Francesco Guccini: il ricordo e il saluto dei colleghi

Il musicista emiliano è scomparso questa mattina a Pavana
Francesco Guccini: il ricordo e il saluto dei colleghi
Credits: Mattia Zoppellaro

Tutto il mondo della musica italiana, questa mattina, è rimasto colpito dalla scomparsa, all'età di 86 anni, di Francesco Guccini. Più sotto abbiamo raccolto alcuni dei loro messaggi di saluto e ricordo.

Claudio Baglioni: "Addio Maestrone. Porti via con te pezzi di storie di molti. Possano farti compagnia."

Gio Evan: "Ma se io avessi previsto tutto questo...c’è una canzone che cantavo tre giorni fa a colpi di chitarra, negli Abruzzi del Tirino. Confidavo a un amico l’importanza della musica incorruttibile. L’arte che non ha paura di schierarsi, ricordare alle persone che ogni gesto è politica, ogni mossa che facciamo dice all’universo da che parte stiamo. Ogni parola detta, ogni acquisto, è un voto elettorale dello spirito. C’è una musica che ha sempre detto da che parte stare. C’è una musica che non ha paura di perdere consenso, di perdere metà dei biglietti, di perdere posizioni e radio. C’è una musica che non ha paura di dividere e separare. C’è una musica che insegna a resistere. E ci sono anche maestri che c’hanno aperto questa via, la via dell’autentico. Grazie Francesco. Ma se io avessi previsto tutto questo...FORSE FAREI LO STESSO. C’è una canzone che canto ancora."

Mauro Pagani: "Francesco, sei stato un libero pensatore e il testimone di un’Italia che sa ancora rispecchiarsi nelle proprie radici, senza perdere di vista l’orizzonte. Mostrarsi coerente per decenni, fedele alla propria coscienza, è la lezione più nitida che ci consegni. La tua voce burbera, che da stamattina, mi risuona costantemente nella testa e nel cuore, ci ricorda che l’indipendenza di pensiero non è una posa, ma un esercizio quotidiano da difendere a ogni costo. Il tuo tragitto, Amico mio, testimonia una rara coerenza nell’arte e nella vita. Le tue strofe vive, uno sguardo acceso sul mondo vicino e lontano. Sei sempre stato capace di passare con naturalezza dai dettagli minimi della vita di provincia, alle grandi vicende storiche. Il tutto stemperato da quella goliardia schietta fatta di tavole imbandite, vino sincero, dove l’amicizia si faceva racconto. Buon viaggio Francesco, una carezza a te ovunque tu sia."

Eugenio Finardi: "Con Francesco Guccini se ne va una delle più importanti figure del dopoguerra italiano. Ha raggiunto Fabrizio, Franco, Pino, Ivan e troppi altri che hanno segnato un’era storica straordinaria per la canzone popolare italiana."

Nomadi e Beppe Carletti: "Con Francesco ci siamo cresciuti. In quella Modena meravigliosa degli anni Sessanta che ha visto la nascita del beat, al Bar grande Italia, quando anche noi ragazzi di paese potevamo sognare e insieme costruirci un futuro di musica. Fu Dodo Veroli, il nostro produttore, a farci incontrare. Dal nostro incontro con Guccini è nato il grande sogno. Interpretare le sue prime canzoni è stato il nostro atto di coraggio e ribellione. Credo che la nostra collaborazione sia stata unica nel panorama della musica italiana. Lui, colto, un po’ schivo ma carico di quella autenticità tipicamente emiliana che abbiamo subito condiviso. Era il nostro essere, è il nostro essere, sarà il nostro essere. Con Francesco saremo compagni di viaggio e di musica per sempre, con Augusto Daolio e con tutti gli altri amici che sono nel nostro cuore."

Ligabue: "Ti ho ammirato e ti ammiro sconfinatamente, ma ancora di più ti ho voluto e ti voglio davvero bene."

Vasco Rossi: "Hai avuto una vita piena di musica e arte, non sei mai stato “di moda” ma sempre attuale e coerente con le tue canzoni. Di generazioni diverse, tu eri il grande Maestro, io l’allievo alle prime armi. Abbiamo respirato la stessa aria. Fra la Via Emilia…e Il Roxi Bar Resterai per sempre nei nostri cuori."

Cristiano De André: "Con la scomparsa di Francesco Guccini se ne va una parte fondamentale della storia del cantautorato italiano. Come mio padre, ha rappresentato una voce libera, capace di raccontare il nostro Paese con poesia, impegno civile e spirito di resistenza. La sua è una perdita immensa per la cultura italiana e per tutti coloro che nelle sue canzoni hanno trovato uno sguardo lucido, umano e vero sulla realtà. Ciao Francesco. Che la terra ti sia lieve."

PFM: "Ciao Francesco un abbraccio grande alla tua famiglia e buon viaggio a te. Sarai sempre qui, anche se in un'altra dimensione. Continua a scrivere!!!".

Antonello Venditti: "Francesco Guccini ha lasciato questo mondo infame! ci lascia alcuni capolavori come testimonianza eterna di un Novecento duro a morire nei nostri cuori e nella nostra vita nell’eterna speranza di cambiamento tipica della nostra generazione…mancherai al futuro e a tutti noi! GRAZIE FRANCESCO e un abbraccio alla tua famiglia riservata e sincera come la tua terra…Antonello".

Gianni Morandi: "Quando ci incontravamo, aveva sempre storie straordinarie da raccontare, storie di montagna, della nostra Emilia, storie di musica e di vita. Se n’è andato un vero poeta… Ciao Francesco."

Fiorella Mannoia: "Oggi siamo un po' più soli. Ciao Cirano."

Zucchero: "Non ti ho mai perduto, con quanto amore, stai soltanto dormendo in fondo al mio cuore."

Club Tenco: "Per noi del Club Tenco Francesco Guccini non era solamente un cantautore. Era un punto di riferimento assoluto, uno dei primissimi che ha creduto nella forza visionaria dell'idea di Amilcare Rambaldi: presente già prima della rassegna e della nascita del Premio Tenco, molto generoso in tutti questi anni. Con alcuni di noi il rapporto era diventato un legame profondo e fraterno. Dell'intellettuale e del cantautore sappiamo tutto: ha rivoluzionato la direzione della canzone italiana, ha creato una dignità letteraria che prima era messa in discussione, perché la canzone sembrava un'arte di serie B. Francesco Guccini è stato un artista straordinario, che ha abbracciato tutte le potenzialità della canzone: da quella di lotta a quella intima, dagli americani ai francesi, lui è stato un raccordo e un caleidoscopio di capacità artistiche. Il Club Tenco non sarebbe stato lo stesso senza Francesco Guccini: La nostra gratitudine è immensa, il nostro dolore incolmabile."

Francesco Gabbani: "Le parole continuano a vivere anche quando chi le ha scritte se n’è andato. Le tue continueranno a indicare la strada, a fare domande, a regalare bellezza. Sei stato un riferimento, un uomo capace di trasformare la poesia in musica e la musica in pensiero. Grazie per averci insegnato il valore delle parole. Buon viaggio, Francesco."

Franco Mussida: "Sono uno dei tanti musicisti che hanno incontrato Francesco mentre faceva ciò che forse amava di più: suonare e cantare. Sono quel Franco da lui citato ne “L'isola non trovata”. Quello dell'isola è un tema affascinante e suggestivo per il mondo dell'arte e della Musica in particolare. Anch'io, negli anni della PFM, mi ero confrontato con un'isola, quella de “L'isola di niente”. Ogni isola, si sa, ha qualcosa di speciale nel suo delimitare un territorio. La mia con Francesco fu una di quelle occasioni nate quasi per caso. Ero stato convocato alla Sax Record, uno studio di registrazione nel quartiere Isola — e anche questa, col senno di poi, sembra una piccola coincidenza — per una sessione con la chitarra acustica. Mi trovai davanti Francesco, per me allora un essere indecifrabile. Accadde tutto in un lampo, in diretta, buona la prima. Tre ore di lavoro e poi via, a registrare altra musica, altri generi. Erano tempi in cui convivevano tanti mondi e generi musicali diversi. C'era chi, come Francesco, con suoni e parole sapeva attraversare il cuore e la mente con riflessioni ispirate, racchiuse in filastrocche costruite su atmosfere country, canzoni da ascoltare a cuore aperto, concetti da passare di bocca in bocca. Accanto c'erano tante altre tipologie di voci, rauche, soul, e anche tenorili, capaci di scuotere "fisicamente" il sistema emotivo della gente. Ma il lavoro di un musicista è proprio questo: lavorare con le emozioni. E le emozioni non si giudicano, si rispettano. Con Francesco ci reincontrammo a metà degli anni Novanta. Fu un incontro bello, nel quale ebbi modo di manifestargli tutta la mia stima. Una stima, prima di tutto, umana ed etica. Forse anche per via della mia storia personale ho sempre sentito in Francesco qualcosa di familiare. Sono cresciuto tra una dimensione politica e una religiosa cattolica: distribuivo l'Unità davanti alla chiesa del quartiere e frequentavo l'oratorio, dove incontrai un secondo padre, Don Gianfranco. Con un po’ di ironia potrei definirmi una sorta di sintesi tra Peppone e Don Camillo. Forse per questo, osservando l'Isola di Francesco, l'ho sempre immaginata come un'isola laica e religiosa al tempo stesso, di cui era custode e governatore. Governatore di un senso di giustizia capace di smascherare l’arroganza dei “furbi di professione”. Un’isola dove vive l'indignazione per il sopruso e soffia il vento di un senso di libertà in cui si esprime il rispetto per le diversità. In cui al posto delle vigne si coltiva l'amore e la compassione per le fragilità dell'uomo, che la sua Musica ha spesso raccontato con sincerità e franchezza. Un'isola utopica che ho sempre percepito senza stato né religione. Mancherai Francesco, eccome mancherai."

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