La storia di "So" raccontata da Peter Gabriel e Daniel Lanois

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La storia di "So" raccontata da Peter Gabriel e Daniel Lanois

“So” rimane ad oggi il più grande successo commerciale di Peter Gabriel e il suo album più popolare. Segna pertanto l’inizio di una nuova era che lancia l’artista inglese nel mainstream musicale, facendone una popstar e aprendo una fase che durerà all’incirca fino al 1994.

Combinando le sue abilità compositive con il suo gusto per la sperimentazione, Gabriel riuscì in quella circostanza a creare un album pop, ricco di melodie memorabili, di riff accattivanti e di successi da classifica senza rinunciare del tutto alla ricerca di suoni e di trame strumentali insolite e fuori dall’ordinario. “So” confermò la sua capacità di combinare linguaggi e tradizioni musicali diverse in modo efficace anche in ottica commerciale, con risultati che non saranno più eguagliati nel resto della sua carriera.

Due viaggi in Brasile, e altrettanti soggiorni in Senegal avvenuti tra il 1983 e il 1984, stimolarono Peter a trovare nuove idee melodiche e ritmiche. Le registrazioni di “So” iniziarono nel febbraio del 1985, con un trio di musicisti composto dallo stesso Gabriel, da Daniel Lanois (entrambi anche produttori) e da David Rhodes, affiancati da David Bascombe nel ruolo di fonico. Il coinvolgimento di due membri storici della band si rivelò invece problematico. Il batterista Jerry Marotta partecipò alle sedute solo a sprazzi, a causa del suo impegno con Paul McCartney per le session dell’album “Press to Play” e dei cambi di programma decisi in corso d’opera da Peter; il breve preavviso concesso da Gabriel e un altro incarico assegnatogli da Bonnie Tyler costrinsero Larry Fast a rinunciare al progetto.

Nel corso dei tre mesi trascorsi presso l’Ashcombe Studio, il trio Gabriel-Lanois-Rhodes registrò le tracce base delle canzoni che avrebbero fatto parte dell’album: Peter fornì agli altri due musicisti nient’altro che le strutture degli accordi su cui tutti assieme cominciarono a improvvisare.

Lanois:

“In una situazione come quella fu un buon punto di partenza. Non è mai una buona idea avere troppa gente nei paraggi, ti innervosisci se cominci a pensare che stai facendo sprecare del tempo ad altre persone.”

Il clima in cui il team lavorava mescolava professionalità e spensieratezza, così da evitare di prendere le cose troppo sul serio.

Lanois:

“Iniziammo con alcuni bozzetti vocali, con le chitarre e una drum machine, mettendo tutto su un 24 piste fino a dare alle canzoni una forma accettabile. Ci divertimmo molto: tra noi ci chiamavamo i tre tirapiedi e indossavamo dei caschi protettivi come se fossimo al lavoro in un cantiere edile. Quando le cose si complicavano, bastava guardare in faccia gli altri con quell’elmetto giallo in testa e tutto tornava a posto.”

D’altra parte, la registrazione rappresentò una sfida tecnica e non tutto fu esente da intoppi, tanto da suscitare parecchi dubbi sui metodi utilizzati. Lanois:

“Continuavamo a lavorare tutti e tre su una canzone fin quando non trovavamo il mood perfetto e lo catturavamo sul nastro. A quel punto facevamo entrare in studio la sezione ritmica, che sovraincideva su quanto già avevamo preparato utilizzando la batteria elettronica come riferimento per il tempo, anche se alla fine gran parte delle parti registrate con la drum machine sono state eliminate.”

La combinazione tra analogico e digitale produsse risultati interessanti.

Gabriel:

“Arrivati a metà album noleggiammo un registratore digitale Mitsubishi X-850 a trentadue tracce. Volevamo fare tutto il disco nella maniera tradizionale ma avevamo avuto un sacco di problemi con i registratori a nastro e i sincronizzatori e il digitale ci tolse effettivamente dall’impiccio.”

La strumentazione utilizzata nell’album rimase ridotta all’osso, ma la brillante inventiva dei musicisti consentì comunque di garantire una notevole varietà timbrica al sound.

Lanois:

“La cosa interessante di quel disco è che se lo ascolti attentamente ti rendi conto che non ci sono molti strumenti inusuali: eppure suona decisamente innovativo. È stato realizzato con un numero piuttosto limitato di utensili, per così dire.”

Con Larry Fast fuori gioco (ma accreditato nelle note di copertina per il suo “lavoro aggiuntivo”), è Peter a suonare molte delle parti di tastiera sull’album. La rinnovata voglia di dedicarsi con più impegno al suonare era frutto dell’esperienza maturata con il progetto precedente.

Gabriel:

“Credo di avere sfogato le mie velleità di strumentista nella colonna sonora di ‘Birdy’. Ne sono stato abbastanza soddisfatto, ma ciò che volevo fare con questo album era di realizzare canzoni più solide, magari anche più scarne, e ritengo che il nuovo disco sia più basato sul feeling e sul sentimento che sul suono. In un certo senso c’è meno tecnologia rispetto al passato. L’impressione è che i ritmi prodotti elettronicamente e il sound siano sempre lì, ma in modo più sfumato rispetto al passato.”

I campionamenti erano ancora una parte importante del processo di registrazione, e per un motivo ben preciso.

Gabriel:

“Mi piacciono in particolare i sample costruiti in modo tale che all’interno del suono si percepisca un po’ di umanità: non si tratta di campionare una singola nota, ma una sequenza di note che, alla fine, hanno qualcosa di strano, in cui si senta magari il rumore delle dita o il respiro umano.”

All’inizio delle registrazioni vennero provate molte idee diverse, ma passo dopo passo il numero delle canzoni fu drasticamente ridotto. Gabriel:

“Abbiamo iniziato con circa trenta spunti registrando più o meno venti tracce, ma come si sa io non sono bravo a portare a termine le cose. Se ricordo bene, erano una dozzina i pezzi quasi completati.”

I ricordi di Gabriel sembrano esatti. Oltre alle nove canzoni selezionate per l’album (nella versione CD), infatti, nel corso degli anni hanno visto la luce altri cinque brani registrati nel corso di quelle session. Dal momento che due di quei pezzi rappresentano versioni differenti di composizioni apparse sull’album, il totale reale ammonta effettivamente a dodici: le outtake edite fino ad oggi sono “Don’t Break This Rhythm” (punto di partenza di “Mercy Street”, pubblicata come lato B del singolo “Sledgehammer”), “Curtains” (lato B del singolo “Big Time”), “This Is the Road” (resa disponibile come download nel 2005) nonché “Courage” e “Sagrada” (una sorta di primo esperimento di sviluppo dell’idea ritmica alla base di “In Your Eyes”), entrambe pubblicate nell’ambito dell’edizione speciale di “So” realizzata per il 25esimo anniversario.

In tutto il disco, Peter riuscì a mantenere un certo equilibrio tra musica pop e sperimentalismo.

Gabriel:

“Mi eccitava particolarmente l’idea di tornare a scrivere vere e proprie canzoni. ‘Sledgehammer’ e sicuramente un tentativo di ricreare il classico stile soul degli anni Sessanta, mentre alcune sezioni di ‘Don’t Give Up’ contengono elementi di musica gospel. In qualche modo sono ancora molto interessato al mestiere di scrivere canzoni, ma resto diviso tra il cercare di esplorare e sviluppare gli aspetti compositivi e l’occuparmi della creazione di atmosfere e di paesaggi sonori.”

Ci volle molto tempo prima che l’album prendesse forma. In particolare, Gabriel sudò sette camicie sui testi, con il risultato di spazientire Lanois con il quale finì per scontrarsi minacciando addirittura di licenziarlo. Chiamato a dare una mano, il fonico Dave Bottrill fu testimone degli attriti tra i due.

Bottrill:

“A Peter piace prendersi tutto il tempo necessario per fare le cose al meglio e ha sempre un sacco di cose da fare che lo distraggono dalla scrittura dei testi. A un certo punto Dan si infuriò così tanto con lui da inchiodare dall’interno la porta dello studio in cui stava scrivendo i testi, cosicché non potesse uscirne per fare l’ennesima telefonata!”

Anche il missaggio fu piuttosto laborioso.

Kevin Killen (fonico):

“La realizzazione della maggior parte degli album si può suddividere in periodi tra loro distinti: preproduzione, registrazione, sovraincisioni, missaggio. Con Peter non si entrava mai veramente in nessuna di quelle fasi. Eravamo sempre impegnati a mixare.”

Peter rimase comunque molto soddisfatto del risultato finale ed ebbe subito la sensazione che il disco sarebbe stato un grande successo.

Gabriel:

“Quando ascoltai "So" per la prima volta ne fui molto contento. Non era ricco di textures e di sperimentazioni sonore come i miei album precedenti, ma aveva un carattere e uno spirito molto forte. Quando lo risentimmo in studio capimmo che avevamo realizzato qualcosa di buono.”

 

Alfredo Marziano e Luca Perasi sono gli autori di questo libro:

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