tra il ' 65 e il '71, senza concorrenza capitalizzava il 90 per cento degli ascolti. (.) Ora penso solo al debutto da presentatore, per di più in una tv difficile che si misura continuamente con il dato degli ascolti. E' snervante. Io vorrei trovare qualcosa che cattura, ma qui c'è gente che stende i coccodrilli sugli ospiti per fare audience, che organizza le liti per attirare gli ascolti. Vorrei essere in grado di fare una tv diversa. (.) Oltre a far parlare gli ospiti, mi presterò anche a cantare le loro canzoni, se sono autori. Nella prima puntata il tema sarà il cuore: ci saranno Laura Pausini e Ornella Muti, Fiorella Mannoia e Monica Vitti, e anche Mireille Mathieu, con la quale interpreterò Caruso di Lucio Dalla. E se mi parlano di Battisti, Mina o Baglioni. li canterò». .


Sempre su "La Repubblica", Michele Serra firma un articolo in cui spiega cosa ha pensato per Morandi. «E’ facile, basta lasciarlo fare. Per me Morandi è come Fausto Coppi o Gigi Riva: un mito popolare italiano ancora intero, non suscettibile di trattamenti trash o risciacqui nostalgici».
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