"Station to station" track by track: "Stay"
5. Stay (6:15)
Alomar ricorda la selvaggia nottata della registrazione del pezzo come il vertice dell’interazione tra i musicisti in studio. La struttura di "Stay" è una solida architettura dove il distacco emotivo incontra il vigore fisico, esplodendo in un duello di chitarre dall'adrenalina funk-rock, trainato da un riff in puro stile James Brown. Il basso pulsante di George Murray e la batteria devastante di Dennis Davis delineano un perimetro entro cui Bowie si muove, assecondando la paralisi emotiva del Duca. Questi implora compagnia, pur percependosi incapace di stabilire un'autentica connessione interpersonale: un paradosso che emerge con forza nel verso "Stay, that's what I meant to say" ("Resta, è ciò che intendevo dire"), salvo poi descrivere una reciproca assenza metafisica alimentata dall'insicurezza: "'Cause you can never really tell when somebody / Wants something you want too" ("Perché non puoi mai sapere davvero se qualcuno desidera ciò che vuoi anche tu"). Ciononostante, il magico groove ipnotico di "Stay" reca un messaggio chiaro: la richiesta di rimanere accanto a qualcuno in un momento di totale smarrimento; il bisogno di connessione umana ammettendo, al contempo, la propria deriva. E il pezzo resta, oltre ogni ragionevole dubbio, uno dei vertici massimi di David Bowie.