E’ successo nel 2006: 6 settembre

Jet: 'Il nostro segreto? Belle canzoni e onestà' (6 settembre 2006)

Chi ha detto che provenire dalla provincia dell'impero debba per forza essere uno svantaggio, almeno per quanto riguarda i gruppi rock? I Jet, band australiana esplosa tre anni fa nelle chart grazie al fortunato "Get born", non sono di questo avviso. Anzi: "Se fossimo originari di New York o di Londra", raccontano i quattro ragazzi, oggi a Milano per presentare alla stampa la loro nuova fatica in studio, "Shine on", in uscita il prossimo 29 settembre, "saremmo più 'presi' dai trend e dalle mode, perdendo di vista il vero obiettivo di una band che si rispetti: scrivere belle canzoni e concentrarsi sulla composizione. Inoltre, le grandi distanze aiutano, perché ti costringono ad andare lontano per proporre la tua musica. A New York basterebbe scendere sotto casa...". Modestia più o meno autentica? Non si direbbe, almeno a sentire il quartetto chiacchierare: "Perché la gente ci apprezza tanto? Difficile dirlo. Sicuramente il pubblico percepisce la nostra onestà: non ci riconosciamo nello stereotipo della rockstar, non siamo una band sovraesposta mediaticamente. Siamo solo ragazzi come tanti altri, con la passione della musica". Il loro nuovo album, "Shine on", ha visto la luce dopo tre anni lunghi e difficili, sia sotto il punto di vista lavorativo che umano. "Beh, ci abbiamo messo 3 anni innanzitutto perché volevamo che il disco fosse assolutamente perfetto. Non abbiamo lasciato nulla al caso, andando a lavorare di cesello anche sul singolo accordo di chitarra. Se abbiamo sentito pressioni, durante la lavorazione? Certo, ma è stata una cosa positiva e spontanea. Siamo stati noi stessi a metterci pressione a vicenda, perché volevamo fare un passo avanti rispetto a 'Get born'. Non è stato facile, perché dalla pubblicazione del nostro esordio siamo stati molto impegnati dai live. Inoltre" - e qui sono i fratelli Cester a parlare - "abbiamo perso nostro padre, e questa è stata un'esperienza fondamentale per noi, sia come artisti che come persone. Vivere una perdita del genere ti riporta coi piedi per terra, e ti fa capire quali siano le cose davvero importanti. 'Shine on' è dedicato a lui, in tutti i sensi". Saliti all'onore delle cronache - e in cima alla chart - grazie al singolo "Are you gonna be my girl?", presso il pubblico più attento i Jet hanno sempre dovuto fare i conti con due cose: il rock anni Settanta e il fenomeno 'one hit wonder'. "Vedete, noi facciamo i musicisti", spiega la band: "La scelta dei singoli non fa parte del nostro lavoro: a certe cose ci pensano i discografici. Noi abbiamo registrato un album, che concepiamo come 'corpo unico': non ci passa neanche per la testa l'idea di 'farlo a pezzi' o di privilegiare un brano rispetto a un altro". "Per quanto riguarda gli anni Settanta", continuano i Cester, "Certo, è un periodo musicale che ci affascina molto. Allora agli artisti era concessa molta più libertà. Prendete, ad esempio, i dischi di Ac/Dc e Black Sabbath: accidenti, facevano quel diavolo che gli passava per la testa. Per come è fatto il music biz oggi, non credo sia più possibile. E poi allora le apparecchiature per la registrazione stimolavano molto di più la creatività: gli strumenti suonavano meglio, le voci anche... Oggi tutto quello che puoi fare è sederti di fronte a un computer ed armeggiare coi tasti". Ma la libertà non sembra essere un loro problema, visto che in "Shine on" si spazia dal rock'n'roll al punk, passando per la psichedelia ed atmosfere di marca quasi beatlesiana: "Sì, ma la cosa non ci stupisce. Almeno, non ne vogliamo fare una bandiera", ammettono i quattro, "Lungi da noi dall'essere citazionisti. Semplicemente, facciamo quello che riteniamo opportuno per rendere una canzone più bellla. Se ci piace un organo, lo mettiamo, così come facciamo per un riff di chitarra. E poi, anche dal punto di vista di ascoltatori, odiamo gli album tutti uguali dall'inizio alla fine: li troviamo dannatamente noiosi".
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