Salmo, prima e dopo "Hellvisback": la playlist

Cosa ha rappresentato l'album del 2016, appena ripubblicato, nella discografia del rapper.
Salmo, prima e dopo "Hellvisback": la playlist
Credits: Roberta Tagliaferri / Concessione in uso a Rockol

Quando nel 2016 uscì "Hellvisback", la sensazione di trovarsi di fronte a un disco importante non solo per la carriera di Salmo ma anche per la scena rap italiana fu immediata. Il rapper sardo arrivava dal successo di "Midnite", che nel 2013 l'aveva catapultato per la prima volta in testa alla classifica settimanale Fimi dei dischi più venduti in Italia, dopo una lunghissima gavetta. Con "Hellvisback" Salmo capitalizzò proprio quel successo: si trattava di un progetto ambizioso, per il quale il rapper aveva avuto carta bianca dalla Sony (era il primo disco di inediti per la major). «Ho sperimentato parecchio, in questo album: è anche un disco molto suonato, con batteria, chitarra, tastiere che ho inciso io. L’idea di unire le cose vecchie con le cose nuove è anche nella musica. Ho cercato di fare un album molto da live», rivendicava nelle interviste di quel periodo. A distanza di dieci anni, il ritorno dell’album nei negozi per celebrarne il decennale con un nuovo artwork, tre inediti e un'intervista eclusiva, non è solo un’operazione nostalgica: "Hellvisback 10 Years Later", uscito in questi giorni per Sony Music Italy, è l’occasione per riascoltare un disco che ha rappresentato uno spartiacque netto tra ciò che il rap italiano era stato fino a quel momento e ciò che sarebbe diventato dopo. Questa playlist nasce proprio dal bisogno di ricostruire il percorso che ha portato Salmo a diventare una figura centrale nella scena hip hop, ma nella cultura pop italiana. Potete ascoltarla qui sotto cliccando su "play".

L’album della consacrazione

Prima di "Hellvisback", Salmo era già noto nel circuito rap per la sua capacità di mescolare generi, estetiche e immaginari. Ma con il disco del 2016, nel quale convivevano Shablo e Low Kidd (tra i produttori delle canzoni) e Travis Barker dei Blink-182 (suonava la batteria ne "Il messia" e "Bentley vs Cadillac"), la contaminazione diventò linguaggio dominante: rap, elettronica, rock. Il risultato fu un album che non chiedeva il permesso, che rifiutava l’etichetta di “rap puro”. Ancora un'intervista del 2016: «Sono consapevole che vado spesso fuori dagli standard, non faccio le cose classiche della musica italiana e del rap, e quindi forse questo disco non è per tutti. Il mio lavoro è diverso da quello degli altri rapper che partono da basi già fatte. Io parto dal beat, lo equalizzo, ci scrivo, lo taglio, ci faccio il video. Faccio un lavoro maniacale».

L'estetica

Non solo un disco. "Hellvisback" è stato anche un progetto visivo e narrativo. Salmo ha sempre curato personalmente ogni aspetto creativo, dai videoclip alla comunicazione, trasformando il disco in un’esperienza completa. Questa visione “totale” dell’opera ha anticipato un approccio oggi comune, in cui musica, immagine e storytelling convivono in un ecosistema unico. Il protagonista del concept è Hell, alter ego del rapper. Il prologo: Salmo è morto e finisce all’inferno. Lì incontra Elvis, in lotta contro Lucifero. Salmo rifiuta l'alleanza con il Re, ma un incidente con la Cadillac guidata da Elvis fonde le due persone. Nasce così Hell. Nei tre inediti della nuova versione del disco appena uscita (disponibile, oltre che su tutte le piattaforme digitali, anche in formato doppio LP Marble AutografatoCD Autografato - black leather box e Musicassetta Rossa), "10 AD", "Crackers" e "Eclissi", Hell è cresciuto, cambiato, ma è rimasto fedele alla sua natura di disturbatore, incapace di piegarsi e sempre pronto a mettere sotto esame la società. La nuova versione per il decennale prende forma anche in un nuovo artwork che richiama l’iconografia originaria per reinterpretarla. L’elemento della maschera, che ritorna come simbolo chiave, si inserisce in una nuova estetica - curata nei minimi dettagli da Salmo - che filtra il passato attraverso dieci anni di evoluzione personale e artistica. «Questa maschera non mi nasconde, mi rivela», così Salmo in La festa è finita. L’aver realizzato, dieci anni dopo, una rielaborazione contemporanea della maschera di Hell per le nuove tracce dell’album, rispecchia la stessa filosofia di allora: quella maschera di teschio non rappresenta un elemento scenico o un artificio estetico, ma un mezzo attraverso cui esprimere liberamente ogni pensiero, anche il più crudo, raccontando senza filtri ciò che si ha dentro. Indossarla permette a Salmo di sentirsi davvero sé stesso, di essere ciò che vuole, senza compromessi: una forma di libertà.

Prima e dopo "Hellvisback"

Guardando oggi la discografia di Salmo, sia prima che dopo "Hellvisback", l'album del 2016 appare come un punto di equilibrio tra l’urgenza underground dei primi lavori e l’ambizione mainstream di album successivi come "Playlist" del 2018 (quello di "90min" e "Il cielo nella stanza", 7 Dischi di platino vinti per l'equivalente di 350 mila copie vendute) e "Flop" del 2021 (l'album di "Kumite" e "L'angelo caduto", che conteneva feat con colossi della scena come Guè e Marracash). È il momento in cui Salmo diventa definitivamente autore di riferimento per una generazione che cercava qualcosa di diverso. 

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