Come in una chiamata a raccolta del popolo di colore, il concerto di Lauryn Hill alla vecchia ma gloriosa Brixton Academy spinge all'adunata le mille gang di Londra. La sala è infatti esaurita da tempo, e benché la presenza di molti ragazzi e ragazze bianche non sia proprio minima, questa sera i protagonisti sono loro, i “black people”, che arrivano sciamando in gruppi di dieci, quindici per volta: personaggi che faresti più che volentieri a meno di trovarti davanti di notte (per la stazza fisica, oviamente) e affascinanti “ladies” dalle pettinature stravaganti.
E' il popolo dell'hip hop, ma anche dell'orgoglio nero che oggi ha eletto Lauryn Hil come propria rappresentante più amata.
Dopo un lungo bombardamento a base di hip hop sparato a volume degno di un concerto heavy metal, luci leggere cominciano a illuminare l'ampio palcoscenico mentre le note di “Redemption song” di Bob Marley (il cui spirito aleggerà a lungo in questa serata) si alzano dagli amplificatori; il pubblico canta in coro e si capisce che Lauryn sta per arrivare.
Invece parte un altro brano preregistrato, un bel gospel di antica memoria, mentre prendono posto i numerosissimi musicisti. Li contiamo: tre tastieristi, due chitarristi, un basso, batteria, percussioni, tre vocalist donne e tre uomini che in alcuni pezzi fungono anche da sezione fiati e infine un DJ a fare “scratch”. Una band affiatatissima che farà scintille e che dimostrerà che, suonato con strumenti veri e grande perizia, l'hip hop può avere una sua dignità e un fortissimo impatto anche come musica dal vivo.
Lauryn fa il suo ingresso vestita con una lunga gonna colorata di tipico stile giamaicano, camicetta gialla e i capelli nascosti nel classico cappello alla Bob Marley e insieme a lei un indiavolato rapper che l'accompagnerà per tutto lo show.
Si apre con "Ex-factor", è un inizio d'atmosfera e benché l'audio non sia precisamente perfetto si capisce che la serata è di quelle buone; il pubblico è caldissimo, risponde con ovazioni a ogni brano, chiama Lauryn, balla per tutto il tempo, anche nei posti a sedere quasi nessuno rimane seduto, è tutto un gran movimento di corpi.
Sfilano quasi tutti i brani del disco, in versioni più estese, dando grande spazio a ogni membro del gruppo (specie le splendide vocalist, la sezione ritmica, il DJ e i fiati).
Notevole, ad esempio, anche come performance vocale della Hill, è "Superstar", così come "Lost one" che diventa una lunga jam dove la band spazia da un funk indiavolato alla James Brown ai tempi rallentati e dilatati del reggae.
Dopo circa mezz'ora Lauryn si allontana dal palco; inizia un momento particolare in cui il DJ si lancia in un assolo di “scratch” accolto con una vera ovazione dal pubblico; quindi si unisce a lui il batterista a cui si aggiunge a sua volta il percussionista.
Torna sul palco Lauryn e dopo un paio di brani (tra cui "Doo wop" in cui fa la sua comparsa, seppure per pochi secondi, anche il marito della Hill - nonché figlio di Marley - con due bandierine giamaicane in mano, esaltando non poco il pubblico) incomincia quello che lei chiama il "Brixton medley", un momento dal fortissimo impatto musicale e spirituale: "I want you back" dei Jackson 5 sfuma in "Duke" e quindi in "As" di Stevie Wonder, e tra un brano e l'altro corrono accenni vari a Bob Marley. E' una lunga jam, un tributo alla grande musica nera che non può lasciare indifferenti: questo è un grande spettacolo di “black music” contemporanea, in cui ogni sfumatura (dal soul all'R&B,dal funk all'hip hop) è toccata e celebrata.
Tra una "To Zion" dovuta e una "Killing me softly" accolta con un boato, si arriva alla chiusura con una festosa e potente "Everything is everything": Lauryn saluta e manda baci. Ha conquistato Londra, e a noi resta solo da sperare che questo spettacolo giunga presto anche in Italia. TRACKLIST
"Ex-factor"
"Final hour"
"Superstar"
"Forgive them father"
"Lost one"
Assolo di percussioni e batteria
"Doo wop (that thing)
"When it hurts so bad"
"I want you back"
"Duke"
"As"
"To Zion"
"Every ghetto, every city" "Killing me softly"
"Everything is everything"
E' il popolo dell'hip hop, ma anche dell'orgoglio nero che oggi ha eletto Lauryn Hil come propria rappresentante più amata.
Dopo un lungo bombardamento a base di hip hop sparato a volume degno di un concerto heavy metal, luci leggere cominciano a illuminare l'ampio palcoscenico mentre le note di “Redemption song” di Bob Marley (il cui spirito aleggerà a lungo in questa serata) si alzano dagli amplificatori; il pubblico canta in coro e si capisce che Lauryn sta per arrivare.
Invece parte un altro brano preregistrato, un bel gospel di antica memoria, mentre prendono posto i numerosissimi musicisti. Li contiamo: tre tastieristi, due chitarristi, un basso, batteria, percussioni, tre vocalist donne e tre uomini che in alcuni pezzi fungono anche da sezione fiati e infine un DJ a fare “scratch”. Una band affiatatissima che farà scintille e che dimostrerà che, suonato con strumenti veri e grande perizia, l'hip hop può avere una sua dignità e un fortissimo impatto anche come musica dal vivo.
Lauryn fa il suo ingresso vestita con una lunga gonna colorata di tipico stile giamaicano, camicetta gialla e i capelli nascosti nel classico cappello alla Bob Marley e insieme a lei un indiavolato rapper che l'accompagnerà per tutto lo show.
Si apre con "Ex-factor", è un inizio d'atmosfera e benché l'audio non sia precisamente perfetto si capisce che la serata è di quelle buone; il pubblico è caldissimo, risponde con ovazioni a ogni brano, chiama Lauryn, balla per tutto il tempo, anche nei posti a sedere quasi nessuno rimane seduto, è tutto un gran movimento di corpi.
Sfilano quasi tutti i brani del disco, in versioni più estese, dando grande spazio a ogni membro del gruppo (specie le splendide vocalist, la sezione ritmica, il DJ e i fiati).
Notevole, ad esempio, anche come performance vocale della Hill, è "Superstar", così come "Lost one" che diventa una lunga jam dove la band spazia da un funk indiavolato alla James Brown ai tempi rallentati e dilatati del reggae.
Dopo circa mezz'ora Lauryn si allontana dal palco; inizia un momento particolare in cui il DJ si lancia in un assolo di “scratch” accolto con una vera ovazione dal pubblico; quindi si unisce a lui il batterista a cui si aggiunge a sua volta il percussionista.
E' la festa del ritmo, il balla con entusiasmo. Il batterista fa un salto dalla sua postazione, raggiunge un paio di tamburi e continua a pestare con vigore, e infine si siede su una piattaforma, portata per l'occasione, davanti a dei bidoni di vernice rovesciati: e continua a pestare. E' un momento particolare, dove si testimonia il percorso delle percussioni, dai bidoni picchiati per la strada fino allo “scratch” del moderno DJ.
Torna sul palco Lauryn e dopo un paio di brani (tra cui "Doo wop" in cui fa la sua comparsa, seppure per pochi secondi, anche il marito della Hill - nonché figlio di Marley - con due bandierine giamaicane in mano, esaltando non poco il pubblico) incomincia quello che lei chiama il "Brixton medley", un momento dal fortissimo impatto musicale e spirituale: "I want you back" dei Jackson 5 sfuma in "Duke" e quindi in "As" di Stevie Wonder, e tra un brano e l'altro corrono accenni vari a Bob Marley. E' una lunga jam, un tributo alla grande musica nera che non può lasciare indifferenti: questo è un grande spettacolo di “black music” contemporanea, in cui ogni sfumatura (dal soul all'R&B,dal funk all'hip hop) è toccata e celebrata.
Tra una "To Zion" dovuta e una "Killing me softly" accolta con un boato, si arriva alla chiusura con una festosa e potente "Everything is everything": Lauryn saluta e manda baci. Ha conquistato Londra, e a noi resta solo da sperare che questo spettacolo giunga presto anche in Italia. TRACKLIST
"Ex-factor"
"Final hour"
"Superstar"
"Forgive them father"
"Lost one"
Assolo di percussioni e batteria
"Doo wop (that thing)
"When it hurts so bad"
"I want you back"
"Duke"
"As"
"To Zion"
"Every ghetto, every city" "Killing me softly"
"Everything is everything"
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