Credits: Sebastiano Tomà / Concessione in uso a Rockol
Pietro D’Ottavio su “Repubblica” recensisce il concerto che Patti Smith ha tenuto, “ di fronte a circa duemila spettatori”, al teatro romano di Ostia antica:
“Patti Smith sembra rigenerata rispetto al deludente tour di tre anni fa, quando deluse con concerti spenti e noiosi. Ma ora la performer ha ritrovato l'energia per presentare dal vivo quel pugno di canzoni-poesie che l'hanno consacrata come un mito della fine degli anni Settanta, quando riaprì le frontiere italiane al rock internazionale dopo un lungo periodo in cui le star giravano alla larga dallo stivale, spaventate dalla molotov piovuta sul palco di un concerto milanese di Carlos Santana. Ora Patti Smith non raduna più le folle oceaniche che l'avevano applaudita nel '79 negli stadi di Firenze e Bologna, ma la sua grinta è tornata quella di allora... Ma niente effetto nostalgia: i vecchi hit si accompagnano ai brani scritti dopo il lungo periodo di inattività… Sul palco di Ostia Antica la Smith si agita, si sbraccia con la rabbia di una studentessa, vestita di nero, con gli occhialini e la chioma imbiancata. Non bada alla confezione, per il look e tantomeno per il suo rock sanguigno, costruito insieme a una band in piena forma: Lenny Kaye e Oliver Ray alle chitarre, Jay Dee Daugherty alla batteria, Tony Shanahan al basso. E naturalmente l'artista americana non rinuncia a declamare i suoi versi, spaziando dalle poesie dedicate al Dalai Lama, a quelle per Pasolini e Papa Luciani”.
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