Così parlò Eric Clapton sullo scioglimento dei Cream

"Ginger e Jack erano personaggi dinamici e piuttosto opprimenti" (Eric Clapton)
Così parlò Eric Clapton sullo scioglimento dei Cream

Il 10 luglio 1968, i Cream annunciarono che nel giro di pochi mesi si sarebbero sciolti. Solo il mese precedente la band inglese aveva pubblicato il suo terzo album, "Wheels of Fire", dopo aver riflettuto sull'annuncio per lungo tempo Eric Clapton dichiarò lo scioglimento della band, adducendo come motivazione la "perdita di direzione".

I fan ebbero un po' di tempo per abituarsi alla brutta notizia. L'ottobre seguente Clapton, Jack Bruce e Ginger Baker intrapresero un tour d'addio culminato nel loro ultimo concerto alla Royal Albert Hall di Londra il 26 novembre dello stesso anno. Poco prima dell'inizio del tour, si recarono agli IBC Studios di Londra per registrare tre brani, "Badge", "Doing That Scrapyard Thing" e "What A Bringdown", che sarebbero poi stati inclusi in quello che sarebbe diventato il loro ultimo album, "Goodbye".

"Goodbye" venne pubblicato all'inizio del 1969 e conteneva i tre nuovi brani oltre a tre brani live registrate al Forum di Los Angeles nel corso del Farewell Tour. "Badge", per molti risulta essere l'ultimo grande momento discografico dei Cream. La canzone fu scritta da Clapton insieme all'amico Beatle George Harrison, che vi suonò la chitarra ritmica e che sul disco fu accreditato come "L'Angelo Mysterioso".



"Il carico di lavoro era davvero pesante", spiegò, riguardo lo scioglimento dei Cream, Eric Clapton alla rivista Uncut nel 2012. "Suonavamo sei sere a settimana, persi peso arrivai fino a pesare circa 57 chili, parevo uno straccio. Ero in pessime condizioni. Non si trattava tanto di autolesionismo quanto di incuria. Penso che tutto ciò abbia contribuito alla psicologia della situazione, che era già di per sé piuttosto delicata. Ginger e Jack erano personaggi dinamici e piuttosto opprimenti. Mi sentivo come se fossi in una situazione di conflitto 24 ore su 24. Metà del mio tempo la passavo cercando di mantenere la pace. E in più, dovevo cercare di essere creativo e fare musica. Chiamavo a casa Robert Stigwood, il nostro manager, e gli dicevo: 'Tirami fuori di qui, questi sono pazzi. Non so cosa stia succedendo, ne ho abbastanza.' Lui diceva sempre di aspettare un'altra settimana. Era sopportabile finché non si vedeva un'alternativa. Ma quando si presentò un'altra possibilità, per me era finita lì."
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