Credits: Dorotea Castro
Su "La Stampa" Armando Caruso intervista Elio, che «senza "Le storie tese", s’improvvisa basso buffo rigorosamente per divertimento e ironia. E con ironia dice: "Mi sento molto simile a Rossini". E dal momento che è stato invitato dal Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, creato dal nulla da Hans Werner Henze, non si tira indietro, anzi si getta a capofitto nelle arie rossiniane, di Donizetti, di Tosti, nelle canzoni di Piazzolla ed affronta persino un’aria "ricomposta" da Luciano Berio. E così giovedì debutterà da basso buffo, in piazza Grande, nel famoso "Cantiere" toscano. Dunque Elio, lei che si è diplomato al Conservatorio di Milano in flauto, è l’astro nascente della lirica? "Ma non scherziamo. Alla lirica non ho mai pensato, anzi mi dava un senso di viscerale avversione. Poi, l’anno scorso, Azio Corghi, caposcuola della musica italiana d’oggi, mi ha detto: “ La mia “Isabella” debutta al Rossini Opera Festival di Pesaro. Nell’opera c’è una voce lirica-rock, una sorta di basso buffo contemporaneo. Perché non la fai tu?” E così, grazie a Corghi mi sono avvicinato al repertorio rossiniano. E’ stata una folgore".
Perché? "Perché ho capito o almeno ritengo di aver compreso, cos’è un’opera lirica buffa, qual era la molla che spingeva i compositori a scrivere musica divertente. La stessa cosa che facciamo noi adesso. Loro scrivevano melodie, canzoni, con una sapienza tecnica invidiabile, costruivano armonie mai tramontate, non diversamente però da come hanno fatto i grandi della musica rock. Musica bella, per stupire, per divertire e divertirsi».
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