Credits: Martina Barbon / Concessione in uso a Rockol
Le Vibrazioni presentano 'Officine meccaniche': '4 anni di continua evoluzione' (27 ottobre 2006)
Alla stampa, che ha ascoltato la nuova fatica di Francesco Sarcina e soci nel modo più rumoroso e "sano" possibile (durante il soundcheck del concerto che la band ha tenuto ieri al Rolling Stone di Milano) Le Vibrazioni si presentano praticamente ancora con gli strumenti a tracolla: barba e capelli lunghi, l'ensemble meneghino smorza (con ironia) chiunque ipotizzi una "svolta rock" nella produzione del gruppo di "Dedicato a te": "No, non è una curatrice d'immagine che ci ha consigliato questo look", scherza Francesco, lievemente influenzato, a pochi metri dal palco, "In studio pensi solo alla musica, e trascuri tutto il resto. E la barba, se non viene rasata, cresce". E proprio dallo studio il cantante parte a spiegare la genesi di questo nuovo disco, caratterizzato da una scrittura sicuramente più ruvida e meno facile dei precedenti: "Già, 'Officine meccaniche' è anche il nome dello studio di Mauro Pagani, quattro mura che hanno visto e fatto la storia del rock, nazionale e non solo. Noi l'amore per le sonorità vintage e i processi produttivi analogici l'abbiamo sempre avuto, quindi questa volta ci è sembrato di realizzare un sogno...". E quei riff acidi, quegli intermezzi strumentali dove theremin e delay la fanno da padrone? "E' vero, i brani nuovi sono più spigolosi di quelli vecchi", interviene Marco, il bassista, "Ma noi, un forte impatto live, l'abbiamo sempre avuto. Per 'Officine meccaniche' ci è stato molto utile lavorare su nastro anziché su ProTools, perché - soprattutto in fase di pre-produzione - il lavoro su take uniche piuttosto che di editing su singoli loop favorisce un approccio più libero, che lascia più spazio agli strumenti. E non è un caso che su questo album ci sia addirittura un brano strumentale. Per quanto invece riguarda il lavoro sulle sonorità, le attrezzature di Mauro sono state fondamentali: paradossalmente, 'Officine meccaniche' è iperprodotto per cercare di rendere il sound dei brani live. E' la prima volta che ci proviamo, ma ne siamo soddisfatti: siamo quasi riusciti a colmare quel divario che c'era tra il nostro suono su disco e dal vivo". Accanto alla predilizione per registratori a bobina e amplificatori valvolari, spicca la scelta di aver distribuito in anteprima il disco sul cellulare Nokia 5300 di nuova generazione: il diavolo e l'acqua santa? "Divertente, vero?", ridono loro: "Usi macchinari di quarant'anni fa e poi infili tutto in una flash memory. Scherzi a parte, per la verità ci fa piacere raggiungere tutti, con la nostra musica. Le nuove generazioni fruiranno - e già fruiscono - musica in questo modo: sarebbe stupido non approfittarne". Nuovo album, nuovo look, nuovo entourage: nuova vita, quindi? "Sono stati 4 anni incredibili, inutile negarlo", riflette Marco: "Quando raggiungi il successo così in fretta sei costretto a crescere altrettanto in fretta: la nostra forza è sempre stata quella di essere molto uniti, anche nei momenti di difficoltà. In questo modo abbiamo vissuto serenamente anche i cambiamenti più radicali, come la separazione dal nostro vecchio manager: quando ci siamo accorti di essere cambiati, ma in modo diverso, abbiamo preferito interrompere la collaborazione". Tre dischi in quattro anni, e una serie impressionante di live e apparizioni televisive: un'irresistibile ascesa che si è mai lasciata alle spalle qualche mossa falsa, qualche rimorso? "No, non direi", risponde Marco: "Non sto dicendo di non aver mai commesso errori. Anzi. Ma tutti gli errori e i passi falsi che abbiamo fatto ci sono serviti come esperienza: da gruppo che suonava in una cantina, in una manciata di mesi abbiamo dovuto imparare a fare i conti con giornali, radio, tv, case discografiche e tutto il resto. Impossibile non commetterne, ma - come dice il motto - sbagliando si impara. E noi, da imparare, abbiamo ancora tanto...".
Alla stampa, che ha ascoltato la nuova fatica di Francesco Sarcina e soci nel modo più rumoroso e "sano" possibile (durante il soundcheck del concerto che la band ha tenuto ieri al Rolling Stone di Milano) Le Vibrazioni si presentano praticamente ancora con gli strumenti a tracolla: barba e capelli lunghi, l'ensemble meneghino smorza (con ironia) chiunque ipotizzi una "svolta rock" nella produzione del gruppo di "Dedicato a te": "No, non è una curatrice d'immagine che ci ha consigliato questo look", scherza Francesco, lievemente influenzato, a pochi metri dal palco, "In studio pensi solo alla musica, e trascuri tutto il resto. E la barba, se non viene rasata, cresce". E proprio dallo studio il cantante parte a spiegare la genesi di questo nuovo disco, caratterizzato da una scrittura sicuramente più ruvida e meno facile dei precedenti: "Già, 'Officine meccaniche' è anche il nome dello studio di Mauro Pagani, quattro mura che hanno visto e fatto la storia del rock, nazionale e non solo. Noi l'amore per le sonorità vintage e i processi produttivi analogici l'abbiamo sempre avuto, quindi questa volta ci è sembrato di realizzare un sogno...". E quei riff acidi, quegli intermezzi strumentali dove theremin e delay la fanno da padrone? "E' vero, i brani nuovi sono più spigolosi di quelli vecchi", interviene Marco, il bassista, "Ma noi, un forte impatto live, l'abbiamo sempre avuto. Per 'Officine meccaniche' ci è stato molto utile lavorare su nastro anziché su ProTools, perché - soprattutto in fase di pre-produzione - il lavoro su take uniche piuttosto che di editing su singoli loop favorisce un approccio più libero, che lascia più spazio agli strumenti. E non è un caso che su questo album ci sia addirittura un brano strumentale. Per quanto invece riguarda il lavoro sulle sonorità, le attrezzature di Mauro sono state fondamentali: paradossalmente, 'Officine meccaniche' è iperprodotto per cercare di rendere il sound dei brani live. E' la prima volta che ci proviamo, ma ne siamo soddisfatti: siamo quasi riusciti a colmare quel divario che c'era tra il nostro suono su disco e dal vivo". Accanto alla predilizione per registratori a bobina e amplificatori valvolari, spicca la scelta di aver distribuito in anteprima il disco sul cellulare Nokia 5300 di nuova generazione: il diavolo e l'acqua santa? "Divertente, vero?", ridono loro: "Usi macchinari di quarant'anni fa e poi infili tutto in una flash memory. Scherzi a parte, per la verità ci fa piacere raggiungere tutti, con la nostra musica. Le nuove generazioni fruiranno - e già fruiscono - musica in questo modo: sarebbe stupido non approfittarne". Nuovo album, nuovo look, nuovo entourage: nuova vita, quindi? "Sono stati 4 anni incredibili, inutile negarlo", riflette Marco: "Quando raggiungi il successo così in fretta sei costretto a crescere altrettanto in fretta: la nostra forza è sempre stata quella di essere molto uniti, anche nei momenti di difficoltà. In questo modo abbiamo vissuto serenamente anche i cambiamenti più radicali, come la separazione dal nostro vecchio manager: quando ci siamo accorti di essere cambiati, ma in modo diverso, abbiamo preferito interrompere la collaborazione". Tre dischi in quattro anni, e una serie impressionante di live e apparizioni televisive: un'irresistibile ascesa che si è mai lasciata alle spalle qualche mossa falsa, qualche rimorso? "No, non direi", risponde Marco: "Non sto dicendo di non aver mai commesso errori. Anzi. Ma tutti gli errori e i passi falsi che abbiamo fatto ci sono serviti come esperienza: da gruppo che suonava in una cantina, in una manciata di mesi abbiamo dovuto imparare a fare i conti con giornali, radio, tv, case discografiche e tutto il resto. Impossibile non commetterne, ma - come dice il motto - sbagliando si impara. E noi, da imparare, abbiamo ancora tanto...".
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