Come Bruno Mars si è ripreso, dal nulla, il suo posto nel pop
Fino a un anno e mezzo fa Bruno Mars sembrava un fantasma che si aggirava ai margini del pop globale, nonostante qualcosa come 230 milioni di copie vendute a livello mondiale tra album e singoli e 9 Grammy Awards vinti. Dopo “An evening with Silk Sonic”, l’album congiunto inciso insieme all’amico Anderson Paak nel 2021 (l’ultimo da solista rimane “24K Magic” del 2016), nessuna nuova uscita, poche apparizioni pubbliche e un silenzio quasi totale. L’assenza, così prolungata per un artista abituato a dominare le classifiche, aveva finito per alimentare brutte voci sul suo conto: su tutte, quelle legate a presunti debiti di gioco per circa 50 milioni di dollari con uno dei più grandi resort degli Stati Uniti, con cui Mars aveva firmato una partnership nel 2016. Voci mai confermate, ma sufficienti a spostare l’attenzione dal musicista al personaggio, erodendo lentamente il suo status.
Poi, il 16 agosto 2024, il punto di svolta con l’uscita di “Die with a Smile”, il duetto con Lady Gaga scelto da quest’ultima come singolo apripista di quello che sarebbe poi diventato “Mayhem”. Il cantautore non pubblicava materiale inedito da quasi 36 mesi: un’infinità. L’inizio di un lento processo di riposizionamento che l’ha portato a creare l’hype gigantesco che ha accompagnato l’annuncio, negli scorsi giorni, di un nuovo tour, come testimoniato dalle tantissime richieste per i biglietti. Quella di “Die with a smile” è stata una mossa tutt’altro che casuale. Bruno Mars è rientrato in scena non da protagonista solitario, ma come partner creativo di un’altra icona globale. Il risultato è stato travolgente: il singolo è rimasto per settimane in cima alla classifica globale di Spotify, diventando una delle canzoni più ascoltate dell’anno e vincendo il Grammy come “Best Pop Duo/Group Performance”.
Da lì ha preso forma una strategia di riposizionamento lucida e contemporanea. “Die with a Smile” non guardava al funk iper-luccicante di “24K Magic”, né al soul rétro del progetto dei Silk Sonic: era una ballata pop classica, emotiva, senza tempo, che ha messo al centro la voce e l’intesa artistica. Un modo per riaccreditarsi come interprete universale, capace di attraversare generazioni e stili senza inseguire le mode. Il passo successivo ha confermato la direzione. Con “Apt.”, un altro duetto, stavolta con Rosé delle Blackpink, Bruno Mars è entrato consapevolmente nell’ecosistema del k-pop, oggi uno dei principali motori dell’industria musicale globale. Non si è trattato, però, di un’operazione opportunistica, ma di un’alleanza simbolica: Mars si è posizionato come ponte tra il pop occidentale e quello asiatico, tra il mainstream americano e le nuove geografie del successo. Ancora una volta, ha scelto il dialogo invece dell’autocelebrazione.
L’8 gennaio scorso, dunque, è arrivato l’annuncio che ha completato il quadro: un nuovo album in arrivo, “The romantic”, il primo lavoro solista in studio dopo dieci anni, escludendo la parentesi Silk Sonic. Il titolo stesso suggerisce un cambio di fuoco. Meno showman scintillante, più autore sentimentale. Meno Las Vegas, più intimità. Dopo anni passati a incarnare l’idea di intrattenimento totale, Bruno Mars sembra ora voler recuperare una dimensione più emotiva e narrativa, à la “Die with a smile”, per intenderci. È un riposizionamento, quello di Bruno Mars, che non passa per una rottura, ma per un approccio basato su un’idea di sottrazione intelligente: riducendo, ad esempio, l’esposizione mediatica, selezionando con cura le collaborazioni e tornando a parlare attraverso la musica. Con 2,1 milioni di biglietti venduti in un solo giorno per il “The romantic tour”, atteso anche in Italia per due date in programma il 14 e 15 luglio 2026 allo Stadio San Siro di Milano, il 19 gennaio Mars ha infranto il record relativo al maggior numero di biglietti venduti in un singolo giorno. Un exploit totale.
I concerti saranno parte integrante del riposizionamento: non saranno solamente una celebrazione dei successi passati, ma la vetrina attraverso la quale Mars presenterà “I just might” e gli altri brani del nuovo disco. Insomma, non un “greatest hits”, non un’operazione nostalgia, ma la prova fisica di una credibilità ritrovata.