Addio a Cassandra Wilson

Una delle voci più originali e influenti del jazz degli ultimi quarant’anni
Addio a Cassandra Wilson

Cassandra Wilson è morta mercoledì a Jackson, nel Mississippi, all’età di 70 anni. La notizia è stata annunciata dal suo storico manager Robert Torry, che non ha reso nota la causa della morte.

Wilson ha costruito una carriera attraversando jazz, blues del Delta, folk-rock, pop e musica delle radici americane. Aveva vinto due Grammy per il miglior album jazz vocale: nel 1996 con New Moon Daughter e nel 2008 con Loverly. Partecipò anche a Blood on the Fields di Wynton Marsalis, prima opera jazz a conquistare il Pulitzer per la musica, nel 1997.

Uno degli elementi distintivi della sua produzione era proprio la capacità di reinventare repertori molto diversi attraverso il timbro scuro e immediatamente riconoscibile della voce. In New Moon Daughter, uno dei suoi dischi più celebrati, accostò composizioni di Neil Young e U2 a brani di Hank Williams e Son House, includendo anche una personale rilettura di “Last Train to Clarksville”, successo dei Monkees del 1966.

Nata Cassandra Fowlkes a Jackson il 4 dicembre 1955, il padre Herman B. Fowlkes era anche musicista e suonava soprattutto basso e chitarra. Fu proprio la vasta collezione jazz paterna a rappresentare uno dei suoi primi contatti con la musica. Dopo sette anni di pianoforte, Wilson si avvicinò alla chitarra.

Tra le sue principali influenze giovanili figuravano Robert Johnson e Joni Mitchell. All’inizio degli anni Ottanta si trasferì a New Orleans, dove lavorò in una televisione locale.

Il successivo trasferimento a New York segnò una svolta. Wilson entrò nell’ambiente di musicisti legati al sassofonista Steve Coleman e al collettivo M-BASE. Nel 1985 partecipò all’album di debutto di Coleman, "Motherland Pulse", e nello stesso anno pubblicò il proprio esordio, "Point of View". Negli anni successivi collaborò, tra gli altri, con Henry Threadgill, Greg Osby, Grachan Moncur III e Jean-Paul Bourelly, sviluppando un linguaggio sempre più personale e sperimentale.

Un’eccezione fu "Blue Skies" del 1988, disco di standard jazz registrato con Mulgrew Miller, Lonnie Plaxico e Terri Lyne Carrington. Billboard lo indicò come album jazz dell’anno. Wilson tornò immediatamente dopo verso territori più sperimentali con "Jumpworld".

La definitiva affermazione arrivò dopo il contratto con la Blue Note Records e l’incontro con il produttore Craig Street. "Blue Light ’til Dawn", pubblicato nel 1993, rappresentò il vero punto di svolta: Wilson trovò una formula capace di unire jazz, blues, folk e canzone d’autore senza perdere una forte identità personale.

Durante il lungo periodo con la Blue Note approfondì le proprie radici del Mississippi e rese omaggio a Miles Davis con "Traveling Miles". Nel 2006, con "Thunderbird", sperimentò anche produzioni più vicine al pop lavorando con musicisti e produttori come Keefus Ciancia e T Bone Burnett.

Dopo "Silver Pony" del 2010, che alternava registrazioni dal vivo e in studio e comprendeva partecipazioni di John Legend e Ravi Coltrane, lasciò la Blue Note. Nel 2012 realizzò con Fabrizio Sotti "Another Country", album maggiormente concentrato su composizioni originali e sull’uso della chitarra.

Il suo ultimo disco fu "Coming Forth by Da"y del 2015, un tributo a Billie Holiday, una delle sue principali figure di riferimento. 

Cassandra Wilson lascia il figlio Jeris, al quale aveva dedicato “Out Loud (Jeris’ Blues)”, pubblicata nell’album "She Who Weeps" del 1991.

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