Arrivano in Italia i documentari musicali di HBO
Con l’arrivo di HBO Max in Italia, è sbarcata ufficialmente anche una parte consistente del catalogo originale della rete americana che negli ultimi 20 anni ha ridefinito gli standard della serialità televisiva, da “I Soprano” a “Game of Thrones”.
Accanto a produzioni statunitensi come la seconda stagione di “The Pitt” e la terza di “Euphoria”, e a nuovi progetti italiani come “Portobello” (serie dedicata alla storia di Enzo Tortora), la piattaforma sta rendendo accessibili titoli molto interessanti per gli appassionati di musica: i documentari della serie “Music Box”, i cui primi sei episodi sono finalmente disponibili sulla piattaforma anche in Italia.
Si tratta di una collana di film documentari originali HBO prodotti a partire dal 2021 e dedicati a momenti, artisti e fenomeni che hanno segnato la storia della musica popolare contemporanea. Una serie “antologica”, ovvero di episodi “verticali” e slegati tra loro: ugni titolo ha un tema, un regista e un approccio diverso, con l’idea comune però di raccontare storie rilevanti della musica che abbiano avuto un impatto culturale, industriale o simbolico.
Dietro il progetto c’è Bill Simmons: è uno dei più noti giornalisti sportivi americani, che con il tempo si è spostato verso una dimensione di racconto della cultura popolare, soprattutto attraverso il network The Ringer - creato dopo la sua uscita da ESPN - e i suoi podcast, tra i più popolari in America da anni. “Music Box” nasce proprio da questa impostazione di racconto della cultura pop: usare la musica come chiave per raccontare non solo artisti e album, ma la società. Un approccio poco “agiografico”, che in Italia abbiamo visto recentemente nel documentario dedicato a Jeff Buckley (qua la nostra recensione), arrivato in sala ma prodotto appunto da HBO, o che su Rockol vi abbiamo raccontato parlando dei documentari dedicati a Jason Isbell e Counting Crows. Questi titoli, però, saranno disponibili in futuro, mentte per ora si possono vedere i primi sei episodi, tra cui due che hanno fatto molto discutere: il documentario sull’edizione del ’99 di Woodstock e quello dedicato al successo planetario di Alanis Morissette negli anni ’90.
Questi i primi sei titoli disponibili in Italia, che coprono territori molto diversi.
“Woodstock ’99: Peace, Love and Rage” racconta il festival che avrebbe dovuto celebrare l’eredità del raduno originale di Woodstock e che invece si trasformò in uno dei disastri simbolici della cultura pop americana di fine anni Novanta, tra violenze, incendi e caos organizzativo.
“DMX: Don’t Try to Understand” segue invece gli ultimi anni del rapper scomparso nel 2021, con accesso ravvicinato alla sua vita dopo l’uscita dal carcere: un ritratto segnato dal rapporto con la fama, dalle dipendenze e dai conflitti personali.
“Jagged” dedicato ad Alanis Morissette e a “Jagged Little Pill”, uno degli album più influenti degli anni Novanta, che trasformò la cantante canadese in una figura centrale del rock mainstream di quel decennio.
“Juice WRLD: Into the Abyss” racconta la parabola brevissima del rapper americano morto a 21 anni, alternando immagini di backstage, momenti creativi e materiale che documenta il suo processo artistico.
“ Listening to Kenny G” affronta invece un caso molto diverso: quello del popolare sassofonista figura capace di vendere milioni di dischi ma anche di dividere profondamente critica e pubblico, diventando quasi un caso culturale.
“Mr. Saturday Night” Chiude questa prima tranche un docu dedicato a Robert Stigwood, produttore e imprenditore chiave dell’era disco, manager dei Bee Gees e figura centrale nella costruzione dell’immaginario di “Saturday Night Fever”.