Il rock non è morto, secondo Ligabue
«È dall’inizio della mia carreiera che sento dire che il rock è morto, il rock è in coma. Anche se il genere è evidentemente un po’ in crisi negli ultimi anni, credo che dipende sempre un po’ dall’energia che uno ci mette dentro e che dipende sempre anche dalla fortuna atrtraverso la quale tu riesci a comunicare più facilmente rispetto ad altri le cose che fai». Parola di Ligabue, che si racconta in un documentario in onda questa sera alle 21.15 su Sky Documentaries. Si intitola "Luciano, prima di tutto" ed è il terzo dedicato al cantautore, dopo "Ligabue Campovolo - Il film" del 2011 e "Ligabue - 30 anni in un giorno" del 2023, entrambi pensati per il cinema. Diretto da Paolo Bonfadini, il documentario alterna le confessioni di Ligabue sulla sua carriera tratte da un'intervista video realizzata appena prima del concerto del 6 maggio scorso all'Unipol Dome di Milano, la nuova arena per concerti del capoluogo lombardo battezzata proprio da lui (che tornerà a suonarci il 24 ottobre con il nuovo tour nei palasport "Certe notti 2026" al via il 12 settembre da Jesolo), e immagini dei suoi live.
Il primo concerto da spettatore
«Io volevo essere un cantautore che avesse il suono di una band», racconta Ligabue nel documentario, che ripercorre la sua storia dagli esordi ad oggi. Ligabue si confessa al pubblico non solo dal punto di vista artistico, ma anche umano. Tra gli aneddoti, anche il suo primo concerto da spettatore, che segnò l'approccio con il mondo della musica suonata: «Fu nel locale che gestiva mio padre, un night. Era il concerto di Lucio dalla. Avevo 11 o 12 anni. Mi devastò. Mio padre mi spinse, nonostante fossi timido, a chiedergli l’autografo. Rimasi un po’ così. Perchè quando tu da bambino pensi ad una star, immagini qualcuno di… Invece Dalla fisicamente non rappresentava quell’idea lì. Poi salì sul palco e mi sembrò King Kong, una persona di tre metri che giganteggiava con la sua arte».
Il ritiro dalle scene
Nel documentario Ligabue passa in rassegna la genesi dei primi album, "Ligabue" del 1990, "Lambrusco coltelli rose & pop corn" del 1991, racconta la maturità raggiunta con "Buon compleanno Elvis" nel 1995 e l'esordio da regista del 1998 con "Radiofreccia". E non manca di tornare ancora una volta sulla crisi attraversata dopo il successo, quando pensò al ritiro dalle scene: «Pensai di mollare tutto. Stiamo parlando del periodo post "Buon compleanno Elvis", "Radiofreccia" e "Su e giù da un palco". Io soffro l’isolamento forzato. E questo mestiere può produrre una sorta di isolamento forzato. Dipende dal fatto che c’è un momento in cui se le cose ti vanno particolarmente bene, quasi chiunque ha bisogno di avere un’opinione su di te. Ma tu sai che nessuno sa veramente chi sei. E quando tu parli con chiunque ti trovi a vedere che lui non sta parlando con te, ma con l’idea che si è fatto di te. E questo fa si che tu ti senta sempre più isolato. Da "Miss Mondo" in poi mi sono fatto conoscere di più attraverso i miei dischi e quindi ho accorciato le distanze».
Le polemiche del primo Campovolo
Tra i picchi della sua carriera, il primissimo concerto allo Stadio San Siro di Milano, il 28 giugno 1997 («Mi tgliai un dito, volevano farmi scendere. Ovviamente non andò così. Fu epocale. Ma non sono sicuro che abbiamo suonato veramente bene quella seralì perché eravamo tutti devastati dall’emozione»), e il primo Campovolo. Era il 10 settembre 2005 quando il rocker si esibì nell'area dell'aeroporto di Reggio Emilia: «Battemmo il record europeo di biglietti venduti», ricorda lui. Furono staccati in tutto 165.264 tagliandi: «Ci facemmo prendere la mano e ci venne l'idea dei quattro palchi dove io avrei dovuto suonare per permettere più o meno a tutti di vedere». Non tutto andò bene dal punto di vista tecnico, però, come ammette Ligabue stesso, alludendo alle polemiche relative all'audio dello show, che lo spinsero a scusarsi pubblicamente con i fan con una lettera pubblicata sul suo sito e sul quotidiano Repubblica.
Un nuovo album di inediti nel cassetto?
Ad accompagnare i titoli di coda dello show è "Qualcosa per te", il nuovo brano, appena pubblicato. La scelta sembra emblematica: chiudere il documentario con una canzone nuova significa, in qualche modo, mettere un punto sul passato e, allo stesso tempo, aprire uno spiraglio sul futuro, lasciando intravedere ciò che potrebbe arrivare. In occasione di un incontro con la stampa lo scorso giugno, al debutto dell'ultimo tour negli stadi, Ligabue ha annunciato una pausa per il 2027. prima di una pausa nel 2027. L'entourage ha però rivelato: «Per Luciano stiamo pensando a un progetto fuori dall’Italia». Intanto ci sono le quindici date del tour autunnale che dopo il debutto a Jesolo farà tappa a Verona (22 settembre, Arena), Padova (25 settembre, Kioene Arena), Bergamo (27 settembre, ChorusLife Arena), Genova (29 settembre, Pala Teknoship), Livorno (1 ottobre, Modigliani Forum), Pesaro (3 ottobre, Vitrifrigo Arena), Firenze (6 ottobre, Nelson Mandela Forum), Mantova (8 ottobre, PalaUnical), Bologna (10 ottobre, UnipolArena), Messina (14 ottobre, Pala Rescifina), Eboli (16 ottobre, PalaSele), Bari (18 ottobre, PalaFlorio), Ancona (20 ottobre (Pala Prometeo) e Milano, appunto (24 ottobre, Unipol Dome).